Buongiorno a tutti. La meglio gioventù che è scesa in piazza ieri apre quasi tutte le prime pagine dei giornali. Il premier invece apre all’obiezione di coscienza sul suicidio assistito. Mentre sterilizza il decreto clima di Costa e pare aumenterà l’iva rimodulando le aliquote. Trump il voto a Kabul e in Austria per le cose nel mondo. Buona lettura a tutti.

La meglio gioventù. Belli, belli, sono belli i nostri figli senza bandiere, belli e presuntuosi, belli e saputi, belli senza cattiveria, belli senza violenza, tanto belli che oggi a Roma anche la piazza non è più la piazza dove “si scende”, la piazza dello scontro, la piazza-tribunale del popolo, la piazza-plotone della demagogia. Oggi, in piazza della Repubblica, il Friday for future sembra realizzare invece, quasi settant’anni dopo, il magico raduno immaginato da Salinger nel 1951, quello dei giovani Holden, degli adolescenti del disagio: «Mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande voglio dire…». Francesco Merlo su Repubblica a pagina 2.

Il clima del futuro. Clima, un milione in piazza «Siamo il futuro che protesta» (Messaggero p.2). La meglio gioventù. Il mondo dei ragazzi che protestano col sorriso (Repubblica p.2). «Vogliamo salvare il nostro futuro». Il corteo in festa dei ragazzi del clima (Corriere p.2). Senza partito. Tra i ragazzi in corteo per le strade di Milano, elettori di domani che non sanno per chi votare. Confidano nel Papa e negli scienziati pro ambiente ma diffidano dei politici: “Non ci rappresentano” (Repubblica p.4). Da Torino a Napoli, cortei in 180 città: “Il governo ci ascolti”. È la consacrazione di un movimento transgenerazionale: “Sembra il Sessantotto” (Stampa p.2).

Il senatore a vita. La scienziata senatrice a vita Elena Cattaneo: «La piazza illude e delude. La conoscenza è l’unico antidoto alla demagogia. Indispensabile l’educazione civica unita all’obbligo del metodo scientifico» (Messaggero p.3).

Eutanasia. Conte apre all’obiezione dei medici: «Ho dubbi sul diritto alla morte». Il premier sul suicidio assistito: lo dico da giurista e cattolico (Corriere p.8). Si vanno delineando le posizioni. Il centrodestra per un no netto. Perplessità nel Pd. Un «no» netto al suicidio assistito arriva dalla Lega di Matteo Salvini e da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, oltre che dall’Udc. Il M5S cerca un’intesa con il Pd, senza inimicarsi la componente cattolica. I dem lasciano parlare Graziano Delrio, medico, che all’Avvenire spiega il «tormento» di depenalizzare «in alcune condizioni l’aiuto al suicidio» (Corriere p.8).

Antonio Scurati. La riflessione di Antonio Scurati: Dico sì all’eutanasia legale, libera e civile. Sono per la vita. I valori supremi delle democrazie liberali sono racchiusi nel concetto di libertà individuale e dignità personale (Corriere p.9).

Mattarella bis. Conte la butta lì: “Se Mattarella facesse un altro mandato…” (Fatto p.8). Il premier apre all’ipotesi di un Mattarella bis. “Se lui fosse disponibile” (Stampa p.6).

Ius culturae. M5S-dem: intesa sulla cittadinanza. Da giovedì prossimo riparte alla Camera in Commissione il ddl Boldrini. Altolà Lega. I figli degli immigrati diverrebbero italiani alla fine del ciclo scolastico (Messaggero p.7). Ma Di Maio è contrario. Relatore del testo sarà Brescia, grillino dell’area più a sinistra. Salvini: “Povera Italia. La Lega si batterà contro la cittadinanza facile” (Stampa p.6). C’è pure una proposta di Forza Italia (Corriere p. 6). La Cei rilancia il tema: “In Italia serve lo ius culturae, altrimenti l’integrazione resta un contenitore vuoto” (Repubblica p.21).

Referendum. Taglio parlamentari, tante incognite dal proporzionale ai referendum (Repubblica p.10). Legge elettorale, la Lega esulta. Ma per gli esperti quesito a rischio. Il capitano: «A primavera si vota il referendum. Chi vince governa» (Qn p.7). La Lega piazza la trappola per fregare la Corte mettendo una delega nel quesito per evitare il no della Consulta (Verità p.9).

D’Alimonte. Una buona notizia: almeno per ora la riforma elettorale non si farà. Il sistema attuale non è il migliore possibile ma con il proporzionale l’instabilità sarebbe certa scrive Roberto D’Alimonte sul Sole (p.8).

