Buongiorno a tutti. La manovra arriva in Parlamento e per altri due mesi saranno ancora proposte, modifiche, ritiro delle proposte, modifica delle proposte, modifica delle modifiche alle proposte, annunci, controannunci, ritiro degli annunci, riannunci, modifica degli annunci. Poi il maxiemendamento e due giorni prima di Natale il provvedimento definitivo. Oggi tengono banco la tassa sulla plastica, che Gualtieri annuncia che sarà modificata e il referendum che sta organizzando Renzi per la tassa sulle auto aziendali. Per la politica, la trappola al Pd. Infine Pignatone scrive alla Stampa per sostenere che la mafia a Roma esiste. E di Maio sta in Cina con i cinesi irritati. Buona lettura a tutti. PS Oggi versione incompleta. Manca una parte di Repubblica Libero e la Verità.

PRIMO PIANO.Emergenza maltempo.

Danni da Nord a Sud. Paura per crolli e smottamenti. Il caso Liguria in allarme continuo. Fiumi con forti pendenze che esondano facilmente. Venti record e mareggiate. In 4 anni dalla Regione un miliardo in prevenzione. Il geologo: «Decenni senza manutenzione. Serve una sorveglianza diretta». Il meteorologo: «Una nuova ondata in arrivo ma i terreni sono già saturi». Riccardo Bruno sul Corriere in prima.

Plastic tax, la frenata del governo.

Il governo è pronto a rimodulare la plastic tax. Il ministro Gualtieri si dice disposto ad ascoltare tutti. Il governatore emiliano Stefano Bonaccini ha confermato che sarà convocato un tavolo. Non so se si potrà togliere tutta la tassa, ma si può ridurre l’impatto. Paolo Baroni sulla Stampa a pagina 4.

Pignatone: Mafie e corruzione condizionano Roma.

L’ex procuratore capo di Roma contesta la sentenza della Cassazione. «Roma non è una città mafiosa, ma è una città in cui operano più associazioni mafiose». C’è la prova, non servono omicidi e bombe, basta il vincolo associativo a delinquere. Basta chiedere agli abitanti di Ostia o delle altre zone della Capitale o del Lazio che ne subiscono la forza intimidatrice. Giuseppe Pignatone sulla Stampa a pagina 2.

Naturalmente è necessario intendersi sul significato della parola «mafia». Per l’immaginario collettivo, la mafia è quella tradizionale: camorra, ‘ndrangheta e soprattutto la Cosa nostra siciliana del maxiprocesso e delle stragi, del controllo pressoché militare del territorio e dell’uso costante e manifesto della violenza. Del tutto legittimamente, poi, scienziati sociali, criminologi e storici attribuiscono al termine «mafia» significati diversi, anche tra loro contrastanti, in relazione ai parametri propri delle rispettive discipline e alle loro personali ricostruzioni. Secondo il codice penale, invece, per integrare un’associazione mafiosa bastano tre persone e l’uso del metodo mafioso, cioè la disponibilità della violenza e la capacità di usarla, così da determinare assoggettamento e omertà per il raggiungimento dei fini indicati dalla legge, che possono essere anche di per sé leciti, ma che diventano illeciti se perseguiti con la forza di intimidazione che deriva dal vincolo associativo. Non sono invece necessari il controllo del territorio né il ricorso continuo a forme eclatanti di violenza. Per il diritto penale, quindi, non ha senso affermare – come è stato invece fatto in questi anni per criticare il nostro operato – che non c’è mafia se non ci sono omicidi, attentati, uso di bombe e raffiche di kalashnikov.

Italia star in Cina.

Di Maio in visita da Xi Jinping per l’Expo dove siamo il Paese ospite d’onore. Ma la Via della Seta è ferma. Paghiamo la diffidenza di Pechino. In un anno l’accordo che ci ha isolato dagli Usa e dal resto del G7 ha prodotto pochi risultati. A sette mesi dalla firma del memorandum, che provocò la durissima reazione americana, le esportazioni made in Italy calano, i contratti firmati dalle nostre aziende lungo la Via della seta si contano sulle dita di una mano, gli investimenti cinesi in Italia non si materializzano. Tutto o quasi congelato, dopo che Washington ha ricordato all’Italia che il suo campo è quello atlantico, collocazione di cui il premier Conte si è fatto garante per il nuovo governo. Filippo Santelli su Repubblica a pagina 2.

