Buongiorno. Apertura obbligata sulla crisi. Potete fare la vostra personale suddivisione nella galleria delle prime pagine qui sotto fra giornali asettici-fotografici-descrittivi, empatici-pessimisti, simpatizzanti, antipatizzanti o decidete voi cos’altro. La sostanza è che le trattative vanno avanti. Zingaretti ha aperto a un’intesa chiedendo «un confronto sui contenuti e discontinuità sui nomie». Ma i Cinque Stelle non mollano: «Per noi Conte premier e i 10 punti». Il quale Conte dal G7 dice che serve un governo stabile. Salvini secondo i bene informati continua a mandare Whatsap a Di Maio offrendogli Palazzo Chigi. Senza risposta. Intanto il G7 va avanti e l’Amazzonia continua a bruciare. Buona lettura a tutti.

Le Prime Pagine

Gli umarelli. Ricordo che questa iniziativa, questo sito, è un cantiere di lavoro. Quelli che sanno di Internet e Rete, la definiscono fase Beta. Quindi mettetevi il casco, le scarpe antinfortunistiche, gli abiti adatti e soprattutto il giusto umore. Critico ovviamente, ma costruttivo. Voi siete tutti giovani ma potreste fare gli “umarelli”, quegli anziani che guardano i cantieri con le mani dietro la schiena e commentano, commentano, commentano… criticano, criticano, criticano… Quello di cui ho bisogno. Buona lettura a tutti.

 

PRIMO PIANO

Si tratta. Una domenica di trattative, annunci e frenate. Zingaretti ha aperto all’ipotesi di intesa con il M5S per la formazione di un nuovo governo: «Serve un confronto subito sui contenuti. Sui nomi intesa possibile ma occorre discontinuità». La replica dei Cinque Stelle: «Per noi Conte premier e i 10 punti. Il Paese non può aspettare il Pd». Le trattative tra i due partiti continuano. Per i dem l’intesa e ancora possibile. (Corriere p.2). Fico si chiama fuori. M5S: c’è solo Conte. Ma si tratta. (Messaggero p.2). La sfida di Di Maio per rimanere leader e mettere fuori gioco Di Battista. Il capo vorrebbe far cadere i veti Pd su sé stesso o un ruolo pesante nel Conte bis. (Corriere p.4).

Ottimisti. La mossa di Zingaretti nel fortino: sì a Conte, ma Di Maio fuori dal governo. Il segretario Pd rompe l’assedio e detta le condizioni: serve discontinuità. I renziani esclusi dai dicasteri. Il leader Dem ha ancora sospetti sul secondo forno tenuto aperto dai 5S. (Stampa p.2). Ministri chiave e Commissario europeo la contropartita ai democratici. (Messaggero p.3). I renziani chiedono posti. Zingaretti li frena: adesso tratto soltanto io (Messaggero p.4). Nannicini: «L’esecutivo si farà? Sì, al 70 per cento. Ma finiremo a testate sull’economia». Il senatore dem: su lavoro e sociale c’è convergenza, manca sui dossier industriali e sui vaccini. (Messaggero p.4).

Pessimisti. Stallo sul Conte bis. Lo sfogo di Zingaretti: “Così non si va lontano”. La trattativa per il governo Pd-M5S resta bloccata. Di Maio (al mare) insiste sul premier, il leader dem non ci sta: “Ricevo solo no”. Domani le nuove consultazioni al Colle. (Repubblica p.2).

Antipatizzanti. Zingaretti digerisce Conte. Il programma è solo una farsa. Sotto il pressing dei renziani e di Franceschini, il leader Pd accetta il premier uscente e si inventa «i contenuti». Da Macron a Landini e Prodi: i tifosi del grande inciucio. Ma anche Merkel, Boldrini e Vendola. Nell’accozzaglia anti-Salvini l’estrema sinistra e chi ha paura delle urne. (Giornale p.3). Zingaretti pappamolle. Il capo Pd prova a resistere. Ma è fiacco. Il governatore del Lazio tenta di alzare un muro alle richieste dei 5stelle, che preparano perfino una lista dei Democratici sgraditi per un ruolo nel governo. Ed è assediato dai renziani, veri padroni del partito. Alessandro Giuli su Libero (p.3).