Massimo Franco. È una battaglia referendaria dagli esiti molto incerti per Massimo Franco (Corriere p.12). Che scrive: L’operazione è ben architettata: dal punto di vista politico e anche giuridico. Ma non è detto riesca. La consultazione potrebbe essere non ammessa dalla Corte costituzionale. E non solo per il profilo di alcune norme. Il problema è che propone, non cancella una legge. Comporta dunque una ridefinizione dei collegi elettorali. E probabilmente incrocerà gli effetti della riduzione del numero dei parlamentari. Dunque si creerebbe un vuoto legislativo che impedirebbe al nuovo sistema di entrare in vigore. Massimo Franco sul Corriere a pagina 12. More

Renzi vuole prendersi Forza Italia. Berlusconi indagato per l’attentato a Costanzo. La difesa di Renzi: attonito per certi pm. Il leader di Italia viva: «La mafia? Non c’è una prova» L’affondo sulla Procura di Firenze, che indaga sui suoi (Corriere p.11). Renzi difende Berlusconi indagato. La mossa per “ereditare” Forza Italia. L’ex segretario punta ad essere designato leader dei moderati direttamente dal Cavaliere (Messaggero p.6).

Crepuscolo Forza Italia. Tra le avance di Renzi e la minaccia Salvini. Tutti dicono che il “frontman” resta Berlusconi. Ma dietro l’anziano leader è il caos. E intanto il partito si spacca sotto il pressing leghista (Repubblica p.13).

Non c’è trippa pe’ gatti. Con il taglio dei parlamentari non ci sarà spazio per i transfughi. Il numero di posti è limitato. Renzi e Salvini sono già in overbooking. Scrive Francesco Verderami sul Corriere (p.12): dal sette ottobre la transumanza da un gruppo all’altro non eviterà la mattanza. Perciò le campagne acquisti annunciate in questi giorni nel Palazzo da Renzi e Salvini sanno di propaganda, evocano certe trasmissioni televisive in cui si promettevano diete miracolose: ma come gli infusi di Wanna Marchi non modellavano il corpo, è da escludere che si possano moltiplicare i seggi.

Italia viva è composta da una quarantina di elementi tra Camera e Senato. Se alle elezioni ottenesse il 5%, con il proporzionale acquisirebbe in tutto 30 seggi e qualcuno tra i suoi si sta preoccupando. Allo stesso modo Salvini, se pure superasse il 30% nelle urne, porterebbe in Parlamento più o meno lo stesso numero di deputati e senatori che siedono attualmente nei gruppi della Lega. Dove finirebbero allora quei grillini e quei forzisti folgorati sulla via di Bellerio? Sebbene la scissione di Renzi abbia facilitato il compito a Zingaretti, con un risultato del 20% dovrebbe tagliare una decina degli attuali parlamentari.Con gli attuali sondaggi, e per via della riforma, il Movimento 5Stelle alle prossime elezioni perderebbe 160 seggi tra Camera e Senato. Ecco perché il sottosegretario alla Presidenza Fraccaro ha gioco facile nel sostenere che «il taglio dei parlamentari stabilizzerà il governo». Sarebbe stato più corretto dire che «stabilizza la legislatura». Per Forza Italia sarebbe invece la fine di un’epoca, se è vero che resisterebbe appena un terzo degli attuali 160 eletti. Perciò si ipotizza il fuggi-fuggi tra gli azzurri. Per andare dove, non si capisce: numeri alla mano, Salvini ha posti in piedi, Renzi nemmeno quelli.

Il sondaggio di Pagnoncelli. Dem in calo al19,5%. È il peso della scissione. Migliora il gradimento del nuovo governo. M5S giù di oltre 3 punti (20,8). Lega al 30,8, sale FdI. Sembra emergere qualche segnale che fa pensare a un possibile ridislocamento di una parte degli elettori rispetto al governo, con una fuoriuscita dal M5S e una crescita di interesse, per quanto contenuta, nell’area moderata del centrodestra. Occorrerà attendere per verificarne il consolidamento o meno. La presentazione della legge di bilancio è in dirittura d’arrivo e potrebbe avere qualche riflesso sugli orientamenti degli elettori. Nando Pagnoncelli sul Corriere (p.13).

La manovra. Obiettivo deficit al 2,1% (Corriere p.5). Il premier: l’Iva non cresce ma cambierà (Messaggero p.4). Conte apre alla revisione dell’Iva. Solo 17 miliardi per evitare aumenti. Il governo studia come spendere meno dei 23,1 miliardi previsti per “sterilizzare” una crescita dell’imposta. Tra le ipotesi una nuova aliquota dell’8% che assorba beni oggi tassati meno e altri che invece sono al 10 per cento (Repubblica p.8). Dal nuovo ciclo di revisione della spesa attesi tagli per un miliardo ai ministeri. Puntiamo a fare una manovra espansiva (Messaggero p.5).