Mincione raddoppia.

Oltre all’immobile di Sloane Avenue, adesso interamente di proprietà della Chiesa, nel fondo alimentato dai soldi del Vaticano c’è anche un altro immobile sempre a Londra. Si tratta di una proprietà in Kensal Road. Il Vaticano aveva dato in gestione al finanziere almeno 150 milioni, una vicende sulla quali dovrà fare chiarezza l’indagine avviata dalla Santa Sede sull’utilizzo dei fondi dell’Obolo di San Pietro. Gianluca Paolucci sulla Stampa a pagina 7.

Di Matteo in tv.

Il pm grillino accusa il Cavaliere col solito teorema sulla mafia. Di Matteo ospite della Annunziata rispolvera ipotesi già smentite. Ira Forza Italia: «In Rai anarchia informativa». Stefano Zurlo sul Giornale a pagina 8.

LA MANOVRA.Plastic tax, la frenata del governo.

Il governo è pronto a rimodulare la plastic tax. Il ministro Gualtieri si dice disposto ad ascoltare tutti. Il governatore emiliano Stefano Bonaccini ha confermato che sarà convocato un tavolo. Non so se si potrà togliere tutta la tassa, ma si può ridurre l’impatto. Polemico Matteo Renzi: tutti contro di me che la contestavo. Ora la retromarcia di Gualtieri. Bene cosi. Per Italia Viva conta solo il risultato. Paolo Baroni sulla Stampa a pagina 4.

Perché si.
Legambiente: Va fatta pagare non solo agli imballaggi ma a tutti i manufatti. È una norma indispensabile per difendere i nostri mari. Nel Mediterraneo 570 mila tonnellate di rifiuti plastici. Paolo Baroni sulla Stampa a pagina 4.

Perché no.
Serve solo a fare cassa e invece occorre investire in tecnologie, diminuire gli oggetti usa e getta e finalizzare le risorse alla conversione ecologica. Rischia una filiera che occupa 150 mila persone. La contestazione delle imprese: si colpiscono i prodotti e non i comportamenti. Una mossa sbagliata. Paolo Baroni sulla Stampa a pagina 5.

Dai rifiuti un aiuto all’ambiente

La motivazione «ecologica» della tassa sulla plastica sta nella volontà di colpire ciò che non può essere riutilizzato. Lo strumento appare piuttosto rozzo. L’Antitrust sottolinea come esista un problema di concorrenza nella gestione dei rifiuti da parte dei Comuni italiani. Consentire attività in concorrenza potrebbe valorizzare i rifiuti. Trasformarli in una risorsa significa far sì che essi vengano meglio raccolti, divisi, utilizzati. Se qualcosa «vale» non la si spreca, e se non la si spreca si migliora l’impatto ambientale. Alberto Mingardi sulla Stampa in prima.

Ma Di Maio difende l’ecotassa.

Il leader M5s punta i piedi: «Il caro-plastica non è negoziabile». Il 63% dell’intero fatturato italiano della produzione di plastica è in Emilia. Bonaccini teme un effetto negativo sul voto per le elezioni regionali del 26 gennaio. Ma il leader cinque non sente ragioni. Pasquale Napoletano sul Giornale a pagina 2

Bonus facciate e molto altro.

Dice Dario Franceschini al Sole: La norma prende spunto dalla legge, ancora in vigore, che il ministro della cultura francese Malraux mise a punto negli anni 50 per ripulire gli edifici in quell’epoca anneriti dall’uso del carbone. Le città, a cominciare da Parigi, diventarono più belle. Incentivo applicabile dal 1° gennaio senza bisogno di concessioni edilizie. Da noi ne hanno bisogno soprattutto le periferie, perché, se i centri storici possono avere un livello di manutenzione e di conservazione medio-alto, nelle periferie ci sono edifici di 60 anni sui quali non è mai stato fatto alcun intervento. E degrado chiama degrado, mentre la bellezza chiama rispetto. Antonello Cherchi sul Sole a pagina 3.

