ECONOMIA

1 Berlusconi web

AAA Cercasi soci. “Cerchiamo soci in Europa per sfidare i giganti del web”. Pier Silvio Berlusconi ad di Mediaset anticipa alla Stampa i piani a un mese dalla nascita di Media for Europe. “E’ un progetto di sviluppo, il migliore possibile, per creare un campione Ue della tv commerciale”.More

2 Progetto italia

SEMAFORO VERDE AL NUOVO MAXIPOLO DELLE COSTRUZIONI “Progetto Italia” C’è il via libera di Cdp a Impregilo Per la Cassa si tratta di un’operazione “strategica” Ok dai mercati: Salini guadagna il 6%, Astaldi il 2,3

Stampa p.18

Supergruppo. Progetto Italia arriva al traguardo. Supergruppo Salini-Astaldi-Cdp. Con un cda nella notte Impregilo lima gli ultimi accordi con le banche e con la Cassa Depositi e Prestiti. Nasce un campione nazionale tra i dieci più grandi in Europa (Repubblica p.24).

3 lavoro

Lavoro. Più lavoro per gli italiani. Ma sempre meno reddito. Scrive Federico Fubini sul Corriere (p.6): nell’ultimo anno c’è stato un netto calo di produttività, meno 1,5%; la crescita è zero e un lavoro, di minore qualità, è spesso molto usato perché malpagato. Che le imprese stiano tagliando sugli investimenti, data l’incertezza generale nel Paese, si inizia proprio a sentire.

●L’analisi Cosa stia succedendo esattamente lo sapremo forse solo fra qualche anno, con il senno del poi. Per adesso è certo che in Italia non si erano mai viste tante persone con un lavoro, bello o brutto che sia, pagato bene o (più spesso) male. Neanche prima della crisi si era arrivati a 23,38 milioni di occupati. Pochi rispetto a qualsiasi altro Paese ricco, molti in questo. Il novero include anche le persone in cassa integrazione, della quale le ore autorizzate stanno tornando a esplodere; ma questo è stato vero anche in anni recenti e il conto degli occupati comunque non era mai stato tanto alto. C’è però un’altra certezza, dai dati Istat: fra aprile e giugno, proprio quando l’Italia ha segnato il record di posti di lavoro, il prodotto interno lordo (Pil) è stato di 182 milioni più basso che negli stessi tre mesi di un anno fa. Una decrescita anche se i lavoratori che dovrebbero produrre quel Pil aumentano. Per capire cosa si muove nel motore dell’economia italiana, l’unica soluzione è confrontare il Pil con il totale delle ore lavorate. Anche queste ultime nei primi tre mesi del 2019 (i dati più recenti) sono cresciute rispetto a un anno prima, tre volte più in fretta del numero degli occupati: più persone oggi hanno un lavoro e lo svolgono in media per più ore di un anno fa. Eppure anche nei primi tre mesi del 2019 il prodotto lordo era caduto (di 240 milioni) rispetto ai primi tre mesi del 2018. Quest’anno chi lavora genera in media 36,7 euro di Pil lordi per ogni ora di impegno, negli stessi mesi del 2018 ne produceva 37,3 euro. In altri termini nell’ultimo anno c’è stato un netto calo di produttività, meno 1,5%; con gli attuali livelli di occupazione e di ore lavorate, l’Italia oggi crescerebbe il doppio della Germania nel 2019 se solo tornasse ai livelli di produttività dell’anno scorso. Invece la crescita è zero e un lavoro, di minore qualità, è spesso molto usato perché malpagato. Che le imprese stiano tagliando sugli investimenti, data l’incertezza generale nel Paese, si inizia proprio a sentire.

Corriere p.6

4 dazi

Dazi. Trump: «Nuovi dazi da 300 miliardi sui beni cinesi». La misura scatterà il primo settembre. A questo punto l’escalation è completa. Tutto l’import in arrivo dal grande Paese orientale è soggetto a un prelievo alle dogane (Corriere p.10).