Decreto clima. Ma il premier svuota il decreto sul clima. Restano i sussidi per chi usa fonti inquinanti (Stampa p.4). Diminuisce il bonus per la rottamazione perché i fondi ancora non bastano. Ridotto da 2000 a 1500 euro l’incentivo per chi decide di disfarsi di un’auto vecchia. Fraccaro: l’Ue scomputi le risorse green dal deficit entro una soglia del 2,5% del Pil (Messaggero p.4).

Gentiloni. Dall’Europa risponde Gentiloni: “Politica di bilancio più amica della crescita. Applicheremo il patto di stabilità e crescita, facendo pieno uso della flessibilità prevista dalle regole” La linea Ue per l’Italia. Investimenti verdi e flessibilità sui conti (Stampa p.9).

Carte e contanti. Bonus fiscali per 23 miliardi solo con moneta elettronica. Si studia l’obbligo di pagamenti tracciabili per alcune detrazioni: spese sanitarie, funebri, per le badanti e le attività sportive dei figli (Sole p.3). Sconti a chi paga con la carta ma per gli altri l’aliquota sale. Un meccanismo di premi e penalità per spingere la moneta elettronica. Dal nuovo ciclo di revisione della spesa attesi tagli per un miliardo ai ministeri (Messaggero p.5). Dalla stretta sul contante un incasso di 5 miliardi (Corriere p.5). Per il governo il vero nemico è il contante. Imposta sui prelievi e detrazioni solo per chi usa le carte, i giallorossi combattono il nero ma alla fine ci complicano la vita (Libero p.3). I commercianti: sì ai pagamenti elettronici, ma senza oneri sugli esercenti. Costi fissi e commissioni ancora alte. Ecco perché ai negozi non piace il Pos (Stampa p.9).

Reddito di cittadinanza. Oltre un terzo dei percettori del reddito di cittadinanza non risponde alle chiamate del centro per l’impiego per la convocazione. Le regioni chiedono un incontro al ministro Catalfo per trovare correttivi (Sole p.2).

Fiducia. Il clima di fiducia delle famiglie migliora, quello delle imprese peggiora. Secondo la rituale rilevazione dell’Istat a settembre l’indice di fiducia è migliorato (da 111,9 a 112,2) mentre in parallelo quello degli imprenditori è calato da 98,8 a 98,5. Dario Di Vico sul Corriere (p. 37).

Come si può spiegare tutto ciò? I consumatori sembrano aver percepito che gli orientamenti sia del nuovo governo sia delle autorità europee vanno in direzione dell’adozione di misure espansive e hanno comunque visto scendere lo spread verso numeri totalmente imprevisti. Di conseguenza sono portati a pensare che i consumi quantomeno riescano a mantenere la tendenza al moderato rialzo che avevano manifestato nel recente passato. Le imprese, invece, non paiono accontentarsi affatto di questi elementi di novità e di questi raggi di sole e, forse grazie al fatto che dispongono di una maggiore varietà di informazioni di medio periodo, intravedono prevalenti elementi di preoccupazione. Sanno, insomma, che non sarà possibile scampare alla stagnazione.

Austria domani al voto. Per Kurz l’incognita ultradestra. L’ex cancelliere è in netto vantaggio. Le insidie dell’Fpö ostaggio di Strache. Popolari in vantaggio con il 34%, nazionalisti e Spö al 21 e 22% (Stampa p.13). Chi ballerà con Kurz? Il promesso cancelliere alla scelta del partner. Ha tre opzioni: i Verdi, la sinistra, l’estrema destra (Corriere p.15). Kurz pronto al bis: meno tasse, possibile l’alleanza con i populisti. Il voto anticipato rieleggerà quasi certamente cancelliere il leader del Partito popolare. Una coalizione con Verdi e Liberali unica alternativa a un nuovo patto con l’Fpö

(Sole p.14).

Impeachment. Trump attacca la talpa della Cia. Impeachment, Pelosi accelera. Caso Ucraina, il capo dell’anticorruzione di Kiev: nessuna indagine sui Biden (Corriere p.14). Il giusto impeachment. Se il Senato e il popolo si volteranno dall’altra parte rispetto ai fatti, saranno giorni duri per la democrazia mondiale è il commento di Giuliano Ferrara sul Foglio (p.1).

Si vota a Kabul. La resistenza di Kabul, un voto contro i talebani. Elezioni presidenziali in Afghanistan. Duello tra il leader uscente Ghani e il premier Abdullah. La capitale spera in un futuro di pace per scacciare lo spettro integralista (Repubbblica p.16). Nove milioni di elettori per le presidenziali. La feroce lotta tra le tribù nel duello Ghani-Abdullah. Lungo la “strada del sangue” per stanare la resistenza talebana. L’offensiva dei militari afghani a protezione del voto, per la prima volta senza la Nato (Stampa p.11). «Difenderò l’Afghanistan come voleva mio padre. I talebani? Decide il voto». Parla Ahmad Massoud il figlio del leggendario comandante: «Se vogliono il potere, usino la democrazia» Fausto Biloslavo sul Giornale (p.13).

