Buongiorno a tutti. Attesa per il discorso di Conte al Senato. Il premier non farà sconti a Salvini, la crisi aperta è seria e il rapporto con la Lega è insanabile. Cinque Stelle divisi sull’eventuale scelta di dar vita a un nuovo governo con il Pd. Cauto Di Maio e Cauto anche il segretario del Pd Zingaretti che pare frenare sull’ipotesi di un governo di transizione: o nasce un esecutivo forte o meglio le urne. E mentre gli americani scoprono l’etica negli affari Putin e Macron fanno affari. Buona lettura.

 

 

Conte oggi alle 15 in Senato spiegherà la crisi al Paese. Il premier si sente fuori dal totonomi. Ue, reputa inelegante designare se stesso. Non farà sconti e dedicherà la parte centrale al difficile rapporto con Salvini (Corriere p.2). “Mai più con la Lega”. Il premier accuserà Salvini per la crisi. La decisione di non chiedere il voto dell’Aula per evitare il rischio di pasticci istituzionali. Poi rimetterà il suo mandato al Quirinale. “Nessun rinvio, è questione di dignità”. (Repubblica p.2). Poi un Conte bis e un governo ponte per aiutare i negoziati coi dem. L’ipotesi è dar vita a un esecutivo per mettere in sicurezza i conti e sterilizzare l’aumento Iva. In un secondo momento sarà siglato un contratto sul modello tedesco proposto da Delrio (Stampa p.2). L’idea di Di Maio un bis del premier con il sostegno Pd. Il capo politico pronto a chiamare Zingaretti: pensa a un esecutivo ponte che accompagni la trattativa con i dem (Repubblica p.3). L’ultimo pressing di Di Maio ma Conte verso le dimissioni. Il capo M5S vuole il taglio dei parlamentari: «Lascia giovedì». No del premier: «Questione di dignità personale e istituzionale». Grillo lo vorrebbe di nuovo a Palazzo Chigi e l’avvocato fa filtrare di non essere interessato a fare il commissario Ue (Messaggero p.3). L’avvocato e l’arringa per restare in campo (ma non a ogni costo) (Fatto p.2).

E spunta l’idea «senza Salvini» mentre va avanti il negoziato tra gli ambasciatori di M5S e democratici. Ma Di Maio non chiude la porta all’ex alleato: l’ipotesi di offrire un asse con lui fuori dai ministeri (Corriere p.3). Il consiglio di Giorgetti a Salvini: “Ricuci però stai fuori dal governo. Come fece Bossi nel 1994”. Tra le ipotesi anche le dimissioni del ministro prima delle comunicazioni di Conte (Stampa p.4). Stop del capogruppo della lega Molinari: “Niente governo senza il Capitano. Di Maio dovrà spiegare il tradimento. Il paese potrebbe reagire” (Qn p.4).

Urne sempre più lontane Spunta il governo-ponte per saldare M5s e Pd Conte potrebbe restare a Palazzo Chigi in attesa del «patto alla tedesca» tra Di Maio e Zingaretti (Giornale p.3).

Un monocolore per mazzolare il Truce. Ma quale formazione Ursula. Governo Bisconte finché la Lega si sgonfia. Troppi ostacoli sulla via del governo giallorosso. L’alternativa è semplice. Giuliano Ferrara sul Foglio.

Una telefonata a Draghi ci allungherebbe la vita scrive Alessandro Sallusti sul Giormale. Non voglio dare consigli, ma io una telefonatina a Mario Draghi la farei. Ad alcuni il nome di Draghi provoca l’orticaria perché associato all’euro alta burocrazia. Ma si tratta di un pregiudizio. Mario Draghi è in realtà un arci italiano, europeista convinto e intelligente che da presidente della Banca centrale europea ha tenuto testa agli egoismi e alle spinte franco-tedesche. Non l’ha fatto urlando e insultando ma facendo valere con autorevolezza la ragione, le regole e la sua autonomia di governatore sancita dai trattati.

Assalto finale al salvinismo. «Col proporzionale è finito». Patuanelli (M5s) rivela l’arma letale anti Matteo: «Arriverà una nuova legge elettorale che lo rovinerà». Renzi sbeffeggia il leghista: «Dovrebbero assegnargli il premio Coglion d’oro». Giorgetti: «Matteo non ha ammazzato chi doveva al momento opportuno». Augusto Minzolini sul Guiornale.