La sfida degli emendamenti

La manovra di Bilancio 2020, approvata «salvo intese» il 20 ottobre scorso arriva oggi al Senato, dove inizia il suo iter parlamentare. La maggioranza si presenta divisa, con i partiti che già preparano gli emendamenti per modificarne gli aspetti più controversi. Lega e FdI, all’opposizione, ne annunciano un diluvio. E c’è chi già vede in bilico il record dei 3.954 emendamenti alla legge di Bilancio del 2018 (3.500 per quella del 2019). Mario Sensini sul Corriere a pagina 6.

Conte si chiama fuori dalla rissa.

Trattino i partiti ma saldi invariati. Al via il Vietnam parlamentare, il governo si riserva la sintesi con un maxiemendamento. Il problema dei numeri in commissione bilancio: Italia viva rischia di essere decisiva. Marco Conti sul Messaggero a pagina 3.

Marattin: Spostare il cuneo.

Basta spostare il cuneo fiscale e intervenire su quota 100. Non si difendono gli esecutivi come fedi religiose. Alessandro Trocino sul Corriere.

POLITICA.Il Pd e la trappola di Renzi

Renzi vuole sostituire in corsa Conte, che rappresenta un ostacolo perché potrebbe occupare lo stesso spazio politico ambìto da Italia Viva, diventando leader di una nuova edizione della Dc 4.0 che catalizzi grillini ostili a Di Maio, centristi di varia estrazione e schegge di Forza Italia. Dicono al Pd: Renzi proverà a fregarci col trabocchetto di proporre a Franceschini la poltrona di premier, ma Dario non abboccherà e il Pd non aprirà mai la crisi. Ma se Renzi, mettesse in discussione la maggioranza, si andrà al voto. Carlo Bertini sulla Stampa a pagina 6.

I penultimatum di Zingaretti

La Stampa intervista Teresa Bellanova: I penultimatum di Zingaretti tolgono credibilità alla politica. Presenteremo modifiche: il perimetro è la maggioranza, ma in Parlamento ci si confronta. Se Gualtieri apre a rimodulare le tasse vuole dire che non ponevamo questioni ideologiche. Alessandro Di Matteo sulla Stampa a pagina 6.

Bonaccini: In Emilia Possiamo vincere

Il Corriere intervista il governatore emiliano Stefano Bonacini. L’Emilia non è l’Umbria. Se il M5S non dialoga resterà marginale. Chiedere un voto per mandare a casa Conte è offensivo per questa terra e i suoi cittadini. Salvini non è al fianco di Borgonzoni. La sostituisce per trasformare questo voto in qualcos’altro. Ho molto apprezzato che Renzi abbia deciso di sostenermi anche in caso di appoggio da parte dei 5 Stelle. Marco Imarisio sul Corriere a pagina 9.

Quella faccia tosta che serve per vincere in Emilia

Questo è uno strano paese di scrupolosi ipocriti che si preoccupano perché la maggioranza trasformista che ha impedito a Salvini di stravincere con pieni poteri da spiaggia ha ora perso la marcia su Terni e va maluccio nei sondaggi, anzi di merda. Dicono i sepolcri imbiancati: avete visto, non valeva la pena di sacrificare un principio inesistente, il dovere di votare subito, a un anno dalle precedenti politiche, su ordine di un bullo; i principi si vendicano e con questo governo arraffazzonato siete malmessi. Giuliano Ferrara sul Foglio in prima.

Le regole necessarie. E il fattore Centro.

Panebianco sul Corriere immagina tre scenari: il governo dura fino all’elezione del capo dello stato; il caos se la Corte dà il via libera al quesito maggioritario della Lega; al voto subito se la Corte non da il via al quesito e il Parlamento trasforma l’attuale legge elettorale in un regime di maggioritario impuro. La stabilità della democrazia richiede la presenza di un folto elettorato centrista. Se l’elettorato di centro appare ridotto e disperso mentre sono forti le estreme, allora la democrazia è nei guai. Angelo Panebianco sul Corriere in prima.

