A lla nuova nuova Commissione Ue chiede di battersi per riscrivere il Patto di Stabilità perché è «troppo pro-ciclico» e, dunque, rischia di alimentare l’austerità. Al governo italiano suggerisce di accelerare le riforme, perché solo così potrà ottenere i maggiori margini di flessibilità di bilancio che i Trattati consentono. Vitor Constancio, ex membro del board della Bce ora tornato a insegnare in Portogallo, vede problemi, ma anche soluzioni, che poi è il modo migliore per vivere sereni e affrontare le difficoltà. Non teme neanche una recessione, non troppo almeno. Se verrà, assicura in una pausa del Forum Ambrosetti, sarà importata e non scatenata dal nostro continente. Professore, molti denunciano l’incapacità della politica monetaria di sostenere l’economia. È così? «L’attuale politica monetaria espansiva è utile. Il problema è che questa politica ha già fatto molto e utilizzato molti degli strumenti a disposizione, cosa che spiega perché i risultati stanno diminuendo. Non è una sorpresa, lo avevamo detto, sapevamo che la politica monetaria come la conosciamo ha dei limiti, e anche che è più difficile usare i tassi per risollevare l’economia che per contenere l’inflazione quando questa è alta. La novità di oggi è solo che più persone comprendono questi limiti». Che si deve fare? «La politica fiscale impostata daigoverni nazionalidevesaperaffrontareilrallentamento dell’economia. In parallelo, è importante sottolineare la nozione della politica monetaria che continuerà ad essere accomodante. E dunque avere certezza di essere in un contesto di bassi tassi, abbastanzadaconsentireallapolitica fiscale di essere più aggressiva». Ci sarà una recessione? «Non è dietro l’angolo. Non sarà la Brexit, a provocarla. Non sarà un potenziale evento collegato all’Italia, non mi aspetto conflitti fra il nuovo governo e le autorità Ue: al contrario immagino un dialogo costruttivo con flessibilità da entrambe le parti che conduca a un buon compromesso che, a ogni effetto, possa aiutare l’economia italiana nella sua situazione attuale. Non sarà nemmeno la Germania, che attraversa una debolezza ciclica e temporanea. I rischi vengono da fuori. L’economia europea dipende molto dall’export. Una recessione mondiale ci contagerebbe direttamente». Diceva dell’Italia. Compromesso Ue o meno, dovranno essere fatte delle riforme. «Certo, lo scambio è questo. Perché la Commissione possa utilizzare in modo significativo la flessibilità prevista dalle regole, l’Italia deve por mano alle riforme necessarie e utili per il Paese, visto che parte del problema della vostra economia è la rigidità strutturale che limita gli aumenti di efficienza e di produttività». La nuova presidente Bce, Christine Lagarde, promette coerenza con la stagione Draghi. Cosa dovrebbero fare Europa e governi? «Una cosa, per cominciare. È stato molto positivo che Ursula von der Leyen abbia parlato dell’esigenza di rivedere il Patto di Stabilità. Le regole in vigore sono state troppo pro-cicliche e questo ha evidenziato le mancanze della gestione macroeconomica dell’economia dell’Eurozona. Qualcosa deve cambiare». Come? «Bisogna evitare che l’applicazione delle regole aggravi quanto già non va bene, invece che cercare di stimolare il rilancio. Nel passato, è successo. Ci sono alcune proposte sul tavolo, a partire da quella Consiglio di analisi economicafrancese,cheinvitaad adottare un solo criterio operativo per misurare l’evoluzione della spesa, abolendo il concetto di deficit strutturale». Roma invoca la «Golden Rule», la possibilità di scomputare gli investimenti veri dal computo del deficit. Buona idea? «La Germania ce l’ha avuta sino al 2009. I Trattati europei sulla disciplina di politica fiscale stabiliscono che, mentresivalutalasituazionecomplessiva, la Commissione deve considerare il livello di investimentiin rapportoal deficit. È un’affermazione accennataemoltoindirettachesirifàalla Golden Rule che, di per se, non sarebbe a soluzione. Oltre a ciò, nell’attuale Patto diStabilità,cisonoclausoledi flessibilità connesse agli investimenti. In un certo senso, esistono possibilità che potrebbero esser usate ulteriormente. Io spero, a proposito, chevalganoperl’Italia». Lagarde ha suggerito che chi ha margini dovrebbe investire nella ripresa, tecnologia, innovazione, competitività. Come può l’Italia? «L’Italia non può dimenticare il suo livello debito elevato. È importante che continui ad avere un avanzo primario, comehasempreavutointempi recenti. È un segno importante per i mercato, oltretutto un terzo del debito è all’estero. La dipendenza dal giudizio dei mercati non può essereignorata. Quandoloavete fatto, ci sono state delle conseguenze».