Chi tifa Ursula non ha capito la lezione Monti. L’ammucchiata che usa il nome della strega di una fiaba sarà la maledizione dei partiti che la sostengono. Il bocconiano issato al governo contro il voto popolare favorì il vento grillino che spazzò il sistema. Il bis che si prepara spianerà la strada al Carroccio. Maurizio Belpietro sulla Verità.

Il Colle avverte i partiti: adesso niente bluff e chiarezza immediata. Nel caos e nell’incertezza la bussola del Quirinale, che ribadisce la neutralità. Forse già da domani le consultazioni Mattarella pensa a un giro molto rapido (Messaggero p.4). Il Colle si attende le dimissioni del premier. Ma nulla obbliga Conte a dimettersi, tantomeno a gettare la spugna domani stesso. Nessuna ipotesi di governo del presidente. Mattarella, a richiesta, potrebbe dare più tempo: ma c’è rischio paralisi con la riforma Fraccaro. Da arbitro non fornirà indicazioni e aspetterà le proposte dei partiti durante le consultazioni (Stampa p.4).

Di Maio: “Salvini ha fatto un disastro”. I grillini lo processano: “Ora con il Pd”. Il leader dei 5S chiede tempo. Un ministro ai parlamentari: non trattate con la Lega. Molti leghisti mi hanno scritto che non sapevamo nulla: questa crisi è tutta colpa di Salvini (Stampa p.2). Il capo M5S non vuole chiudere al Carroccio. Ma c’è il muro dei gruppi: «No Luigi, è un errore». I dubbi del leader: con i lumbard possiamo rinegoziare il contratto come vogliamo, con il pd sarà dura. Deputati e senatori convergono sulla linea Conte–Fico e spuntano 14 saggi per la crisi (Messaggero p.2). Di Maio: “Torniamo centrali”. Ma il gruppo ora vuol contare (Fatto p.4). Il partito di Bibbona: il Movimento è tornato alla corte di Grillo. Con il vertice nella sua villa in Toscana il fondatore riprende la guida anche per evitare la rottura tra l’ala governista e quella anti-Lega (Repubblica p.7). I filo-dem contro i «nostalgici». Accuse e sospetti nel Movimento. Carla Ruocco dice sì al Pd. Da Buffagni un invito a Salvini: ha il telefono acceso? Lo usi (Corriere p.4). 5 Stelle decisi a fare il governo col Pd, avanza l’idea del Conte-bis (o Tria). Un esecutivo a tempo, che dia agio di scrivere il contratto di alleanza. “Renzi e Boschi inaffidabili ma c’è Zingaretti”. Salvini teme la riforma elettorale (Foglio in prima).

Salvini: Noi della Lega siamo pronti al taglio dei parlamentari mentre quelli del Pd sono contrari.

Di Maio vuole ottenere prima il voto della Camera sul taglia-parlamentari (Stampa p.3).

Salvini, ultima offerta ai 5S. “Fermerò l’inciucio con Renzi”. Il vicepremier riunisce i suoi collaboratori più stretti: “Per noi le elezioni restano la via maestra ma decido dopo il discorso di Conte”. Rotondi: “So che ha telefonato a molti parlamentari grillini per offrire posti in lista” (Repubblica p.6). «Nulla è scontato, tutto è possibile». Ma Salvini vuole tenere il Viminale. Nel partito c’è chi pensa a un nuovo governo gialloverde (con un altro premier) (Corriere p.6). Salvini prova a ricucire. «Ma se vogliono rompere è guerra senza quartiere». Il vicepremier aspetta Conte, poi parlerà in aula. Questa mattina doppio vertice con i suoi: il governo 5Stelle-Pd per noi è una manna (Messaggero p.6). La lunga cavalcata del leghista finita nel classico cul de sac (Fatto p.3). Dopo Salvini il diluvio. “Non abbiamo classe dirigente”, dice Borghezio. E Gianni Fava: “Se si eclissa lui è finita anche la Lega” (Foglio in prima).

