Piazza Castello, 24 giugno 2018: è la festa di San Giovanni, la notte dei fuochi d’artificio, una solida tradizione torinese. Per la prima volta nella storia della città però nemmeno un fischione: di fronte al Palazzo Reale si alzano in cielo duecento piccoli apparecchi luminosi. Sono droni. Volano in perfetto sincronismo, compongono figure fluorescenti: un toro, dei fiori, eliche, l’Uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci. La folla in piazza osserva silenziosa, puntati verso il cielo torinese si alzano centinaia di smartphone. L’effetto è piuttosto straniante. L’ideatrice del nuovo spettacolo di San Giovanni è Paola Pisano, assessore alla S m ar t city della giunta Appendino. Da quella sera, per i torinesi, è soprattutto “la Signora dei Droni”, un soprannome che l’ha accompagnata nei mesi successivi fino alla sorprendente nomina di ministro al l’Innovazione tecnologica nel governo Conte bis. Il giorno del giuramento al Quirinale in molti si sono chiesti chi fosse quella giovane donna vestita in modo eccentrico. Oscurata, se così si può dire, dall’abito blu elettrico di Teresa Bellanova, anche Miss Droni si è presentata dal capo dello Stato con un look impegnativo: camicia bianca e pantaloni larghi e scuri, con una stramba fantasia geometrica bianca, marrone e celeste. P I SA N O ama vestire bene, o almeno in un modo che non passa inosservato. Ha 42 anni, l’aria giovanile, il piercing al sopracciglio. È sposata con Marco Toledo, l’imprenditore che ha acquistato (con i fratelli) la Carioca di Settimo Torinese, la fabbrica degli storici pennarelli colorati. È una sportiva: tanta corsa, selfie da runner su Instagram, palestra almeno una volta alla settimana. Chiara Appendino l’ha portare in giunta dopo aver letto il suo curriculum. Tutto nei confini della sua città natale: studi in Economia e Commercio (laureata con 105 su 110), master in Business admi ni st ra ti on , dottorato in Economia aziendale. Poi carriera accademica sempre nell’università sabauda (con periodi di formazione a Londra), consacrata allo studio delle trasformazioni digitali, infine la nomina alla guida di un dipartimento ad hoc nell’ateneo: nel 2014 Pisano diventa direttore del Centro di Innovazione tecnologica multidisciplinare. Niente gavetta politica o esperienze amministrative nella sua biografia: il suo profilo pare uscito da una start up della Silicon Valley trapiantata sotto la Mole. Pisano, insomma, sprizza smartness e dinamismo da tutti i pori. Nel 2018, si apprende dalle sue biografie, si aggiudica il (supponiamo) prestigioso titolo di “D i g i w oma n” – donna più influente nel digitale – conferito dalla rivista Dig ita lic, risultando più votata financo di Samantha Cristoforetti e Milena Gabanelli. GIOVANE, brillante, patinata, tecnologica. È sufficiente per guidare un dipartimento di Palazzo Chigi? Le si può affidare serenamente la trasformazione digitale dell’Ita lia? Secondo Luigi Di Maio, evidentemente, sì. È il capo dei Cinque Stelle che ha voluto la sua nomina. Pisano è molto considerata dai vertici del Movimento, che l’hanno fatta anche esordire a Ivrea, sul palco della convention di Roberto Casaleggio. Era stato sempre Di Maio a spingere per la sua candidatura da capolista alle elezioni europee, lo scorso maggio. La signora dei Droni decise di rifiutare, non proprio spontaneamente: la rinuncia fu suggerita dalla reazione furibonda del gruppo consiliare grillino (“Se va a Bruxelles non si sogni di fare anche l’assessore”). Alla fine, quando è arrivata la chiamata nazionale e Pisano si è convinta a tagliare il cordone ombelicale con la città, il suo assessorato è rimasto “in casa”: il successore designato è il suo più stretto collaboratore accademico a Torino, il professore associato Marco Pironti. Una scelta su cui non sono mancati mugugni e ironie tra gli stessi Cinque Stelle. Diciamolo: Pisano in città non è popolarissima. Certo, ci sono i bei droni colorati della festa di San Giovanni (che però gli altri 364 giorni dell’anno restano parcheggiati in un deposito, anche la polizia municipale fa sapere che “non abbiamo l’autorizzazione per farli volare”). C’è il prezioso progetto per sviluppare l’auto a guida autonoma, i cui primi test sono stati lanciati con grande risalto sulla pista ovale del Lingotto (ma poi che fine ha fatto?). C’è il bar con il cameriere-robot che prepara i cocktail della start up torinese Makr Shakr (carino, fondamentale, dopo qualche mese è stato spostato a Milano). C’è l’innovativo sportello City-Lab al Comune di Torino, un “laboratorio di innovaz io ne ” pensato per promuovere e testare lo sviluppo di nuove tecnologie (ma è aperto solo su appuntamento, solo un giorno a settimana, solo due ore e mezza). Ci sono i Sanbot, le colonnine robot piazzate all’anagrafe per snellire i tempi di attesa e alleviare il lavoro dei dipendenti pubblici in carne e ossa. È proprio qui che si consuma il vero disastro della Signora dei Droni: l’anagrafe di Torino versa in condizioni imbarazzanti. Altro che digitalizzazione: la città fatica a garantire i servizi e s se n z i al i . Caos, code che iniziano alle 5 di mattina, cittadini furibondi, tempi biblici (fino a 4 mesi) anche solo per la carta d’iden – tità: scenari ormai ben noti ai frequentatori degli uffici sabaudi. Il problema, se vogliamo, non sono i robot, ma la carenza di personale in carne ed ossa. La signora dei Droni però è l’unica responsabile dell’idea non proprio oculata di “sp er im e nt ar e” l’a pe rt ur a di due sportelli liberi, dov’è possibile recarsi senza aver preso appuntamento. Il risultato è stato tragico. NON SI PUÒ non augurare in bocca al lupo al ministro Paola Pisano, geniale organizzatrice di spot ad alta intensità tecnologica, eccellente promotrice soprattutto di se stessa. Promette di “digitalizzare l’Italia” come ha fatto con Torino. Qualcuno fa già gli scongiuri.