Conte al Colle. Conte sale al Quirinale per chiedere un aiuto. Ma Mattarella lo frena. “I 5S insistono, sul vicepremier lo stallo è totale, presidente intervenga”. Il capo dello Stato però vuole tenersi fuori e anzi chiede di fare presto. Lo scenario elettorale non viene ancora escluso al Colle (Stampa p.2). Per Mattarella niente piano B: se il tavolo salta c’è solo il voto (Messaggero p.3). Il Colle ha fretta e Conte mette all’angolo Di Maio (Fatto p.2).

Martedi il governo. Conte vuol chiudere martedì: le ambizioni personali non potranno prevalere. Il premier incaricato prepara la lista dei ministri (Corriere p.3). La tela dell’avvocato. E il premier giurò “Non sarà un governo salvo intese”. Il cambio di passo dell’avvocato che alla delegazione dem confessa l’ira per gli ultimatum di Di Maio. I messaggi da Forza Italia: pronti a dare una mano (Repubblica p.3).

Niente incontro ieri. Il Pd attende il professore: ci dica se guida lui o Di Maio. E Nicola Zingaretti decide di saltare un altro incontro… Quello che si sarebbe dovuto tenere ieri sera con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Non è detto che l’incontro poi non si tenga oggi, quando le cose saranno più chiare, anche se al Pd preferirebbero che si svolgesse dopo la consultazione della piattaforma Rousseau. Al Nazareno, comunque, sono ben decisi a non farsi mettere in mezzo. Maria Teresa Meli sul Corriere (p.7).

Chi comanda Conte o Di Maio? Per il segretario lo schema dei grillini è questo: “I 5S vogliono i voti Pd per un governo guidato dal premier e dal loro capo”. I Dem: “Vediamo se comanda Conte o Di Maio”. Zingaretti tiene il punto sul vicepremier unico. Il Pd vuole fare un governo con i 5S e altri, di svolta e con un programma scritto insieme. Il M5S invece vuole i voti del Pd per un governo che resti saldamente nelle loro mani (Stampa p.2).

Matteo Renzi. «Governo per il Pil o non avrà i nostri voti». Intervista di Matteo Renzi al Sole: «Conte porti al Quirinale una lista di ministri di qualità. L’aumento dell’Iva sarebbe una mazzata sui consumi. Le tasse vanno ridotte: pagarle tutti, pagarne meno. Il Conte bis nasce per evitare l’aumento Iva, abbassare lo spread e riportare l’Italia in Europa. Il consenso a Nord è problema reale, si risponde con cantieri e più autonomia ai comuni. In Parlamento attrarremo i moderati» (Sole p.3).

Occasione unica. Luigi Di Maio non vuole sentire ragioni. Per lui la frontiera è sempre la stessa: o cade il veto sulla sua poltrona da vicepremier o salta tutto. Fino a sera. Quando Beppe Grillo si materializza sul blog e ribalta la linea. «Sono esausto, abbiamo un’occasione unica, non si riproporrà più così, cerchiamo di compattare i pensieri, di sognare a 10 anni», si sfoga il garante in un video in cui parla di futuro, tecnologia, urbanistica. Rivolgendosi a nuora — «ai ragazzi del Pd» — perché suocera (i “suoi” ragazzi) intenda.

E Nicola Zingaretti, con un tweet, raccoglie l’assist: “Caro Grillo, nella vita mai dire mai, cambiamo tutto e rispettiamoci” (Repubblica p.4).

Il forno è ancora aperto. «Ma Zingaretti vuole fare un governo o vuole soltanto la testa di Di Maio?». L’alibi perfetto per poter scaricare lo sposo sull’altare. Da giorni si vocifera di un canale rimasto aperto con i salviniani, di una strategia comune disegnata da Stefano Buffagni e Giancarlo Giorgetti in caso di voto anticipato: Lega e M5S correrebbero da soli, ciascun per sé, per poi tornare insieme a palazzo Chigi. L’una avrebbe formalizzato il divorzio da Berlusconi, gli altri dal Pd. Opzione che Di Maio ha iniziato ad accarezzare dopo aver toccato con mano il solco scavato da Conte per dividere le sorti del Movimento da quelle del suo capo politico, con la sponda di Beppe Grillo e Roberto Fico (Repubblica p.4).

