Venerdi 4 ottobre. In prima.

Trattativa segreta. Le foto esclusive del summit al Cara di Mineo con uno dei più feroci sfruttatori dei migranti. Un incontro tra il trafficante di uomini Bija e 007 italiani in Sicilia nel 2017. È il boss libico nel mirino dell’Onu. Ancora fra i capi della Guardia costiera.

Quando il minibus coi vetri oscurati entra nel Cara di Mineo, solo in pochi conoscono la composizione della misteriosa delegazione da Tripoli. È l’11 maggio 2017. L’Italia sta negoziando con le autorità libiche il blocco delle partenze di profughi e migranti. Oggi sappiamo che quel giorno, senza lasciare traccia nei registri d’ingresso, alla riunione partecipò anche Abd
al-Rahman al-Milad, il famigerato Bija. Le numerose immagini ottenute da “Avvenire” attraverso una fonte ufficiale, documentano quella mattinata
rimasta nel segreto. Accusato dall’Onu di essere uno dei più efferati trafficanti di uomini in Libia, padrone della vita e della morte nei campi di prigionia, sospettato di aver fatto affogare decine di persone, ritenuto a capo di una cupola mafiosa ramificata nell’area di Zawyah, aveva ottenuto un lasciapassare per entrare nel nostro Paese e venire accompagnato dalle autorità a studiare «il modello Mineo». Accordi indicibili che proseguono anche adesso.

 

Sabato 5 ottobre. In Prima.

Il viaggio del boss. Il trafficante libico di uomini Bija, dopo Mineo, fu portato anche a Pozzallo. Il sottosegretario all’Interno Sibilia: non si fanno scambi con persone simili.

Un mese dopo l’atterraggio di Bija in Sicilia, succede qualcosa di strano: di colpo le partenze di immigrati e profughi dalla Libia precipitano ai minimi storici, con una riduzione superiore al 50%. Si passa dai circa 26mila di maggio – il vertice nel Cara di Mineo è dell’11 maggio – ai 5mila di settembre. Eppure, sull’organizzazione di quell’incontro, il giallo continua. Bija andò anche al centro di Pozzallo.

 

Domenica 6 ottobre. In Prima.

I misteri del boss. Altre rivelazioni su Bija, aguzzino dei migranti. Nel maggio 2017 incontrò la Guardia costiera. Il supertrafficante libico accolto anche a Roma. Nessuno per ora sa spiegare.

Se la visita delle delegazione libica al Cara di Mineo e in altri centri per immigrati in Sicilia non era mai stata rese pubblica prima delle rivelazioni di “Avvenire”, emerge ora una foto del 15 maggio 2011, scattata a Roma, nel quartier generale della Guardia costiera italiana quattro giorni dopo il meeting in Sicilia. Accanto agli ufficiali italiani c’è Bija con gli altri emissari nordafricani tra cui, alla destra del trafficante di uomini, una figura su cui si stanno concentrando i legali di diversi migranti passati dai campi libici. Nelle ricostruzioni ufficiali ci sono ancora molte zone d’ombra. Interviste ad Orfini (Pd) e Giro (Demos): adesso si deve fare chiarezza.

 

Martedì 8 ottobre. In Prima.

Nuova sciagura in mare, 22 persone salvate. Altre rivelazioni sul caso del trafficante libico Lutto. E più luce Naufragio al largo di Lampedusa, annegano 13 ragazze, sedici i dispersi L’Onu: non portammo noi Bija in Italia, delegazione invitata dal Viminale.

È il naufragio di donne e bambini. Un barchino con 50 persone si è ribaltato al largo di Lampedusa all’arrivo dei soccorsi della guardia costiera italiana. Tredici corpi senza vita recuperati, ventidue le persone tratte in salvo. Ma ci sono almeno ancora sedici dispersi, soprattutto bambini. Intanto emergono nuovi dettagli sulla visita del boss libico del traffico di migranti Bija, venuto in Italia nel 2017. L’Onu con una nota dell’Oim spiega che l’incontro «fu voluto dal ministero dell’Interno».

 

Mercoledì 9 ottobre. In Prima.

Senza risposte. Fonti anonime dell’Interno scaricano sull’Oim la responsabilità del tour del trafficante libico. Dal Viminale una “velina” già smentita sulle riunioni con Bija: serve chiarezza Intanto Lamorgese tenta (a fatica) di consolidare e allargare l’intesa di Malta.

Più che una storia da 007, la versione fatta circolare ieri da fonti del Viminale sembra uscita da tragicomiche avventure alla Austin Powers. Il comandante Bija, infatti, avrebbe ottenuto il visto per l’Italia fornendo al momento della domanda «delle generalità diverse da quelle reali, probabilmente presentando un documento falso». Se lo scaricabarile era prevedibile lo è meno la giustificazione “sussurrata” ieri, a cinque giorni dalla prima puntata dell’inchiesta di Avvenire. «I membri della delegazione – precisano le fonti all’agenzia Ansa – sono stati decisi dai libici stessi. Ed inoltre, aggiungono, tutti i membri, compreso dunque Bija, sono entrati in Italia con un regolare visto d’ingresso concesso dalle autorità italiane preposte». Sfortunatamente, dai successivi controlli «è emerso infine che Al Milad avrebbe ottenuto il visto fornendo al momento della domanda delle generalità diverse da quelle reali, probabilmente presentando un documento falso», di cui non è stata fornita prova. Per le fonti del ministero dell’Interno «fu l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) a chiedere l’incontro che si tenne al Cara di Mineo. Ma l’Oim stessa ha ufficialmente dichiarato lunedì con una nota da Ginevra che l’incontro fu richiesto dal Viminale.

 

Venerdì 4 ottobre.