Dunque, se nel nostro futuro c’è il proporzionale allora bisogna sperare che nasca un forte partito di centro. Chi propone un sistema elettorale che, apparentemente, gli conviene, fa spesso la fine di chi andò per suonare e venne suonato. Il proporzionale porterebbe all’immobilismo. Con il ritorno del maggioritario, da un lato, lo schieramento anti-destra dovrebbe cercarsi un leader all’altezza, dall’altro, Salvini, sarebbe costretto a moderare notevolmente il proprio messaggio. Chi, fra gli avversari di Salvini, pensa che si possa sostenere una legge maggioritaria solo nel caso in cui prima sia emersa una leadership energica, moderata e unificante, forse non ha capito quale sia la corretta sequenza causale (prima la legge e poi la leadership). Sarebbe davvero un bel parapiglia. Angelo Panebianco sul Corriere in prima.

 

Ma nell’Italia digitale il Centro scompare.

E non solo in Parlamento. L’area politica che era nelle mani della Dc ormai vale solo il 10%. Se osserviamo la distribuzione degli elettori nello spazio politico in base alla scelta di voto, la debolezza del Centro è evidente. E ciò spiega la difficoltà di “confronto” fra partiti, in questa fase. Perché se il “Centro” è la piazza, dove ci si incontra, si dialoga, ebbene: questa piazza è troppo piccola. E le regioni che una volta erano rosse stanno ormai cambiando colore. Le mappe di Ilvo Diamanti su Repubblica a pagina 4.

Web, giusta guerra all’anonimato.

L’Europa ha la forza commerciale di chiedere alle piattaforme di bloccare tutti gli utenti che non sono registrati in Paesi che aderiscano ai propri standard. O, al contrario, di segnalare come di “origine controllata” tutti quelli che rispettano certi criteri. Il punto fondamentale è però che, finalmente, ci si accorga di una verità elementare: difendere una società aperta significa proteggerla da chi vuole disintegrarla. Francesco Grillo sul Messaggero in prima.

M5S. Beppe, liberaci di Luigi.

I grillini scontenti invocano il Garante. Verso la «desistenza» in Calabria. Lo scenario è in evoluzione. Da registrare la ritrovata sintonia tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio. I due, a partire da quest’estate, hanno ripreso a sentirsi con assiduità. Il braccio aziendale ha accettato la svolta giallorossa e anche da quelle parti la leadership di Di Maio non è più considerata un dato scontato. Domenico Di Sanzo sul Giornale a pagina 2.

Ruini benedice Salvini.

Matteo va all’incasso ma la Chiesa si spacca. Il cardinale: «Doveroso dialogare con lui». Il leghista: «Ringrazio, spero di incontrarlo». Se il leader della Lega chiedesse un incontro con il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, probabilmente sarebbe concesso, perché la Chiesa non ha mai chiuso al dialogo. Anche in via informale, come dimostra la presenza del leghista Giancarlo Giorgetti alla Summer School socio-politica della Diocesi di Roma. Sabrina Cottone sul Giornale a pagina 6.

Monsignor Mogavero: dialogo difficile.

Il Corriere intervista Monsignor Mogavero: Il dialogo con Salvini è difficile: nel Vangelo si parla di accoglienza, non di respingere i migranti. «Non credo sia facile dialogare con lui». Non lo incontrerebbe? «Lo incontrerei volentieri. Figurarsi, volevo incontrare Gheddafi, lui è meno impegnativo. Ma con lui si può al massimo parlare. Non credo lasci aperti margini di confronto». In che senso? «O sei con lui o contro». E con lui non c’è anche il popolo cattolico? «Non penso che il popolo di Salvini sia il popolo cattolico. Anche se è fatto di cattolici». Che differenza c’è? «Si professa tale, ma non lo è. Sia per il rapporto con i migranti, sia nel dialogo con le altre religioni. Non basta brandire rosari e croci per definirsi cattolici». Virginia Piccolillo sul Corriere a pagina 10.

Berlusconi e l’Altra Italia

Berlusconi lancia l’Altra Italia. «Sarà federata a FI, da qui il mio successore». L’ex premier: «L’idea che io possa liquidare il simbolo di FI è assurda». Indispensabile recuperare almeno due dei «sette milioni di italiani che si definiscono liberali, conservatori e moderati ma che non votano». E il modo per riprenderseli è rinnovare FI sul territorio e ai vertici cambiando facce e coordinatori. Paola di Caro sul Corriere a pagina 11.