Un mese fa. «Il problema di Zingaretti – osserva Loredana De Petris, di Liberi e uguali – è che arriva tardi. Renzi a me e Errani aveva prospettato un governo con i 5 stelle già un mese fa, davanti a un ascensore al Senato. Il Zinga, invece, se n’è accorto tardi. Non ha il senso della posizione in politica. Gioca come se fosse ancora nel campetto da calcetto della Regione…». Solo che per il segretario del Pd adesso sarebbe complicato, anche se volesse, bloccare il treno del governo o farlo deragliare: si assumerebbe una responsabilità enorme di fronte ai suoi interlocutori internazionali, ai mercati e aprirebbe la strada alla vittoria di Salvini alle elezioni. Augusto Minzolini sul Giornale a pagina 3.

Ministri. Il Pd ora chiede lo stesso numero di ministri dei 5S. Zingaretti, che ha ceduto su Chigi e non avrà il numero 2, reclama poltrone di peso. Sospetti nei dem: Renzi parla con Giuseppi? (Fatto p.2).

Svolta. «Che svolta sarebbe se tenessero premier, vice e programma?» intervista a Andrea Romano (Pd): diktat a Conte, più che a noi (Corriere p.2).

Minor peso. Offerta del premier a Di Maio. Il Capo dell’esecutivo avverte il leader M5S: se fai il vice avrai un ministero di minor peso (Messaggero p.3).

Marcucci. Intervista a Andrea Marcucci: «Non fallirà tutto per il ruolo di Luigi se è un problema la soluzione si trova» (Messaggero p.3).

Di Maio a Bruxelles. La soluzione alla grana Di Maio è mandarlo in esilio a Bruxelles. Il vicepremier è stato individuato dall’asse Grillo Fico come l’ultimo vero ostacolo al papocchio. Per neutralizzarlo spunta l’ipotesi di farlo commissario europeo (Verità p.4).

Immigrazione. Sassoli: sì a un ministero per l’Immigrazione (Corriere p.9).

Autonomia. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala: «L’alleanza duri il tempo per eleggere il Presidente. L’autonomia? Ai Comuni. L’esecutivo riparta dal metodo Milano» (Corriere p.9).

Il verdetto di Rousseau. Il voto è atteso per domani. L’idea che il quesito si concentri sul programma. Un esito contrario potrebbe fare implodere il M5S

(Corriere p.6). Bachi e buchi di Rousseau l’oracolo di Casaleggio che avrà l’ultima parola. Con il voto dei 115.372 iscritti sono in ballo anche i 5 milioni di euro che la piattaforma incassa in questa legislatura grazie all’obolo degli eletti (Repubblica p.4).

Anche Grillo avverte il leader 5 Stelle: basta con posti e punti. Oggi potrebbe svolgersi l’incontro tra Di Maio e Zingaretti saltato venerdì (Corriere p.5). M5S spaccato, Grillo pressa Di Maio: “Mi rivolgo al Pd: l’occasione è unica”. Il premier vuole facce nuove e donne. “E su Tesoro ed Europa decido io”. Mentre al grillino chiede di controllarsi. Il leader del M5S avverte i dem: “Codice etico per la scelta dei ministri, no a indagati per fatti gravi e no a condannati”. Zingaretti replica: “Mai dire mai” 5S divisi, il comico “Basta parlare di posti”. Il pacchetto verrà messo ai voti martedì sulla piattaforma Rousseau (Stampa p.3). Diktat Di Maio al vertice: vice o perdo il Movimento. Piano di Grillo: diventare forza progressista (Messaggero p.5). Intervista alla senatrice Nugnes: Cresce la fronda interna anti leader. Affondo dell’ex M5s contro Di Maio «Persino Beppe vuole che si dimetta» (Qn p.6).