Dalla Libia a Mineo. Il negoziato segreto tra l’Italia e il boss. Le foto dell’incontro nel 2017 tra il numero uno dei trafficanti, Bija, e delegati inviati dal governo.

Il suo vero nome è Abd al-Rahman al-Milad ed è a capo di una cupola mafiosa nell’area di Zawyah: è sospettato di aver fatto annegare decine di persone in mare. Durante la riunione che documentiamo, Bija ascolta senza mai proferire parola. La domanda dei suoi connazionali è una sola: «Quanto paga il governo italiano per ospitare i migranti?»

Il pezzo di Nello Scavo a pagina 4.

 

Sabato 5 ottobre.

Il giallo del negoziato segreto Bija visitò anche altri centri Le versioni discordanti dell’Oim e del governo dell’epoca sull’arrivo del trafficante a Mineo.

Non c’è ancora chiarezza su chi organizzò il summit nel centro di accoglienza siciliano. Eppure tutti conoscevano il “signore” della rotta libica.

Il boss libico si presentò come direttore di un centro per migranti e, successivamente, come funzionario della Guardia Costiera. Si fermò a Pozzallo. Dopo l’incontro, gli sbarchi in Sicilia crollarono.

Il boss libico in Sicilia l’11 maggio.

Abd al-Rahaman alMilad, il famigerato Bija, è arrivato da Tripoli la mattina dell’11 maggio 2017 nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, in Sicilia, dove era organizzato un incontro con funzionari italiani. Ma Bija è considerato anche dall’Onu un trafficante di esseri umani sospettato di aver fatto affogare decine di persone, colpevole di efferatezze nel campo di Zawijah; chi l’ha invitato in Italia per “trattare” in segreto?

Il pezzo di Nello Scavo a pagina 4.

«Si indaghi su scambi con i trafficanti Sui migranti abbiamo voltato pagina».

Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia (M5s): bene l’inchiesta, andremo a fondo. La questione degli arrivi irregolari non si risolve trattando con i trafficanti. L’affondo su Salvini: non c’è nessuna emergenza sbarchi, l’attenzione si sposti dai porti alla sicurezza nei parchi. Giusto votare Von der Leyen, con le urla non si ottiene nulla.

Polemica sull’intesa tra Italia-Libia per fermare i flussi. Tutti in pressing sul Parlamento Pd, LeU e +Europa chiedono l’istituzione di una commissione d’inchiesta. Orfini: gli accordi con gli scafisti non li facevano le ong. Fratoianni: chiudere la pagina vergognosa degli accordi con Tripoli. Magi: i nomi della delegazione italiana. Arci: Minniti sapeva della presenza del boss?

 

Domenica 6 ottobre.

Il supertrafficante in visita a Roma Quattro giorni dopo il meeting in Sicilia, Bija era ospite della Guardia costiera per un «incontro formativo» Nei report Onu di un anno prima le notizie sulle uccisioni di profughi nel campo di prigionia di Zawyah.

Nelle ricostruzioni ufficiali, diverse zone d’ombra. L’intelligence smentisce la presenza di agenti dell’Aise (il servizio per l’estero) ma non menziona l’Aisi (l’agenzia per la sicurezza interna) Un anno prima il Consiglio di sicurezza Onu denunciava il massacro di migranti nella prigione del boss.

Il pezzo di Nello Scavo a pagina 4.

Il caso Bija ha aperto un dibattito dentro e fuori il Palazzo. Mentre aumentano le prese di posizione di chi chiede subito una commissione d’inchiesta, non si ferma da parte di esponenti del Parlamento e della società civile la domanda di una forte autocritica sulla stagione degli accordi passati sotto silenzio con Tripoli. In Libia, infatti, continuano sfruttamento e violenza nei centri per i migranti, mentre la via del mare è sempre più pericolosa.

Italia-Libia, ora serve chiarezza Le intese per il contenimento delle partenze dal Nord Africa non sono mai state ratificate in Parlamento. Il caso Bija dimostra che è necessaria massima trasparenza per evitare scandali sulla pelle degli ultimi.

Orfini (Pd): «Troppe opacità dai servizi segreti Chi sa ora parli».
Il parlamentare democratico: il Pd faccia autocritica su quella stagione e riparta dallo spirito di Mare Nostrum. Basta subalternità culturale nei confronti di Salvini

Giro (Demos) «Svelata l’ipocrisia E quei centri restano l’inferno».
L’ex viceministro degli Esteri: fino a quel momento stavamo lavorando per portare la pace, unica condizione per trattare con esponenti riconosciuti e legittimi.

 

Martedì 8 ottobre.

«In Italia su invito del Viminale». L’ultimo giallo del superboss Bija.

Da Ginevra l’agenzia umanitaria precisa: «Funzionari del Ministero italiano erano presenti dappertutto poiché era una visita di studio dei sistemi italiani».

La denuncia dell’Oim: l’incontro di Mineo è stato richiesto dal ministero dell’Interno. Bija faceva parte della delegazione governativa di Tripoli.

Il pezzo di Nello Scavo a pagina 4.

Le Ong all’attacco: «Rivedere subito gli accordi con la Libia».Da Sea Watch a Medici Senza Frontiere, è unanime il coro di critiche alla criminalizzazione dei soccorsi partita nel 2016 «mentre le autorità italiane si sedevano a tavolino a fare patti con un criminale».

 

Mercoledì 9 ottobre.

«Bija giunto con documenti falsi». Il Viminale: «Invitato dall’Oim». Ma la versione è messa in dubbio dagli atti. A conferma dell’inchiesta di «Avvenire» ieri «Le Iene» hanno mostrato uno studio della Difesa.

Il pezzo di Nello Scavo a pagina 4.