: il 10% si aggiunge al 25% applicato a merce per 250 miliardi di dollari. «Noi pensavamo di aver raggiunto un accordo con la Cina tre mesi fa — scrive il presidente—ma, è triste dirlo, la Cina ha deciso di riaprire il negoziato poco prima della firma». E ancora: «Più direcente la Cina aveva concordato di comprare prodotti agricoli dagli Stati Uniti in grandi quantità, ma non lo ha fatto». La trattativa tra Washington e Pechino continua. Ma si comincia a sentire odore di bruciato. Stanno andando in fumo i margini di redditività di molte aziende americane, nonché i guadagni degli agricoltori che esportano soia e carne di maiale. Inoltre l’economia cinese sta rallentando. Giuseppe Sarcina

Corriere p.10

Trump rilancia: nuovi dazi alla Cina

Repubbliva p.24

5 Arcelor mitatl

Immunità. All’Ilva torna lo scudo penale, ma sarà parziale e a scaglioni. Un manager di Arcelor Mittal svela che il governo “ripristinerà l’immunità” facendo infuriare il ministero (“è falso”). La realtà? Sarà reintrodotta, ma con alcuni paletti (Fatto p.9).

Ilva, si stringe sullo scudo parziale `Il governo sta preparando una norma che assicuri garanzie per i vertici, limitate però al piano ambientale `Ma sull’immunità penale scoppia un nuovo caso. Il cfo di ArcelorMittal annuncia il ripristino. Di Maio: «Falso»

Messaggero p.14

ExIlva,scontrogoverno-Arcelor sullatutelagiuridicaeambientale Il gruppo: l’esecutivo sta lavorando a una legge che ripristini l’immunità. Di Maio: falso

Corriere p.33

6 tav

Tav. Alta velocità Torino-Lione, l’appello degli ingegneri. Applicare l’analisi costi – benefici in modo meccanico a progetti infrastrutturali di portata rischia di produrre distorsioni gravissime (Corriere p.33).

La Lente di Marco Sabella Applicare l’analisi costi – benefici in modo meccanico a progetti infrastrutturali di portata continentale come la Nuova linea Torino Lione (Ntvl) e il Terzo Valico che metterà in collegamento diretto il porto di Genova con la Svizzera e il Nord Europa rischia di produrre distorsioni gravissime. Ne sono convinti i due presidente dell’Ordine degli ingegneri di Milano e di Torino Bruno Finzi e Alessio Toneguzzo che insieme a Sergio Sordo (Federazione interregionale degli ordini degli ingegneri del Piemonteedella Valle d’Aosta) e Augusto Allegrini, presidente della Consulta regionale Ordini degli ingegneri della Lombardia , hanno firmato un documento che invita a selezionare meglio i criteri di analisi di due opere che hanno valenza strategica. «Un parametro essenziale di valutazione come l’aumento del traffico indotto dalla sostituzione del trasporto merci da strada a ferrovia, ad esempio, non è stato considerati adeguatamente nelle analisi costi benefici fin qui condotte», spiega Finzi. La sola Svizzera dal 2007 a oggi ha ridotto dall’80% al 30% il trasporto su strada realizzando così una imponente riduzione delle emissioni di CO2. Drastico anche il calo dei costi medi di trasporto. © RIPRODUZIONE RISERVA

Corriere p.33

7 tarttati commerciali

Commercio. Serve una rivoluzione per i trattati commerciali Ue. Lo dice il sottosegretario Michele Geraci che sostiene che occorra difendere gli interessi nazionali anche rimanendo dentro l’Unione Europea e difende questo metodo di trattativa nei confronti di Usa e Cina per proteggere il made in Italy (Corriere p.34).

D ifendere gli interessi nazionali anche rimanendo dentro l’Unione Europea. Il sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci difende questo metodo di trattativa nei confronti di Usa e Cina per proteggere il made in Italy: «Pechino e Washington preferiscono rapportarsi coi singoli paesi europei. Per questo bisogna confrontarci direttamente con loro. La Francia lo fa per i dazi contro Airbus e la Germania per le tariffe contro le auto. Non aspettano Bruxelles». Per questo Geraci è andato negli Stati Uniti per evitare danni dai dazi contro l’Unione per gli aiuti ad Airbus: «Abbiamo instaurato un dialogo per far sì che non ci colpiscano nel nostro export per 4,5 miliardi. E non era loro intenzione colpirci, ma li abbiamo informati subito». Quindi bisogna anche che, nella stipula di nuovi trattati commerciali, vengano considerati non solo gli interessi del blocco continentale, ma anche quelli dei singoli paesi: «Serve una rivoluzione per fare una valutazione di impatto per tutti gli stati ed evitare che accada come con l’accordo con il Vietnam, dove le importazioni di riso ci colpiscono come produttori del 50% di riso europeo. Per questo ci siamo astenuti nell’approvazione» aggiunge Geraci. Ma dipende da caso a caso e Geraci fa un esempio: «Il Jefta, l’accordo con il Giappone, ha contribuito alla crescita delle nostre esportazioni verso Tokyo».