Negozi: No aperture 7 giorni su 7.

Di Maio rilancia. Il Pd: non si torna indietro. Il capo 5Stelle riapre il fronte e pensa all’asse con la Lega. L’ipotesi decreto. Il ddl fermo alla Camera prevede 26 stop domenicali, per i dem ok a non più di otto. Emilio Pucci sul Messaggero a pagina 5.

Migranti, ancora sbarchi.

Ma i numeri sono inferiori a quelli dello scorso anno. Tra i 239 profughi sbarcati a Taranto e Pozzallo donne incinte e bambini saranno distribuiti in altri paesi Ue. Sul Messaggero.

Un altro sovranismo è possibile

Come si combatte il disfattismo degli anti sovranisti. Abbiamo scelto di dedicare la copertina del numero di oggi a Mario Draghi, riproponendo i discorsi più belli pronunciati dal governatore uscente della Banca centrale europea nei suoi otto anni da presidente, non solo per rendere un giusto tributo a quello che in questo momento è uno degli italiani più importanti del mondo ma anche per provare a offrire un messaggio di ottimismo a tutti coloro che immaginando il futuro dell’Italia non vedono altro che populismo, sovranismo, pessimismo, catastrofismo. Claudio Cerasa sul Foglio in prima. More

Le leggi bloccate dai burocrati.

Dai cantieri al femminicidio tutte le leggi bloccate dai burocrati. Sono centinaia i decreti attuativi non ancora approvati e dimenticati nel pantano dei ministeri. Il Conte 2 ne ha ereditati 352. Senza di loro le norme non hanno effetti e le riforme nascono monche. Sergio Rizzo su Repubblica a pagina 8.

7 detenuti su 10 tornano a delinquere.

Il data room di Milena Gabbanelli sul Corriere. Perché 7 detenuti su 10 tornano a delinquere. In Italia la recidiva degli ex carcerati è a livelli record ma la quota crolla all’1% tra chi ha lavorato in cella. Il guaio è che solo al 29% viene offerta questa possibilità. Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere.

I filmati non bastano per condannare dipendenti ripresi a rubare gasolio.

Assolti 11 lavoratori nell’azienda trasporti di Milano. «Sospetti, ma mancano le prove». «Purtroppo le indagini avrebbero meritato ulteriori approfondimenti, al fine di trasformare dei sospetti in indizi precisi, gravi e concordanti». Come? «Sentendo ad esempio il dipendente che avrebbe denunciato la sottrazione del gasolio al responsabile del deposito». O integrando le immagini tv con appostamenti, cioè «verificando, tramite servizi di osservazione, quale fine avessero fatto le taniche di gasolio ritrovate sopra i bus fermi per riparazione». Luigi Ferrarella sul Corriere a pagina 19.

La «Var» insomma non basta all’«arbitro» del Tribunale per fischiare il fallo di mano (acchiappa-gasolio di frodo) tra le taniche del deposito dei bus della municipalizzata milanese dei trasporti Atm: e anche se 6 anni fa la «prova tv» dei carabinieri aveva filmato 11 lavoratori maneggiare taniche bianche prima vuote e poi in apparenza riempite, la sentenza del Tribunale di Milano osserva che, «al di là del peccato originario di una confessione di colpevolezza inserita nel rapporto informativo redatto da un addetto della vigilanza Atm» ma non utilizzabile in giudizio, «nessuno ha visto l’aspirazione del gasolio.

ESTERI.Ue: Vestager “L’Ue difenderà i propri interessi ma con una maggioranza ad assetto variabile”.

Parla la commissaria Antitrust e vicepresidente della Commissione. Collaborare con i sovranisti polacchi? Non abbiamo scelta Inviteremo i gruppi a lavorare insieme senza proposte prendere o lasciare. Si dice che i cinesi hanno i dati e gli americani i soldi Ma noi abbiamo un obiettivo: aiutare le aziende che formano la nostra economia. Andrea Bonanni e Alberto D’Argenio su Repubblica a pagina 3.

Ma la commissione non parte.