Contrari. Prodi vuole un governo di fantocci per obbedire meglio alI’Europa. Il Professore torna a farsi sentire per difendere a spada tratta il metodo Ursula e la sudditanza all’Ue. Tria assicura che i conti sono ok, ma Renzi e i suoi sodali agitano lo spettro dell’Iva al fine di evitare le urne. Maurizio Belpietro sulla Verità (p.3). Giorgia Meloni: «Non credo che Matteo voglia tornare davvero con M5S». La leader di Fdi: «Spero che tratti solo per sminare l’osceno asse col Pd. Già raccolte 50mila per il voto. Donne dem zitte sulle offese dell’ex Br». (Libero p.6).

Salvini ancora spera. Salvini: «Così Luigi si gioca la leadership». Voci e veleni su un possibile incontro a due. (Messaggero p.6). Salvini gioca le ultime carte. Sms a Di Maio: vediamoci oggi. Il leader della Lega potrebbe tornare ad offrire al capo 5S la premiership e una revisione del contratto di governo. Il leghista ostenta fiducia: “Ogni giorno che passa senza l’accordo tra M5S e Pd è a nostro vantaggio”. (Repubblica p.8).

Ricolfi e Cacciari. L’analisi di Ricolfi: «Con i giallo-rossi più tasse e migranti. Se l’asse si salda, avremo un esecutivo di estrema sinistra. Zingaretti perderà il controllo del partito: la palla passerà a Renzi e Di Battista farà le scarpe a Di Maio». (Qn p.4). Massimo Cacciari furioso: «Un patto indecente Mattarella deve bloccare il matrimonio». Il filosofo, ex sindaco di Venezia trova «surreale che, dopo aver sparato a palle incatenate per anni, essersi insultati, adesso Pde 5 Stelle cerchino accordi, senza aver fatto un minimo di autocritica». (Libero p.2).

Le promesse mancate: famiglie e disabili dimenticati, rider a piedi, aziende in bilico. La segretaria della Cisl Furlan: “Serve discontinuità. Il nuovo governo dovrà sbloccare le infrastrutture. Ci sono 150 miliardi all’anno di evasione fiscale, da lì vanno recuperate risorse per tagliare le tasse a chi le paga: pensionati e lavoratori”. (Repubblica p.9).

Zingaretti: «Comincio a pensare che questo governo Di Maio non lo voglia più fare. Ma se ci fosse l’accoglimento delle proposte emerse dalla Direzione del Pd, l’approvazione della nostra road map sulle riforme più l’elenco dei ministeri che vi hanno detto, a queste condizioni il mio veto su Conte presidente del Consiglio non ci sarebbe più». Tommaso Labate sul Corriere.

Pierluigi Castagnetti, colonna storica del Ppi, cattolico-popolare emiliano, dà il segnale su Twitter con una metafora storica: «Nel ’76 Berlinguer, che avrebbe preferito Moro, accettò Andreotti. Perché riteneva che fossero i programmi, e non le persone, il terreno e lo strumento della discontinuità». Tommaso Labate sul Corriere p.3.

Nomi. Prove di totoministri giallo-rosso. Per l’Economia c’è il dem Misiani. Se l’accordo si chiudesse su Conte, fuori sia Zingaretti che Di Maio. In pista Orlando (Giustizia) Gentiloni (Esteri) e De Micheli. Dall’altra parte: forti Patuanelli e Spadafora, difficile Di Battista. (Repubblica p.4).

Conte. L’offerta del premier per restare in sella: “Via il dl sicurezza”. I grillini fanno quadrato attorno al capo politico: “Luigi non si tocca”. In caso di mancato accordo i grillini preparano un jolly. (Stampa p.3). «Se sono utile rimango al mio posto» Il premier adesso aspetta segnali. (Messaggero p.2).

Il cambiamento di Conte. Da premier sconosciuto scelto dai 5S che ha firmato leggi e decreti gialloverdi ad antagonista di Salvini. In solo un anno ha saputo tirarsi fuori dal circuito Casaleggio-Casalino. “Avvocato del popolo” e giurista con un curriculum criticato: era cominciata così la sua vita a Palazzo Chigi a giugno 2018. Oggi è un’altra storia. (Repubblica p.5).

Il partito (silenzioso) di Conte. Imprese, mondo cattolico, leader Ue. Il partito silenzioso che spinge Conte. Da Boccia a Landini: il premier uscente gode del sostegno delle categorie. E piace anche a Trump. Per il Papa “è un uomo intelligente, un professore, sa di cosa parla”. Per Tusk, presidente Consiglio europeo, è uno dei migliori esempi di lealtà. (Stampa p.5).

Sondaggisti. “I suoi voti non si sommano a quelli del Movimento. E se si presentasse da solo il suo potenziale potrebbe evaporare”. Il rebus del consenso al premier. “Alle urne può valere un 11%”. (Stampa p.5).