Corriere p.34

8 conti pubblici

Trucco sui conti pubblici. L’Istat cambia i calcoli, un assist ai conti 2019. La modifica alla struttura dell’economia potrebbe rialzare il valore aggiunto (Sole p.2).

Crisi dei conti pubblici. La stagnazione riduce le risorse Ora la manovra è più difficile e il debito meno sostenibile. I consumi interni segnano il passo ma anche il traino delle esportazioni sta iniziando a rallentare (Repubblica p.6).

9 sud svimez

«Sud tra decrescita e fuga più rischi con l’autonomia». Il rapporto della Svimez: in 15 anni sono emigrati 2 milioni di meridionali. Lo spettro di una nuova recessione. «No alle contrapposizioni territoriali» (Messaggero p.6).

Sud. Fuga dal Sud dice lo Svimez: il Mezzogiorno è già in recessione. In 15 anni scomparsa la popolazione di una città come Napoli. Niente nuovi nati e i giovani che emigrano. La Sicilia perde il futuro (Repubblica p.6). Il Sud, cioè il deserto. Il commento di Sergio Rizzo su Repubblica (p.32).

10 Nord

Nord. Tra Lega e Cgil gli operai del Nord. Nei cantieri bresciani: “Il sindacato serve a non farci fregare, ma Salvini e Meloni ci promettono sicurezza e noi scegliamo loro”. Il senegalese Niane guida gli edili: “I miei iscritti votano per il governo, ma poi scioperano contro i suoi provvedimenti”. Tessera a sinistra e voto a destra? Valter Aglioni, operaio di Calcio “Come le due mogli per i musulmani”. Il viaggio di Gad Lerner fra gli operai del Nord (Repubblica p.9).

POLITICA

1 Giustizia

Riforma della giustizia. È scontro. Salvini: ora riforma vera. I 5S: è come Berlusconi. Ancora liti nel governo. Il ministro: niente cose a metà. Di Battista all’attacco: siete parte della mangiatoia (Stampa p.4). Giustizia in stallo, la mossa di Bonafede: ridurre i tempi? Pronti al dialogo

(Corriere p.5). Il ministro della Giustizia Bongiorno: «Sì a processi rapidi e carriere separate. Il piano dei 5 Stelle? Non dà soluzioni. La parola chiave è certezza. Serve una riforma complessiva»

(Corriere p.5). Una riforma nata già morta Matteo alza ancora l’asticella. Bongiorno ai suoi: con questo testo rimane la bomba atomica della durata dei procedimenti (Messaggero p.3). Salvini come Berlusconi: la Lega è il partito del No per salvare i suoi indagati (Fatto p.2). E Salvini: se mi stufo la parola agli italiani (Messaggero p.2).

Flick. «Improprio lo stop alla prescrizione senza accorciare i tempi dei processi». Intervista al presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick: non vedo come le modifiche promesse possano farsi entro gennaio. Mi pare tutta una proposta confusa bene solo la chiusura definitiva delle porte girevoli politica-giustizia (Messaggero p.3).

Pessimismi. La riforma non si farà. I magistrati: giù le mani dalle toghe. Il provvedimento non intacca i superpoteri della categoria, ma l’Anm è già sulle barricate. Senaldi su Libero (p.4).

2 Salvini

Salvini a tutto campo. Nomadi, giornalisti, Berlino. Sono un caso gli attacchi di Salvini. Il leghista alla rom che lo minaccia: «Zingaraccia». Sindacati in ballo tra il premier e il suo vice. Il ministro dell’Interno e il videomaker della moto d’acqua: gli piace riprendere bambini (Corriere p.2).