Le condizioni di Zingaretti: «Esecutivo forte o si va al voto». Il segretario resta molto cauto: dal tono di Conte capiremo. L’idea di «impegnare» Renzi (Corriere p.8). Timori, veti e sospetti incrociati. Frena la trattativa 5Stelle-dem. M5S e Zingaretti temono che Renzi faccia cadere il nuovo governo in primavera. L’ex premier: falso. I grillini puntano su un Conte bis: «C’è solo questa ipotesi». Il Pd chiude, ma non troppo (Messaggero p.5). Zingaretti tratta ma ha un sospetto. “Lega e M5S torneranno insieme”. Grillini e Dem puntano a una piattaforma europea. Renzi: “Votiamo la sfiducia a Conte” (Stampa p.5). Prove di trattativa tra Pd e 5S. Prime ipotesi sui ministeri. Negoziato sottotraccia, big in campo: da Franceschini a Delrio. Ma grillini e Zingaretti temono le mosse di Renzi (Repubblica p.8). In casa Pd riesplode la guerra per bande: una guida ragionata. Chi vuole cosa: da Prodi a Franceschini. L’unico per il voto è Zingaretti, ma i dirigenti non lo seguono. Renzi tra qualche mese si farà un partito e ricatterà tutti. Boschi ministro? È una boutade per far capire ai rignanesi che, nel caso, devono legarsi al patto coi 5S (Fatto p.5). Calenda: “Non si risorge con un governo Frankenstein. Si possono fare esecutivi con chi ha idee diverse, non con chi ha valori diversi. Lo abbiamo sostenuto fino a 15 giorni fa” (Repubblica p.8).

Stefano Fassina di Leu: ”Le cose potrebbero solo peggiorare. Un governo rossogiallo deve riaprire il negoziato con Bruxelles e rivedere il deficit. Bisogna prendere le distanze dalla maggioranza Ursula di Prodi” (Stampa p.5).

Forza Italia e l’opposizione (con riforma elettorale). La strategia di Gianni Letta permetterebbe a Berlusconi di avere un peso nelle scelte. Il telefono «sempre acceso» del leghista è servito all’ex premier per riprendere i contatti. Gelmini: ora la Lega deve darci segnali chiari. Bisogna ricostruire il centrodestra tenendo conto di tutte le componenti. Se il Colle si appellasse al Paese per un governo d’emergenza, tutti i partiti faranno una valutazione (Corriere p.9).

Giovanni Toti fondatore di Cambiamo: “Non si troverà un governo capace di incidere sul Paese, siamo il fanalino di coda in Europa. Adesso andiamo a votare, tutto il resto è un compromesso. Con Mara Carfagna ho un ottimo rapporto, l’idea è di cambiare il centrodestra” (Stampa p.4). Toti cala a Roma per la campagna acquisti: pensa a gruppi suoi e ci prova con Mara. Se la legislatura proseguisse potrebbero completare la scissione anche in aula (Fatto p.4).

Ferma e coerente: la Meloni è l’unica seria e continua a crescere. Il partito di Giorgia si schiera contro ogni ipotesi di ammucchiata. E lei: «Per qualcuno è un limite, io ne vado fiera. Adesso al voto» (Libero p.6).

Il presidente della Cei al Meeting di Cl Il cardinale Bassetti: “Si aiuta chi ha bisogno, italiano o straniero” (Repubblica p.7). Crisi, i vescovi apprezzano la svolta ma sul nuovo corso la Chiesa è divisa. Il presidente Bassetti: «Primavera italiana? Arriverà ma siamo ancora nella notte. Aspettiamo Conte» (Messaggero p.4).

Altro naufragio in Libia. “Temiamo una strage con cento morti”. La segnalazione dal servizio telefonico Alarm Phone. Tra Linosa e Malta in 356 sulla Ocean Viking (Stampa p.9).

La Open Arms non si muove. Sullo sbarco tutti contro tutti (Fatto p.11). A Lampedusa 99 ancora in mare. Il governo spagnolo: “Posizione incredibile. Abbiamo offerto ogni tipo di aiuto. La guardia costiera scorti i migranti in Spagna”. No di Open Arms: “Questa non è una soluzione” (Stampa p.9). Toninelli sul web: Guardia Costiera pronta a trasportare i migranti in Spagna (Corriere p.11). La denuncia del fondatore Camps, “le leggi di Sanchez peggio del decreto Sicurezza bis di Salvini”. Perché la Spagna non è “porto sicuro” (Fatto p.11). Oscar Camps, fondatore dell’Ong. “Non faccio politica salvo vite umane. L’unico porto è qui. La proposta dell’Italia arriva tardi, per giorni non ci hanno neanche voluto ascoltare (Repubblica p.13).

Appello a Mattarella: “Lucano torni a Riace per l’addio al padre”. Una petizione al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché intervenga «urgentemente» per consentire a Mimmo Lucano «di poter tornare nel comune di Riace» per un ultimo saluto all’anziano padre malato. A lanciarla, via Facebook, il Comitato undici giugno, nato a sostegno di Lucano e del progetto Riace.