Giustizia. I paletti del Pd: «Riforma del processo o niente prescrizione». Vertice a Palazzo Chigi. Bonafede: la durata massima dei procedimenti sarà di 4 anni. L’obiettivo: varare due ddl, uno sul civile e l’altro sul penale e il Csm, entro fine 2019 (Messaggero p.6). Tra Pd e M5S l’intesa ancora non c’è. E Renzi dà già battaglia. L’ex premier: nessuno ha interpellato Italia Viva. Di Maio: non abdichiamo alle nostre idee (Repubblica p.11). Divide anche la proposta pentastellata di sorteggio per la scelta dei togati al Csm (Sole p.8). La prescrizione e Renzi dividono il governo. A Palazzo Chigi distanze nel vertice tra il premier, Bonafede e Orlando (Fatto p.5). La «terza via» (da trovare) per una tregua sulla giustizia. Il commento di Giovanni Bianconi sul Corriere (p.11). Sulla giustizia il primo cortocircuito. Il commento di Lina Palmerini sul Sole (p.8). Sulla giustizia c’è da avere i brividi. Il governo annuncia una riforma. Idee per rafforzare la dittatura delle procure. L’editoriale sul Foglio (p.3). Pd e 5s gettano la maschera: vogliono processarci a vita. I dem sconfessano se stessi e ingoiano la linea grillina sull’abolizione della prescrizione. E Bonafede esulta (Giornale p.6).

Commenti. Giustizia, quale riforma è urgente. La sfida di Bonafede. Nonostante le numerose “leggine” degli ultimi decenni, l’arretrato dei processi è cresciuto: servono misure strutturali. Il commento di Nicola Ferri sul Fatto (p.13).

Renzi fa il Caimano e “assolve” l’ex Cav sulle stragi di mafia. Il capo di Italia Viva attacca i pm di Firenze (che processano i suoi genitori) e spaccia per assolto il prescritto Papa (Fatto p.2). Il rottamatore difende il Cavaliere dai pm. Marcello Sorgi sulla Stampa.

Lotti dice ai pm milanesi: “Cercai carte sul pm Ielo”. Per screditare il giudice la chiave erano le consulenze Eni di Domenico Ielo. Per “L’Espresso” l’ex ministro avrebbe confermato ai magistrati le trame contro la toga romana, ma lui smentisce: “Non è vero nulla” (Fatto p.4).

Evasione. Il procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco: “Coi soldi di chi froda il fisco si farebbero almeno un paio di manovre finanziarie. Alzare le pene agli evasori per usare le intercettazioni” (Fatto p.7).

E Falcone finì sotto accusa. I verbali segreti dell’Antimafia. Nell’agosto del 1989 la Commissione parlamentare convoca il pentito Contorno, tornato dagli Usa. Ma dalle carte, ora rese note per la prima volta, emerge a sorpresa l’isolamento del giudice palermitano (Repubblica p.20).

I paradossi della voluntary disclosure. Assolvere, per assurdo, evasori e riciclatori: nell’udienza preliminare su una piattaforma di evasione fiscale offerta «chiavi in mano» ai clienti dai consulenti Gabriele Bravi e Filippo Dollfus (arrestati nel 2013 e 2015), ieri la Procura di Milano ha chiesto appunto il proscioglimento sia di alcuni evasori corsi a fare la voluntary disclosure (collaborazione volontaria col Fisco) quando ancora non avevano contestazioni formali ma già leggevano sui giornali l’arresto degli ideatori dei loro trucchi fiscali, sia di questi loro riciclatori. Assoluzione perché un paradosso nella legge del 2014 (paradosso ravvisato dalla lettura dei pm Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, e non invece nell’interpretazione proposta dal loro procuratore Francesco Greco) permetterebbe ai riciclatori di poter (pur non autodenunciatisi) beneficiare della medesima non punibilità penale concessa dalla legge agli evasori che (anche se quasi fuori tempo massimo) si erano denunciati con domanda di regolarizzazione. I due pm hanno chiesto il proscioglimento dopo che ieri la gip Giusi Barbara ha dichiarato inammissibile (senza entrare nel merito della legge) la loro richiesta di sollevare sul punto una questione di incostituzionalità, a motivo del fatto che comunque la Consulta non potrebbe prendere in considerazione una sentenza manipolativa in senso peggiorativo per gli imputati. Sentenza del gip non prima di dicembre. Luigi Ferrarella sul Corriere (p.21).