Casa Cinquestelle 1. L’asse tra Beppe e Fico per indebolire Di Maio. Sospetti 5Stelle sul capo. (Messaggero p.6). Frattura tra il comico e Casaleggio che non ama la svolta a sinistra. L’intesa di Grillo con il figlio del guru mai forte come quella con Gianroberto. Il nordismo lega il mondo di Davide al Carroccio, che continua a cercarlo. (Messaggero p.7). L’altolà dei fedelissimi di Casaleggio. Pressing su Di Maio per le elezioni. Il nodo Di Battista nel governo. E il capo del Movimento al mare fa infuriare i parlamentari. (Stampa p.4).

Casa Cinquestelle 2. I Cinquestelle a un passo dal caos. Di Maio ha uno scopo: fermare Fico e Dibba. Il vicepremier interessato a mantenere il patto di ferro con Davide Casaleggio. E il figlio del fondatore del Movimento sa che con un’altra leadership Rousseau perderebbe centralità. Il presidente della Camera non si è del tutto sfilato dalla partita, ma in questa fase vuole mostrare il suo legame con il presidente del Consiglio uscente. (Repubblica p.6).

Casa Cinquestelle 3. L’ira dei militanti grillini sui social: “Una vergogna, col Pd siamo morti”. (Stampa p.6). «Luigi aveva detto: mai col Pd». La base preme per il voto online. La consultazione su Rousseau divide il M5S. La chiede chi è contrario all’intesa. I dubbi dei vertici. (Corriere p.6).

Casa Pd. «Faremo di tutto per la soluzione». Il segretario ricompatta il partito. Quelle anonime «fonti Pd» che irritano il leader. La trattativa tra veleni e veline. E Franceschini cita i Mondiali ’82: parlava solo Zoff, portò fortuna. (Corriere p.5). L’opa dei renziani per riprendersi il partito grazie al Conte bis. Non solo i fedelissimi dell’ex premier: l’assedio al segretario dei dem per far nascere l’esecutivo giallo-rosso anche confermando il premier uscente. Spinge pure Prodi. Pressioni arrivano da Bruxelles e da parti della Chiesa. Sulla necessità di non cedere ai diktat di Di Maio si sono schierati con Zingaretti il presidente del partito Gentiloni e il tesoriere Zanda. (Repubblica p.7). Gentiloni-Renzi divisi anche dai 5S. Dall’antica amicizia al grande gelo. I due alla guida di barricate opposte: uno contro il voto, l’altro cita i sondaggi con il Pd in crescita. (Stampa p.2).

Il Colle. Il Quirinale vede uno spiraglio ma teme i tatticismi. Marzio Breda sul Corriere (p.8). Il Colle resta in attesa e la sensazione diffusa che alcune pregiudiziali stiano cadendo. Il presidente vuole chiarezza e numeri certi. O si chiude mercoledì o urne a novembre. (Messaggero p.3).

Moavero al Corriere. “L’Italia resti aperta al mondo. Non scordiamo i nostri interessi”. Il ministro degli Esteri Moavero intervistato dal Corriere: “Puntiamo sull’Africa e sulle grandi rotte globali. L’Italia non è un sistema chiuso, né autosufficiente o marginale. Restiamo protagonisti sul piano internazionale. Siamo una realtà globale importante. L’industria realizza il quinto maggior surplus commerciale al mondo e la nostra economia funziona in interdipendenza con gli altri Paesi”. Ma sta cambiando il contesto in cui eravamo inseriti e inseriti bene. Le tecnologie accelerano la fluidità. Pensiamo al G7, nato negli anni ‘70 con le prime sette economie del mondo di allora. Oggi due di queste, Italia e Canada, non sono più fra le prime sette e altre due fuori dal G7, Cina e India, lo sono. Fra vent’anni nessuno Stato europeo avrà un’economia fra le prime sette del mondo. Invece l’Unione europea e la stessa area euro, nel loro insieme, saranno saldamente sul podio delle tre grandi». (Corriere p.9).

Migranti. Naufragio sovranista sugli sbarchi. Sulla Libia violate troppe leggi. Norme interne e internazionali dietro il flop della linea “porti chiusi”. Le circolari del Viminale e il vuoto sugli approdi sicuri. “Migranti riportati in mare dopo essere stati torturati e dietro pagamento di un riscatto”, denuncia un rapporto per l’Aja. Salvare chi rischia prevale sulle politiche contro l’immigrazione irregolare. Le operazioni tentate: Mare Nostrum, Frontex, Frontex plus, Triton, Themis. La Spagna scorta le piccole barche ma blocca i flussi con fondi europei. La strategia del paese con più migranti sbarcati. Tutti gli accordi più o meno taciti con il Marocco. Madrid utilizza il vicino arabo come il poliziotto cattivo che fa il lavoro sporco. (Stampa p.15).