Salvini al Corriere: «Sulla sicurezza potremo verificare se il governo ha ancora i numeri. Toni troppo alti? Non so, vado avanti. La verità vera è che noi abbiamo dovuto organizzarci da soli Poi mi arrivano lettere come quella della Ue che mi dicono che prendono alcuni immigrati solo se ne faccio sbarcare altri. La Gronda di Genova sarebbe già partita se Toninelli non l’avesse bloccata. Il primo che la bloccò fu Claudio Burlando, l’accoppiata Toninelli-Burlando fa un po’ effetto… Il mio rapporto attuale con il presidente del Consiglio? È un rapporto di lavoro. Non so se il governo prosegue, è un governo che gode della fiducia della maggioranza degli italiani» (Corriere p.3).

Salvini che ha paura. Perché Salvini non rompe con Di Maio? Il mistero allarma i leghisti. Il grillino debole sembra troppo sicuro di sé. Nella Lega avanza la sindrome del complotto: cosa sa che non sappiamo? Lo spettro di Savoini e dei pm. Foglio in prima. Matteo tra strategia e nervi tesi (Giornale p.6).

Salvini contro Repubblica. Insulti e attacchi ai cronisti. Al Papeete il ministro non risponde al videomaker che aveva fotografato il figlio sulla moto d’acqua della polizia: “Vada a riprendere i minori, visto che le piace tanto” (Repubblica p.2). E l’agente mi avvertì “Adesso so dove abiti” (Repubblica p.3). La libertà di stampa secondo Matteo. Il problema non è il figlio di Salvini, ma il comportamento della scorta composta di uomini dello Stato che è il nostro Stato. Su quella spiaggia abbiamo perso un altro centimetro della nostra dignità e si intende di tutti, anche di chi lo vota. L’editoriale di Carlo Verdelli su Repubblica in prima.

Sondaggio. Voto anticipato, sì dal 58% degli elettori leghisti. Contrario alle elezioni invece l’88% dei sostenitori Cinque Stelle. In tutto l’elettorato è favorevole il 72%, in aumento rispetto al 64% di maggio. La Lega continua a crescere nonostante il Russiagate e sfiora il 39%. Pd secondo partito al 23%, M5S al 15%. In crescita anche FdI (Sole p.3).

diRoberto D’Alimonte Lega e M5S continuano a litigare. Il nuovo tema di scontro è la giustizia. Ma la crisi di governo non è alle porte. Così sembra. Eppure gli elettori sono arrivati alla conclusione che questo governo sia al capolinea e che sia meglio tornare a votare. È il risultato dell’ultimo sondaggio di Winpoll condotto la scorsa settimana. Non è del tutto una novità perché già a maggio in un sondaggio simile il 64% degli intervistati aveva risposto nello stesso modo.

