La scena si preannuncia memorabile, quantomeno per la sua originalità. Lunedì mattina, alle 10,15, nel foyer del Teatro Gesualdi di Avellino, farà il suo ingresso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per tenere una lezione sul «Contributo dei cattolici nella stesura della Costituzione». Dopo aver attraversato la platea tra due ali di alunni festanti, in prima fila saranno schierati ad accoglierlo i parlamentari eletti dalla provincia di Avellino, tutti Cinque stelle. Ma a loro fianco, vicinissimi sia pure separati da un’invisibile linea d’ombra, saranno seduti Ciriaco De Mita, Nicola Mancino e Gerardo Bianco, indimenticati notabili della Dc che fu. Gli esponenti del nuovo “regime” e quelli del vecchio affiancati ad ascoltare e alla fine – c’è da scommetterlo – destinati tutti ad applaudire il professor Conte. Vecchio e nuovo, ancien regime e capo dei “rivoluzionari”, festosamente affiancati nel ricordo di Fiorentino Sullo, originale figura di democristiano laico, combattivo, coraggioso. C’è poco di rituale nell’accoglienza che Avellino si appresta a tributare al capo del governo. Città di élites colte e di intensa partitocrazia, Avellino è stata una delle capitali democristiane negli anni della Prima Repubblica ed è restata a lungo l’ultimo bastione a cedere ai conquistatori dell’antipolitica. Ma la “notizia” non sta solo nell’accoglienza a Conte di questa città di animo democristiano, ma semmai nella prontezza con la quale il presidente del Consiglio ha risposto «sì, mi fa piacere», all’invito che qualche settimana fa gli ha inoltrato Gianfranco Rotondi, per anni cultore quasi solitario del culto democristiano in un Parlamento di “infedeli”. Ma non è il primo segnale “neo-democristiano” di Giuseppe Conte. Nei mesi di governo con Salvini, l’Avvocato-professore aveva centellinato sapientemente frammenti sparsi («Mi ispiro a Moro») e da qualche tempo Conte ha intensificato: senza dare nell’occhio ha iniziato a partecipare ad alcune “rimpatriate” democristiane e ha detto chiaro e tondo: «Ho una formazione da cattolico democratico». Una postura che corrisponde, almeno per ora, ad una tentazione inconfessabile del Presidente del Consiglio: quella di prendere un’iniziativa politica. Una volta – spera Conte – uscito politicamente “vivo” dalla vicenda-Servizi e una volta consolidata di nuovo la propria immagine, il presidente del Consiglio sa di avere due strade sul medio termine: provare la “scalata” nell’universo Cinque stelle, ovvero dar vita ad una forza autonoma, di ispirazione cattolica, stretta alleata dei Cinque stelle. Al presidente del Consiglio non è sfuggito l’esito di un sondaggio uscito a metà settembre: secondo Emg un partito di Conte potrebbe raggiungere fino al 21% dei voti, a fronte di una fiducia nel premier che nei vari sondaggi è sempre vicina al 50 per cento. Un amico del premier fa notare sottovoce: «Due giorni dopo la diffusione di quel sondaggio, Renzi ha rotto gli indugi e ha lasciato il Pd». Tutto è in movimento nella politica domestica, per ora Conte non ha mosso nulla sul piano organizzativo e si limita a moltiplicare i segnali e a incassarli. Sa che in Vaticano gli vogliono bene e che è ancora appeso il richiamo del Segretario di Stato Pietro Parolin ai cattolici a «non sottrarsi dall’impegno in politica». Nel frattempo Conte sta diventando un habitué della memoria democristiana. Il 14 maggio aveva partecipato nell’aula magna dell’Università di Firenze, alla presentazione dell’Edizione Nazionale delle opere di Giorgio La Pira, già sindaco di Firenze ed esponente di punta della sinistra democristiana. Intervenendo aveva definito La Pira una «figura maestosa» della politica italiana. Poi, l’8 agosto, giorno del suo compleanno, scoppia inattesa la crisi di governo col distacco di Salvini e lui che fa? Prima sale al Quirinale, poi alle 18, si dilegua. Aveva un appuntamento riservato con Maria Romana De Gasperi, primogenita di Alcide, e non lo ha disdetto. Racconterà nei giorni successivi Maria Romana: «È restato per un paio d’ore, voleva sentire un po’ di storie su mio padre, abbiamo parlato solo del passato, di De Gasperi giovane, della sua passione per la politica. Conte era attentissimo e molto cortese».