Venerdì scorso la guida della Commissione sarebbe dovuta passare a Ursula von der Leyen. Ma ha dovuto rimandare dopo che il Parlamento Ue ha bocciato tre aspiranti commissari per conflitto di interessi: la romena Plumb, l’ungherese Trocsanji e la francese Goulard. Il nuovo esecutivo spera ancora di entrare in carica a dicembre.

Il bracco di ferro sulla nomina di Breton.

Per ora von der Leyen non sembra avere trovato il tocco per controllare un’Assemblea imbufalita per la tracotanza dei capi di governo. Macron ha scelto Thierry Breton, ad di Atos, colosso delle nuove tecnologie. Erediterà il maxi portafoglio francese che comprende anche il digitale: una eventuale seconda bocciatura per conflitto di interessi del candidato di Parigi metterebbe fine alla corsa di von der Leyen.

Il nuovo governo di Bucarest oggi cercherà la fiducia in Parlamento. Se la otterrà, il premier Ludovic Orban indicherà un candidato alla commissione del Ppe. Il che farà perdere maggioranza dei commissari nel team di von der Leyen a favore dei popolari. Se questo porterà a nuova bocciatura, la Commissione slitterà a gennaio-febbraio 2020. Identico ritardo se oggi Orban non prenderà la fiducia perché la nomina del commissario romeno sarà rimandata.

 

Il petrolio saudita debutta in Borsa.

Così Bin Salman cambia il Regno. Circa l’1-2% dell’Aramco sarà quotato a breve. Dopo tanti tentennamenti il colosso petrolifero della monarchia, a cui si deve uno su otto dei 100 milioni di barili di petrolio estratti ogni giorno sul pianeta, inizierà il suo cammino sui mercati. Questo «piccolo» pezzo di Aramco non è da disprezzare: vale per i sauditi un incasso tra i 15 e i 35 miliardi di dollari, e costituirà la maggior «offerta pubblica iniziale» (Ipo) degli ultimi tempi, sopravanzando quella della cinese Alibaba. Stefano Agnoli sul Corriere a pagina 13.

“Dresda rifiuti l’estremismo”.

Alla messa contro l’onda nera. Nella città tedesca dopo la risoluzione anti-nazi votata dal Consiglio cittadino. Qui la destra dura si nutre del “mito delle vittime” delle notti di fuoco del 1945. Tonia Mastrobuoni su Repubblica a pagina 11.

Impossibile tacere sui crimini anti curdi.

Sino a che punto la Nato e la comunità internazionale sono disposte a tollerare che uno Stato importante come la Turchia utilizzi individui e gruppi armati sospettati di commettere sistematicamente crimini di guerra? si chiede Lorenzo Cremonesi. Sono gli stessi uomini delle milizie siriane, che dall’attacco del 9 ottobre sono utilizzate come teste di ponte dell’esercito turco contro i curdi in Siria, a diffondere via smartphone le loro efferatezze. Alcuni video riprendono il cadavere della giovane Amara Renas preso a calci. L’Onu avvisa Ankara che potrebbe essere considerata responsabile. Ma sembra ancora troppo poco e l’Europa perché tace? Lorenzo Cremonesi sul Corriere a pagina 28.

Usa, la volata di Trump.

Tra processi, sondaggi e la grana impeachment, a un anno dal voto Donald attraversa il momento più difficile della sua presidenza. Un americano su due vuole “licenziarlo”. Anna Guaita sul Messaggero a pagina 10.

Mc Donald’s caccia il capo.

Un flirt in azienda costa caro al ceo Easterbrook: rapporto vietato anche se consensuale. Leonard Barbieri sul Corriere a pagina 17.

Parigi, la banlieue in fiamme.

Notte di guerriglia in periferia con lancio di molotov. Le bande attaccano la polizia. Distrutta la scuola del circo. La sindaca: «Vogliamo riqualificare ma questo danneggia i loro traffici». Francesco Pierantozzi sul Messaggero a pagina 11.

India. Nazionalisti Ue in Kashmir.

Un gruppo di 24 eurodeputati ha visitato la regione. Presenti lepenisti, leghisti e tedeschi dell’AfD. Organizzati da Modi, non in delegazione ufficiale del Parlamento. Francesca Paci sulla Stampa a pagina 8.