In questo sondaggio la percentuale è salita. Adesso è il 72% a preferire il voto alla continuazione dell’attuale governo. È una opinione condivisa dalla maggioranza degli elettori di tutti i maggiori partiti, con la sola eccezione di quelli del M5S. Questo dato però nasconde un piccolo mistero. Che addirittura l’ 88% degli elettori pentastellati preferiscano che, nonostante tutto, il governo Conte vada avanti non è difficile da spiegare. Visto che in Parlamento rappresentano oltre il 30 % degli eletti mentre i sondaggi li danno intorno al 15% dei voti, è razionale che non vogliano nuove elezioni. Ma perché gli elettori del Pd e quelli di Forza Italia dovrebbero preferire il ritorno al voto ? In questo sondaggio, e in altri usciti recentemente, le intenzioni di voto alla Lega vengono stimate tra il 37 e il 39 per cento. Nel nostro caso al 38,9. Aggiungendo a questa cifra la percentuale stimata per Fratelli d’Italia , cioè il 7,4 , si arriva al 46,3 per cento. Con questi numeri è praticamente certo che in caso di voto anticipato i due partiti otterrebbero insieme la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le camere. Forse gli elettori del Pd e quelli di Forza Italia non lo sanno. Deve essere un difetto di informazione che li spinge a favorire la vittoria di Salvini alle urne. Nel caso degli elettori di Berlusconi, però, potrebbe esserci dell’altro. Dietro la loro preferenza per le elezioni anticipate potrebbe nascondersi la speranza che Salvini alla fine si convinca che sia meglio per lui mettere insieme tutte le componenti del centro-destra e quindi anche Forza Italia, in una coalizione pre-elettorale inclusiva. Un ritorno ai vecchi tempi, con la Lega al posto che una volta era di Forza Italia. Questa ipotesi non è fondata. Come ha fatto capire in tante occasioni, Salvini non ha nessuna intenzione di allearsi a livello nazionale con Forza Italia. Berlusconi rappresenta quel vecchio mondo da cui la Lega di Salvini vuole prendere le distanze. E, come si vede nel nostro sondaggio, i suoi elettori sono d’accordo con lui. Il 64% preferisce che in caso di elezioni anticipate la Lega si allei solo con Fdi, e altri del centro-destra, ad esclusione di Forza Italia. Solo il 18% vorrebbe includere il partito di Berlusconi. Nel sondaggio di maggio questi ultimi erano il 30 per cento. La vecchia alleanza continua a perdere appeal. E questo è vero anche per gli elettori di Fdi, anche se tra di loro la percentuale di chi vorrebbe un centro-destra inclusivo (il 35%) è più alta che tra gli elettori della Lega. Per gli elettori di Forza Italia l’atteggiamento dei loro vecchi alleati è indubbiamente una brutta notizia, visto che addirittura l’85% di loro vorrebbero proprio quella alleanza che gli altri rifiutano. Resta il caso degli elettori leghisti. Il 58 % di loro vuole le elezioni anticipate. Sono pochi o sono molti ? Intanto c’è da dire che sono cresciuti rispetto a qualche mese fa. Certo, se confrontiamo questa percentuale con quella , per esempio, degli elettori Pd e se aggiungiamo la considerazione che il voto anticipato li premierebbe sono relativamente pochi. Visto che i numeri li danno vincenti perché molti non vogliono andare a votare ? D’altro canto però occorre sottolineare che si tratta di elettori di un partito il cui leader è manifestamente contrario ad aprire la crisi. E da questo punto di vista non si può dire che siano pochi. In ogni caso, pochi o molti che siano, il fatto è che il 42% di loro non vuole le elezioni anticipate. Forse è la prudenza. Forse molti non sono convinti che una crisi di governo porti al voto. Altri forse non si fidano dei numeri attuali che li danno vincenti e preferiscono aspettare. Sta di fatto che la loro prudenza è condivisa dal loro leader. Anche Salvini non sembra avere fretta. Le occasioni per aprire una crisi non sono mancate. Ma il leader non ne ha approfittato. Le tendenze elettorali in atto gli danno ragione. La Lega continua a crescere, nonostante i passi falsi moscoviti. Anche Fdi, il futuro alleato, sale e ha superato Forza Italia che continua a sfarinarsi. Il Pd di Zingaretti con il suo 23,3% non va male ma non ha prospettive e quindi non rappresenta un pericolo. E allora forse è meglio superare lo scoglio della prossima legge di bilancio insieme agli attuali alleati e intanto consolidare la crescita nei collegi elettorali del Sud. Poi si vedrà. © RIPRODUZIONE RISERVA

BASTA CON IL TIRA E MOLLA

di Fabio Tamburini Gli italiani hanno le scatole piene di un governo che non governa, diviso da risse continue tra i due partiti leader: il M5S e la Lega. Più esattamente il 72% preferisce andare al voto. Il sondaggio, effettuato dalla Winpoll per conto del Sole 24 Ore, risulta ancora più significativo perché soltanto due mesi fa il partito della crisi di governo era a quota 64%. —Continua a pag.