Programma. I capigruppo hanno smussato i rispettivi programmi: compatibilità su temi come fisco e ambiente, distanza su Unione Europea e migranti. Dal taglio dei parlamentari alle banche M5S e Pd, così vicini e così lontani (Stampa p.4). Meno tasse sul lavoro e una legge che superi i decreti di Salvini. Nell’accordo anche taglio dei parlamentari con riforma elettorale, sì alle infrastrutture e sblocco dei cantieri no agli inceneritori e revisione delle concessioni autostradali (Repubblica p.6). Nuovo sblocca-cantieri e intesa sul cuneo fiscale. Primo accordo sul costo del lavoro Concessioni, divisi solo su Autostrade. Passa la linea del Pd: gli sconti di tasse in busta paga a beneficio dei dipendenti e non delle imprese (Messaggero p.7).

Totonomi. Più donne al governo. Spunta Lamorgese per il Viminale. L’ex prefetto di Milano il nome nuovo per l’Interno, in corsa anche l’ex capo della polizia Pansa. Per Di Maio ipotesi Farnesina se non fa il vice. Provenzano e Manzella le novità dem (Repubblica p.7).

Discontinuità. La sfida più difficile per Zingaretti. Discontinuità all’interno del Pd. Il segretario dei democratici deluso dai capicorrente del partito, preoccupati soprattutto del proprio destino. Per voltare pagina il governatore del Lazio potrebbe proporre nuovi nomi nella formazione del governo. La fase politica offre la possibilità di tagliare i ponti con i soliti volti. Obiettivo del rinnovamento: trovare competenze inedite e sensibilità diverse. Il rischio: rimanere da solo lungo una strada tortuosa e in salita. Federico Geremicca sulla Stampa (p.5).

Calenda. Intervista a Calenda che avverte: il Pd ne uscirà a pezzi. L’ex ministro: giravolta mai vista, col mio movimento voglio parlare anche a Forza Italia (Qn p.7).

Laboratorio. I democrat e le regionali di ottobre. «Umbria laboratorio per l’intesa con i 5Stelle» (Messaggero p.6). Andrea Fora. In Umbria i dem sostengono il civico dal programma grillino: l’intesa nazionale può aprire ad alleanze sui territori per arginare la Lega. “Io, candidato 5 Stelle-Pd lancio l’asse per le Regionali” (Fatto p.5).

Bologna. Anche il sindaco Merola fa dietrofront: “Non possiamo perdere l’anima”. E gli elettori M5S chiudono al dialogo: “Mai con il Pd”. Bologna, il laboratorio politico che non c’è. “I grillini sono di destra, nessuna alleanza” (Stampa p.6).

Leu, Grasso: “Fanno tutto da soli”. Nonostante Liberi e Uguali si sia sempre detta a favore della nascita di un nuovo esecutivo, emergono i primi malumori per come 5 Stelle e Pd stanno portando avanti le trattative. “Da giorni le interlocuzioni sul programma del “governo di svolta” sono esclusivamente tra Pd e M5S” (Fatto p.4). Rossella Muroni di Leu: “Pd e M5S devono uscire dalle enunciazioni. Serve condivisione sul programma. Conte adesso deve darci risposte” (Stampa p.6).

Sondaggi. Primo effetto del big bang giallo-verde: avanza il cantiere per un nuovo centro. Sondaggisti tutti d’accordo. Risso, Swg: «Manca ancora un leader aggregatore». Il ruolo di Conte, Renzi Calenda, Carfagna (Messaggero p.6).

Forza Italia. Ora Forza Italia richiama Salvini: “Da solo dove vai?” Il leghista minaccia di rompere, gli azzurri esorcizzano la fuga rivangando il passato e appellandosi alla matematica: “Divisi si perde”. Gasparri ricorda il 1994, Maria Rosaria Rossi: “Si vota dopo 5 anni, non dopo 5 mojito” (Fatto p.7).