Migranti 2. Via Salvini, riparte l’invasione: cento milioni per l’accoglienza. Da Lodi a Palermo, da Padova a Enna: nuovi bandi per ospitare migliaia di stranieri. Alla faccia del dl sicurezza. (Giornale p.6).

Polizia. I super detective della polizia contro le truffe agli anziani. Un vademecum anti-raggiri pensato dagli specialisti del Servizio analisi criminale. Ogni giorno in Italia 54 persone over 65 denunciano le azioni dei truffatori. E se, stando al dossier del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, in generale i reati che hanno come vittime gli over 65 sono in diminuzione costante (327.246 nel 2018, -2,7% rispetto al 2017 e -5,1% sul 2016), preoccupa il fatto che fra questi proprio le truffe siano in controtendenza. (Corriere p.19).

Altro che casta. Scrive sul Corriere il direttore Luciano Fontana risposndendo a un lettore: I problemi seri e difficili (di crescita, produttività, istruzione, ricerca, infrastrutture) non sono risolvibili con una ricetta semplice: tagliamo i privilegi della Casta e tutto andrà a posto. Nella realtà le cose sono più complesse: i privilegi vanno certamente eliminati per esigenze di etica pubblica e di bilancio. Penso, ad esempio, che la riduzione dei parlamentari possa essere una misura positiva perché ci renderebbe più simili ai grandi Paesi occidentali dove i numeri degli eletti sono più bassi quasi dappertutto. Ma come si fa a pensare che questa riforma possa entrare in vigore senza un cambiamento del sistema di voto? Quello ora in vigore unito al taglio di deputati e senatori consegnerebbe al partito che prende un terzo dei voti la maggioranza in Parlamento. La rappresentanza degli italiani ne risulterebbe stravolta, così come gli equilibri costituzionali (si pensi all’elezione del capo dello Stato). C’è un secondo punto importante che riguarda la demagogia imperante in questi giorni. Come è possibile che il primo punto di un programma di governo (e la condizione senza la quale non esiste un accordo) possa essere la riduzione dei parlamentari? Sono sicuro, se si chiedesse agli italiani quale siano le loro priorità, risponderebbero lavoro, riduzione delle tasse, burocrazia e giustizia efficienti, buona istruzione e buona sanità, infrastrutture. Non penso proprio che metterebbero al primo posto il taglio degli eletti. Se avessimo una buona classe politica, capace di dare risposte serie ai problemi elencati, allora deputati e senatori potrebbero restare anche mille. Luciano Fontana sul Corriere.

ECONOMIA

Dazi. Dazi Usa-Cina e recessione fanno correre l’oro ai massimi. Gli esperti: “Giusto investire sul metallo prezioso e il franco svizzero. In Borsa puntare sui titoli difensivi, l’alta tecnologia e la sanità”. (Stampa p.18).

Qe. L’economista Usa Steve Hanke: “No a un nuovo Qe. Meglio se la Bce taglia i tassi sui depositi. La recessione non mi sembra un rischio imminente per gli Stati Uniti”. (Stampa p.18).

Ricorso continuo. Stato Contro Regioni. Regioni contro Stato. Le liti impegnano una sentenza su due della Consulta. I conflitti sulla legislazione concorrente hanno prodotto in 17 anni oltre 1.800 ricorsi. L’autonomia differenziata, resta uno dei punti chiave del confronto politico. La riforma del Titolo V della Costituzione, entrata in vigore l’8 novembre 2001, ha rivisto i confini delle competenze legislative tra Stato e autonomie. Ciò ha generato un fitto contenzioso davanti alla Corte costituzionale, investita da ricorsi presentati sia dallo Stato sia dalle Regioni. I motivi del contenzioso sono soprattutto due: si contesta all’altra parte di aver legiferato su materie ritenute di propria competenza e si chiede alla Corte di intervenire dichiarando l’illegittimità costituzionale della norma impugnata oppure si lamenta l’attribuzione da parte della controparte di poteri ritenuti propri (ricorso per conflitto di attribuzione). (Sole p.3)

Il parere del costituzionalista. Più poteri, più contenzioso: le riforme rischiano un boomerang. L’eccesso di conflitti rispecchia l’instabilità del Paese e l’assenza di una seconda Camera con funzioni di compensazione. Francesco Clementi sul Sole a pagina 3.