“Simon morto 40 minuti dopo l’allarme”. Ma si indaga sugli errori nei soccorsi. Recuperato il corpo del 27enne francese disperso in Cilento dall’8 agosto. “Richiamato, non ha più risposto” (Repubblica p.15). Polemiche per la mancata geolocalizzazione del francese. Il caso del numero unico (Corriere p.16).

Ipotesi tecnica dell’Iva sterilizzata a tempo. Per la Ragioneria è fattibile un blocco dell’aumento fino ad aprile con copertura ad hoc (Sole p.5). Il gioco dell’Iva. Dal primo di gennaio del 2020 scatterà l’aumento dell’imposta per 23,1 miliardi. L’intervento per evitarlo dipenderà dalla soluzione alla crisi di governo. Clausole, la trovata di Tremonti è diventata una scorciatoia obbligata. Monti e Gentiloni le ridussero, Letta scelse il rincaro. Tornate con Renzi e Conte

(Repubblica p.9). La tagliola dell’Iva. Il commento di Tito Boeri su Repubblica in prima.

Svolta dei capitalisti Usa: «Prima degli azionisti ci sono etica e ambiente». Manifesto di 200 imprese quotate a Wall Street: «Il profitto a tutti i costi danneggia il business» (Giornale p.12). La svolta etica del capitalismo. Un documento di 181 top manager dice che l’impresa deve arricchire i lavoratori e la società. Ogni compagnia deve avere come scopo l’arricchire la vita dei propri dipendenti, dei consumatori e delle comunità, servendo gli azionisti in modo etico. La Business Roundtable è una grande associazione di imprese americane: ne riunisce oltre 180, con dieci milioni di dipendenti. Ieri ha aggiornato i suoi valori: al centro ci sono contributi e responsabilità nei confronti di lavoratori, ambiente e comunità. Le critiche. Larry Summers: «Sono diffidente, temo sia una strategia per evitare una riforma fiscale» (Corriere p.13). Se il manager diventa verde. Il commento di Federico Rampini su Repubblica (p.30).

Berlino: piano da 50 miliardi per rilanciare l’economia. La Bundesbank prevede un peggioramento del Pil nel terzo trimestre. La paura della recessione spaventa la Spd anche in chiave elettorale. L’ipotesi di un programma di spesa come quello usato contro la crisi del 2008 (Stampa p.20).

Tassi e superdollaro, l’incubo di Trump. Dietro le tensioni fra il presidente e la Fed le critiche degli esperti alla politica dei dazi (Repubblica p.20).

L’economia rallenta, ma per le cedole è nuovo record. È stato raggiunto un nuovo record, a livello globale, di dividendi pagati agli azionisti delle società quotate in Borsa. Il secondo trimestre dell’anno, secondo l’indice di Janus Henderson Global Dividend, ha registrato quota 513,8 miliardi di dollari, in aumento dell’1,1% rispetto al 2018, nonostante il rallentamento del tasso di crescita dovuto al rafforzamento del dollaro e al rallentamento dell’economia globale (Corruere p.30). Crisi aziendali in salita, rischiano il posto 250 mila lavoratori. Sono 158 i tavoli aperti (138 a inizio anno). Timori per settembre (Corriere p.31). La recessione e camper: un nuovo indice. Per gli addetti ai lavori della finanza è l’inversione della curva dei tassi di interesse dei T-Bond, i titoli di stato americani. Per l’uomo della strada è il crollo della vendita dei camper. I due eventi, quando si verificano, hanno lo stesso comune denominatore: la recessione economica. Nei giorni scorsi, analisti, quotidiani e siti economici hanno ricordato come da 40 anni a questa parte tutte le nove recessioni (più o meno profonde) che si sono verificate sono sempre state anticipate dall’inversione della curva dei tassi di interesse: ora, i tassi che pagano i titoli con scadenza a breve sono più alti di quelli con scadenze più lunghe. Certo, per essere recessione l’inversione deve durare qualche settimana. E quindi c’è tempo per intervenire. Ma l’agenzia Ansa da New York, ieri, ha fatto notare come le vendite di camper siano scese del 20% da inizio anno (mentre la frenata era stata del 4% in tutto il 2018). Simbolo dell’americano medio che spende, le ultime tre recessioni sono sempre state anticipate da meno camper venduti.

“Aumenti a raffica delle telefonate. L’Agcom controllerà gli operatori”. Francesco Posteraro, commissario dell’Autorithy: “Sulla fatturazione a 28 giorni abbiamo avviato un procedimento. Dopo 150 giorni scatteranno le sanzioni fino a 5 milioni per colpire le compagnie che non hanno rimborsato i clienti” (Stampa p.21).