Tajani: «Non bastano i like sui social. Ora un centrodestra diverso. Faremo opposizione senza compromessi, ma mai contro l’Italia» (Corriere p.8).

Salvini lancia l’ultimo amo al M5S: “In tempo per un governo coerente”. “Persino mia figlia di sei anni non crede a Pd e grillini” (Repubblica p.8). Salvini a Mattarella: «Ancora in tempo per un governo chiaro e coerente»

(Corriere p.8). Salvini attacca: deluso dal Capo dello Stato: faccia votare gli italiani per legittima difesa (Messaggero p.2).

Lega, spunta la fronda dei “sommergibilisti”. Nel mirino c’è il cerchio magico di Salvini. Il leader: Mattarella metta fine a questo vergognoso mercato delle poltrone e convochi al più presto le elezioni (Stampa p.8).

Calderoli avvisa i giallorossi: «In Aula non faremo passare niente». L’ex ministro è il “mago” dei regolamenti: «A Palazzo Madama la maggioranza è risicata e noi controlliamo molte commissioni. Se anche l’esecutivo dovesse nascere, sarà facile metterlo in difficoltà. Non durerà» (Libero p.7).

Borghi, Bilancio: “Pronto a seppellire gli amici del M5S con le leggi che mi hanno bocciato”. E Fico ammette: “Impossibile sostituirli”. Il Carroccio prepara la guerriglia con i presidenti delle Commissioni (Stampa p.8).

Rai. Traballano le poltrone più legate al sovranismo. Chi ha rapporti personali con Grillo e il M5s li sta facendo valere. Chi resta col cerino in mano rispolvera amicizie col Pd. Ma il calo di ascolti condanna alcuni nomi senza appello. Un terremoto nella Rai post-Lega. L’organigramma si sposta a sinistra (Stampa p.7).

C’è chi dice no

OCCHIO AL PORTAFOGLI Vogliono la patrimoniale Sinistra e grillini si preparano a una maxitassa su proprietà e risparmi Di Maio vince col ricatto: verso la riconferma a vicepremier. Giornale

Rissa senza fine: governo indietro tutta M5S-PD, MISTERO BUFFO Di Maio vuole la luna nel pozzo, Zingaretti s’irrigidisce e compie tre passi indietro, Conte cerca una sintesi: nascerà una maggioranza rimbambita. Caro Mattarella, butti fuori questi signori. Libero

Un Paese a responsabilità limitata. Ordine della Merkel: «Fate il governo». Retroscena di Repubblica: nel momento peggiore della trattativa con i pentastellati, la Cancelliera chiama Gentiloni. Il suo messaggio: «Andate avanti a tutti i costi, occorre fermare i sovranisti››. E l’ex premier twitta: «Bisogna accelerare». Retromarcia M5S: «Intesa sull’immigrazione. Ma i numeri sono a rischio: offerte a Fi? La Verità.

Ma perché il Quirinale pretende ministeri? Secondo la Costituzione, li deve proporre il premier. In pratica, l’anomala prassi prevede che il presidente della Repubblica scelga uomini fidati in caso di governi poco graditi. Con buona pace del ruolo del Parlamento, tanto invocato in questi giorni. Verità p.3

Migranti, ora le navi bloccate sono due. Il Pd: scene disumane, fateli scendere (Repubblica p.10). Il colpo di coda di Salvini: blocca anche la Alan Kurdi. Divieto d’ingresso per lo scafo che ha affiancato la Mare Jonio, ancora al largo di Lampedusa (Fatto p.11). Pietro Bartolo, ex medico di Lampedusa. “Via il decreto sicurezza o continuerà il tira e molla sulla pelle di chi soffre”. A Zingaretti dico: nessuna timidezza. Ritrovare l’umanità perduta deve essere il segno irrinunciabile di questo nuovo governo (Repubblica p.10).

