I medici non si renderanno autori di «atti fisici per somministrare morte» ma accompagneranno il paziente fino all’ultimo istante per lenire il suo dolore, senza abbandonarlo. La Consulta di bioetica della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) chiarisce la posizione sul suicidio assistito già espressa dopo la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha depenalizzato parte dell’articolo 580 sollevando dal reato chi aiuta il malato a togliersi la vita. Per il presidente della categoria Filippo Anelli «il medico assicurerà sempre le cure palliative per contenere il dolore, fino alla sedazione profonda, e sarà presente dopo il decesso, per certificarlo. Però non saremo mai noi a compiere l’atto finale». Al centro rimangono il rispetto dei valori della vita e la dignità dell’individuo ma «non vogliamo opporci alla volontà di chi decide di concludere la propria esistenza ritenuta troppo penosa». C’è attesa per le motivazioni della sentenza, di imminente pubblicazione. Solo dopo averne preso atto il Parlamento potrà a cominciare a lavorare su una legge specifica, richiesta dai giudici. L’iter comincerà dalla Camera, relatore Giorgio Trizzino, M5S: «Puntiamo su un testo moderato, ho raccolto da più parti considerazioni ottimistiche e vorremmo rassicurare chi ha timori». Il deputato dubita che tutti i medici si oppongano: «L’80% sono favorevoli. Il codice deontologico dovrà essere modificato».