Jobs act e diritto al reintegro, deciderà la Corte Ue. Ai giudici comunitari il caso di una lavoratrice non riassunta: presunta discriminazione (Corriere p.30). Si tratta di un licenziamento collettivo ingiusto: tutti i lavoratori coinvolti sono stati reintegrati tranne l’unica assunta con il Jobs Act e quindi l’unica a non avere diritto a riavere il proprio posto di lavoro, ma solo a un indennizzo. La palese dimostrazione di quanto le norme violino non solo la Costituzione, ma «sia i principi di parità di trattamento e di non discriminazione contenuti nella direttiva europea 99/70, sia la tutela contro i licenziamenti illegittimi stabilita dagli artt.20 e 30 della Carta dei diritti fondamentali della Ue».

Ex-Ilva appesa a un filo. Il decreto tarda ancora. ArcelorMittal tentenna Repubblica (p.30). Immunità, tempi più lunghi Mittal avvia i tagli all’indotto. Slitta la pubblicazione, attesa per ieri, del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Riorganizzazione nei servizi e novità per la controllata Alliance green service (Sole p.7).

Asse Putin-Macron. Sull’Ucraina prove di dialogo prima del G7. Verso un vertice con Berlino e Kiev per parlare del Donbass. La Ue resta ai margini (Repubblivca p.10). Macron incalza Putin sui diritti umani. Risposta: e i gilet gialli? Anche l’Ucraina al centro dei colloqui. Il presidente russo: «Il G7 non esiste» (Sole p.3). Macron-Putin, prove di dialogo verso il G7. Ma l’unica apertura è sulla crisi in Ucraina. Il leader del Cremlino: sì ai raid di Assad a Idlib. Sui cortei a Mosca: non voglio proteste come i gilet gialli (Stampa p.10). Altro che geopolitica, Putin e Macron pensano agli affari (Fatto p.18).

Merkel e Orban si vedono al confine che fu la breccia nella Cortina di ferro. Meeting a Sopron, citta’ ungherese da cui fuggirono migliaia di tedeschi della Ddr. Il premier: 30 anni fa aprire i confini era libertà. Oggi chiuderli significa sicurezza (Stampa p.10). Merkel rassicura Orbán. Incarichi in Europa per i Paesi di Visegrad. Insieme per ricordare l’«inizio» della caduta del Muro

(Corriere p.12).

Alleanze. L’America First di Trump è isolata? Non ha mai avuto tanti «amici». Da Bolsonaro a Modi, metà dei leader del G20 è con il presidente. Sono nove i Paesi del G20 che hanno ottimi rapporti con Donald Trump e lo preferiscono di gran lunga al suo predecessore Barack Obama. Per i Paesi democratici l’attrattiva di Trump è la sua capacità di parlare agli elettori emarginati. L’intervento di Ian Bremmer sul Corriere (p.12).

La classe media contro “il popolo delle mascherine”: gente accecata dall’odio verso il partito, la Cina ci ha dato il benessere. I filo-cinesi della città ribelle: “Hong Kong ingrata con Pechino”. Sono undici le settimane di protesta che stanno scuotendo la società di Hong Kong. Trump avverte Xi Jinping: zero accordi se usate la violenza (Stampa p.11).

Trump, negoziato segreto con Caracas per far capitolare il regime di Maduro. Washington ha contatti con il leader socialista Cabello per cercare di fare breccia fra i militari e garantire immunità ai leader. Il presidente Usa frustrato per l’incapacità di Guaidó di prendere il potere (Stampa p.12).

Con l’amico Epstein e due ragazzine. Un video imbarazza il principe Andrea. Frequentò il finanziere anche dopo la condanna per pedofilia. I reali britannici in difesa: ipotesi orribile. Se gli Usa incriminassero il figlio di Elisabetta si aprirebbe un caso diplomatico mai visto (Corriere p.14).

Brexit: Londra ferma la libera circolazione. Boris Johnson sceglie la linea dura: nessuna transizione per i cittadini europei in caso di uscita dalla Ue senza un accordo. Scatta la protesta: “Irresponsabile” (Repubblica p.11). Brexit, la mossa di Corbyn: “Sfiduciamo Johnson”. Come evitare il no deal. Mettere alle corde il premier Tory che ha un solo voto di vantaggio ai Comuni e indire le elezioni. Confini blindati. Il governo: in caso di uscita senza accordo dalla Ue, stop alla libera circolazione delle persone (Fatto p.19).

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