MONDO.

G7. Colpo a sorpresa di Macron e al G7 arriva l’Iran. Il presidente francese tenta di far ripartire il negoziato sul nucleare convocando il ministro degli Esteri Zarif. Tensione con Trump, poi dagli Usa arriva un “no comment”. Parigi lavora per un alleggerimento delle sanzioni. (Repubblica p.10). La questione nucleare domina il vertice dei Sette Grandi. Nessun contatto con la delegazione Usa. (Corriere p.10). Il presidente avvertito dei piani francesi sabato a pranzo. Americani infuriati ma Trump: noi avanti per la nostra strada. Il segretario al Tesoro Mnuchin: siamo sempre disponibili a discutere con tutti. (Stampa p.9).

Russia. Donald la rivuole ma il G7 si divide: e la Russia resta fuori. Tensione a cena. Tusk: meglio includere l’Ucraina. L’Eliseo stempera e chiude a Mosca. (Corriere p.11)

Medioriente. Dalla Siria al Libano, così Israele ha già iniziato la guerra contro Teheran. In poche settimane gli attacchi contro obiettivi iraniani nella regione si sono moltiplicati. Negli ultimi due giorni azioni a Damasco e Beirut. Netanyahu minaccia: “Nessuna immunità” (Repubblica p.11). I blitz di Gerusalemme per fermare gli attacchi guidati da Teheran. Si temono rappresaglie contro il contingente Usa in Iraq. Sarebbe pronto un piano per colpire i ribelli Houthi in Yemen. (Stampa p.10).

Il dissidente. Il Corriere intervista l’avversario dello Zar, il dissidente Mikhail Khodorkovsky, 56 anni, uno degli uomini più ricchi della Russia. “La mia vita sempre in pericolo. Putin è stanco. Non capisce più il mondo moderno”. (Corriere p.11).

Brexit. Il premier britannico pronto al “no-deal” senza concessioni. La linea dura di Johnson apre uno spiraglio per rinegoziare la Brexit. (Stampa p.9). La minaccia di Johnson all’Ue. “Non paghiamo i 37 miliardi”. Il premier britannico conferma il sì alla Brexit dura. E la gente inizia a fare scorte di cibo. (Repubblica p.22). Brexit, Donald corre in aiuto di Boris: «Faremo grandi accordi commerciali». Per Washington la Ue è «una palla al piede per la Gran Bretagna». Resta il nodo irlandese. (Messaggero p.10).

Hong Kong. La polizia spara per disperdere la folla. I manifestanti mascherati armati di molotov, spranghe e mattoni. La polizia con lacrimogeni, manganelli e, per la prima volta dall’inizio delle proteste, supportata anche da cannoni ad acqua. È stata una domenica di scontri violentissimi quella vissuta ieri da Hong Kong, il secondo giorno consecutivo di tafferugli. (Repubblica p.13).

Hong Kong 2. I blindati nello stadio per soffocare Hong Kong. A Shenzhen la Cina ammassa mezzi e truppe paramilitari. Sono addestrati a sedare la protesta. Le piazze della rivolta sono a soli 20 km. Ma la minaccia è anche l’accerchiamento economico. (Repubblica p.2).

LETTURE.

Amazzonia. Chico Mendes e quel fuoco lungo 30 anni. Nello Stato brasiliano dell’Acre, dove il leader sindacale fu ucciso da un sicario dei “fazendeiros”, ora 8 elettori su 10 votano per Bolsonaro. Nella foresta personaggi che ricordano le storie di García Márquez. Gad Lerner su Repubblica a pagina 14.

Medicine. Le 237 medicine introvabili “Rubate, esportate o esaurite” Nella lista ci sono dai vaccini agli antitumorali. Tra le cause la dipendenza dall’industria straniera Che non produce più i principi attivi poco redditizi. E la strategia dei grossisti che giocano al rialzo. I distributori preferiscono vendere all’estero, dove i prezzi sono più alti: ma ora c’è la norma che può impedirglielo. Michele Bocci su Repubblica a pagina 19.

Il bambino dei libri. La nuova vita di Rayane. “Mi manca la mia scuola”. Il Comune ha detto che ci aiuterà per un po’ a pagare una casa, altri ci hanno promesso soldi ma finora non abbiamo visto nulla. Caterina Pasolini su Repubblica a pagina 20.