Gran Bretagna. Il sospetto di interferenze russe sul voto.

Cummings, il Rasputin di Johnson, braccio destro del premier, uno dei principali promotori della Brexit è accusato di avere rapporti ambigui con il Cremlino. Alessandra Rizzo a pagina 9.

Bannon vuole comprare il Daily Telegraph.

L’ideologo di Trump vuole trasformare il «Telegraph» in una voce internazionale per la politica stile-Trump. La destra britannica, ha detto, è troppo tiepida nell’abbracciare il populismo trumpiano, perché non si è liberata della sua storica divisione di classe e da «quella roba di Oxford-Cambridge». L’offerta di Bannon incontrerà forti resistenze a Londra. All’acquisto sarebbero interessati anche il «Daily Mail» e Jeff Bezos, il quale ha già comprato il «Washington Post» e a Trump fa la guerra, non la propaganda. Vittorio Sabadin sulla Stampa a pagina 9.

I trafficanti tagliano il muro di Trump.

La costruzione del muro è appena cominciata ma i trafficanti di esseri umani hanno già trovato il modo di tagliarlo e scavalcarlo. Il governo risponde che il modello del muro verrà migliorato, la presenza di sensori e agenti aiuterà a scoprire chi lo sta segando, e i buchi possono essere riparati in fretta. Ma Ronald Vitiello, capo dell’Immigration and Custom Enforcement fino ad aprile scorso, ha commentato così: «I cartelli continueranno ad innovare, e non lasceranno San Diego perché il muro migliora. Questa è la vita al confine». Paolo Mastrolilli sulla Stampa a pagina 17.

SEGNALAZIONI.L’inferno di Samos.

In Grecia a Samos in un campo da 648 posti tra container e tendopoli, vivono seimila stranieri che attendono una risposta alla domanda di asilo in una situazione insostenibile fra risse e allarmi sanitari. L’accordo firmato da Ankara e Ue non viene rispettato. Erdogan sostiene che l’Europa ha versato solo tre dei sei miliardi previsti in cambio dello stop alle partenze illegali dalle sue coste. E minaccia “di inviare 3,6 milioni di migranti”. Elisa Perriguer sul Fatto a pagina 14.

Il donatore arriva con la chat.

Tutti i trucchi per aggirare la legge sulla fecondazione. Una giornalista della Stampa ha finto di essere interessata ad una gravidanza e in Rete ha trovato decine di uomini disponibili. E’ vietata la procreazione assistita al di fuori delle coppie eterosessuali e sul web si moltiplicano i siti per aspiranti mamme. Flavia Amabile sulla Stampa a pagina 14.

Traffico di influencer

La rivoluzione dei like, il corso populista di Instagram, il futuro senza quattrini di TikTok. Ma si può ancora trasformare in oro (e in un lavoro) l’algoritmo di un social? Nomi e idee. Viaggio contromano nelle case dei guru italiani, tra predoni, stories e incredibili opportunità. Michele Masneri sul Foglio in prima.

Patty Pravo si racconta.

La droga a casa di Schifano le canzoni e i miei sei mariti. Sono stata anche trigama. L’interprete icona di trasgressione: io ho fascino, i giovani no. Ho fatto la traversata atlantica in solitaria: ho beccato gli Alisei e in due settimane ero arrivata. Ne ho parlato con Silvio Soldini, non si capacitava di come fossi viva. A tre anni dall’esordio, avevo già uno show in tv col mio nome. Ero ricca da schifo, infatti i soldi non li ho mai considerati e avrei fatto meglio a conservarne di più. Candida Morvillo sul Corriere a pagina 25.

Balotelli e i soliti idioti.

Il Cagliari fa miracoli, il Diavolo sprofonda. Ma si parla solo di lui. Mario, furia contro i razzisti. Il Verona: li ha sentiti solo lui. Balotelli scaglia la palla sugli ultrà e vuole lasciare: partita sospesa 4’. Poi il suo post: «Vergognatevi davanti ai vostri genitori, figli e amici…». Super Mario: se il razzismo diventa ad personam. Tony Damascelli sul Giornale a pagina 25.