Carceri sovraffollate, risse e polemiche. Raddoppiate le aggressioni ai secondini. Dai 387 episodi del 2014 ai 681 dell’anno scorso. La Uil: “Colpa della custodia aperta”. Antigone: “Falso, nessuna correlazione”. Il sindacato di polizia: “Si aprono le celle e si lasciano vagare i detenuti nell’ozio. Antigone: “Quando mancano gli spazi, va garantita la vita sociale” (Stampa p.12).

Rifiuti. Il Far West dei rifiuti Roghi al Nord, strade invase al Sud ma chi li trasporta fa affari d’oro. Ne produciamo 165 milioni di tonnellate all’anno e non riusciamo a smaltirli: in Campania le ecoballe sepolte dal 2001 sono una montagna più grande del Principato di Monaco. E da Roma in giù mancano gli impianti di compostaggio. Causano anidride carbonica quanto l’intera flotta Alitalia nel mondo. L’ultima emergenza: nel compost troppi frammenti di plastica dei sacchetti bio (Repubblica p.18).

Stramaccioni diventa idolo dei riformisti. Bloccato in Iran con il visto turistico scaduto. L’ex allenatore dell’Inter, ingaggiato a giugno a Teheran, aveva polemizzato pubblicamente con la dirigenza (Stampa p.13).

Editoriali

Molinari sulla Stampa

Prodi sul Messaggero

Travaglio sul Fatto

De Bortoli sul Corriere

Salvatore Rossi sul Corriere p.32

Sergio Romano p.13

Ferdinando giugliano p.34 repubblica

Feltri sul Libero

Belpietro sulla Verita

Minzolini sul Giornale

Sallusti sul Giornale

Letture

Cosa google sa di noi Corriere p.25

Armaroli p 5 sul Sole

Scalfari su Repubblica

ECONOMIA

1 contanti

Da lunedì scatta la stretta sull’uso anomalo del contante. Nel mirino degli sceriffi di Bankitalia chi movimenta più di 10 mila euro al mese (Stampa p.17). Evasometro, allarme fisco se il saldo del conto corrente sarà più alto dei guadagni (Messaggero p.8).

2 Reddito di citatdinanza

Reddito, dovrà lavorare un beneficiario su tre. Via alla fase due: convocazione da domani per 705 mila persone. Chi non si presenta al centro per l’impiego perde una mensilità (Messaggero p.9). Lavoro, navigator alla prova ma al Sud si rischia il flop. Da domani i tutor dovranno tracciare l’identikit delle persone in cerca di occupazione, ma chi svolge l’incarico nelle regioni meridionali ha meno posti a disposizione e più disoccupati a carico. Il 65 per cento dei beneficiari del reddito di cittadinanza vive in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia (Repubblica p.11).

3 Dazi

Trump, da oggi i dazi anti Cina. E Pechino colpisce 5mila merci. Guerra commerciale. Confermate le nuove tariffe del 15% su una prima tranche di 125 miliardi di dollari d’import cinese (su 300 da dicembre). Xi replica su 75 miliardi di prodotti americani (Sole p.6).

4 Oltre i dazi

Tra Usa e Cina guerra dei cavi sotto i mari. Washington contrasta la strategia di Pechino che per avere più peso punta sulle Vie della seta digitali. La sfida è per il primato tecnologico e la sicurezza delle trasmissioni. L’avanzata di Facebook, Google e Amazon. All’inizio del 2019 i “submarine cable” in funzione sono circa 378. Un’infrastruttura imponente che è lunga oltre 1,2 milioni di chilometri (Sole p.7).

5

ESTERI

Hong Kong, in piazza bombe molotov e idranti. Ultimatum di Pechino. Decine di migliaia di giovani dimostranti hanno sfidato il divieto delle autorità: violenti scontri, gli agenti sparano (Messaggero p.10).

Tra le fiamme di Hong Kong. Nel quinto anniversario della legge liberticida che scatenò la rivolta degli ombrelli, gli attivisti hanno sfidato il divieto di manifestare. “Uscire fuori in strada è l’unica cosa da fare”. I dimostranti hanno appiccato il fuoco alle barricate, la polizia ha lanciato cariche. Il fumo dei lacrimogeni rende l’aria irrespirabile. Le stazioni del metrò diventano un rifugio (Repubblica p.13).

Telegram, l’app russa alleata dei manifestanti. Nella lotta contro le autorità cinesi, i dimostranti di Hong Kong hanno anche un alleato invisibile: l’applicazione di messaggistica istantanea Telegram. È qui che, grazie a oltre cento gruppi criptati, gli attivisti coordinano marce e azioni di protesta o si scambiano consigli su come proteggersi dai gas lacrimogeni, informazioni sui poliziotti sotto copertura e i codici d’accesso a edifici dove poter trovare rifugio (Repubblica p.13).

Il Regno Unito si mobilita contro Boris Johnson e la sua decisione di sospendere i lavori a Wesminster per poter far avanzare la Brexit senza intoppi. Manifestazioni in 32 città britanniche, da Londra a Manchester, da Belfast a Glasgow dove con la folla c’era il leader laburista Jeremy Corbyn (Stampa p.9).

I ragazzi che sfidano Johnson. “Difenderemo noi la democrazia”. Manifestazioni in tutta la Gran Bretagna contro la sospensione del Parlamento: a organizzarle sono gruppi di ventenni, decisi a non farsi escludere dall’Europa (Repubblica p.15).

Oggi il voto anche in Brandeburgo. L’estrema destra fa paura ed è stata massiccia la mobilitazione dei partiti. Tra gli abitanti di Dresda nell’anniversario dell’invasione della Polonia: “Volete davvero che tornino i fascisti?” Dalle fabbriche alle piazze. Così la Sassonia lotta contro l’AfD.

La Cdu è in recupero, Spd sempre in crisi, Sinistra e Verdi verso un buon risultato (Stampa p.9). Ultradestra a caccia della svolta. Oggi il test cruciale in Germania: al voto Brandeburgo e Sassonia (Est), con l’Afd data oltre il 20% (Corriere p.10).

Somalia, le unità speciali degli Shabaab dietro il rapimento di Silvia. La giovane cooperante italiana fu presa in Kenya e poi portata oltre confine (Stampa p.11).

Lione, coltellate ai passanti: «Non leggono il Corano». Afghano colpisce a caso cittadini fermi al capolinea del bus. Bloccato dalla folla. Ucciso un 19enne, 9 feriti di cui tre gravi. Forse squilibrato, non escluso il terrorismo (Messaggero p.11).

GIUSTIZIA
“Quel bimbo non avrà due mamme”. Il Viminale ricorre contro il Comune. Un bimbo di due anni nato in Gran Bretagna, con due mamme unite civilmente, non può diventare italiano, perché la madre pugliese non è quella che lo ha partorito: il Viminale alza le barricate per far revocare l’atto con cui nell’ottobre 2017 il Comune di Bari aveva trascritto l’atto di nascita del bambino. La questione era stata chiusa a maggio dal tribunale civile, che aveva escluso l’interesse del ministero ad agire ma da Roma è arrivato il ricorso in appello e l’udienza è stata fissata per il 12 novembre. Davanti ai giudici si scontreranno due opposte impostazioni: da un lato quella del ministero fino a pochi giorni fa retto dal leader leghista Matteo Salvini, dall’altra quella dell’amministrazione guidata dal sindaco dem (e presidente dell’Anci) Antonio Decaro. Una partita legale ma anche ideologica, in cui si è inserita anche la Procura di Bari, che aveva prima chiesto l’annullamento dell’atto di trascrizione della nascita, salvo poi fare retromarcia quando aveva appurato che le due donne sono legate da un’unione civile.