—Continua da pagina 1 Non solo. Il 58% degli elettori leghisti, nonostante l’opinione finora negativa del loro leader maximo, Matteo Salvini, è convinto dell’opportunità di ridare la parola agli elettori. La stessa convinzione di buona parte dello stato maggiore della Lega nelle regioni del Nord, dalla Lombardia al Veneto. Vedremo come andrà a finire ma resta un fatto: le difficoltà dell’economia sono evidenti e la richiesta, che arriva dalla società civile, è di avere un governo che decida, che faccia delle scelte, che si assuma la responsabilità di dare la spinta necessaria per superare lo stallo. Ogni giorno i numeri confermano che l’economia ha tirato il freno. Mercoledì scorso è stata di turno la Lombardia, con la produzione industriale che per la prima volta da sei anni ha chiuso in negativo il secondo trimestre dell’anno. Il giorno dopo è arrivato il verdetto su scala nazionale: l’Italia è in stagnazione, rallentando dopo il marginale recupero congiunturale dei tre mesi precedenti. Chiunque abbia a che fare con il mondo imprenditoriale sa che tira un vento sfavorevole al governo attuale, litigioso e confuso. Certo le aziende continuano sulla loro strada e non mancano numeri positivi, come confermano i risultati semestrali delle società quotate in Borsa. Ma sono il frutto di scelte societarie che raggiungono gli obiettivi nonostante il clima sfavorevole e il teatrino della politica. Per questo i risultati del sondaggio che pubblichiamo oggi non stupiscono: lo scontento per l’incapacità del governo di prendere i provvedimenti che servirebbero è sempre più diffuso. Mancano idee e la capacità di attuarle. E, contemporaneamente, sono sempre più insopportabili i duelli all’ultimo tweet tra Lega e M5S. Le loro posizioni sono sempre più divaricate: sulla Tav, sulle grandi opere, sulla flat tax, sull’autonomia regionale, sul salario minimo garantito, sulla riforma della giustizia. Salvini e Di Maio sembrano marito e moglie dopo vent’anni di matrimonio. Serve chiarezza. E se non è possibile in una democrazia, piaccia o no, decidono gli elettori. Le forzature nel lungo termine non pagano. Pantalone, cioè gli italiani, non vogliono saldare il conto d’incapacità, verbalismi, confusione a tutto campo.

3 Commissario

Commissario Ue. Conte ha fretta: “Salvini ora scelga il commissario”. Von der Leyen arriva a Roma. Ipotesi Garavaglia. Irritazione di Palazzo Chigi per i ritardi sul candidato. I governi pronti a indicare i candidati. Timmermans, vicepresidente, vuole la delega alle politiche migratorie. Già 19 nomi nella squadra di Ursula. Vestager vuole tenere la Concorrenza (Stampa p.10). Un nome «o ci tolgono le deleghe» (Corriere p.6). Mossa Lega per la Ue: commissario politico, pronti a farlo bocciare (Messaggero p.4). Tremonti alla Ue, l’ultima provocazione della Lega (Fatto p.6)

4 Tav

Tav. I senatori pronti a votare la mozione Pd sulla Tav: “Una scelta logica”. La Lega vede la crisi: “Il governo tiene? Qui si sfida la gravità” (Stampa p.5). FI, idea aiutino ai No Tav per la spallata al governo. Forza Italia tentata di lasciare l’aula quando si voterà il testo grillino. Così l’esito sarebbe sul filo: da un lato M5S, dall’altro Lega e Pd. Dem impauriti. I renziani contrari alle urne: bocceranno Di Maio per evitare una crisi dell’esecutivo (Fatto p.4).

5 Morandi

Ponte Morandi. La perizia: «Fili dei tiranti corrosi e difetti di costruzione». Gli esperti del giudice. L’Aspi: non è la causa del crollo (Corriere p.19). “Morandi, ultime misure efficaci fatte 25 anni fa”. La relazione dei periti del gip inguaia Autostrade: “Cavi corrosi fino al 100%”. Non si è fatto nulla per rimediare all’usura : “Nessun intervento per fermare il degrado”. La replica di Aspi: ”Testo utile solo ai fini descrittivi: mostra che non è stato lo strallo la causa del crollo” (Fatto p.11).

6 Carabiniere

Carabiniere ucciso. Il buco di 24 minuti prima del delitto. Cosa hanno fatto i due americani? In quel tempo hanno percorso solo 500metri (Corriere p.17). Scalfarotto: “Doverosa la visita in cella Lo Stato rispetti i detenuti”. Il deputato Pd sconfessato anche da Zingaretti (Stampa p.9). Il commento di Maurizio Belpietro: Restiamo al fianco delle vittime, non dei carnefici (Verità p.7).

7 Migranti

Migranti. Novanta migranti salvati dalle Ong. E Salvini grida al ricatto tedesco. La Alan Kurdi a Lampedusa con 40 profughi, 52 soccorsi dalla Open Arms a largo della Libia. “Berlino ci chiede di farli sbarcare per prenderne 30 della Gregoretti”. Alla nave della Sea-Eye è stato notificato il divieto d’ingresso in acque italiane. Parla la capo missione: “Fate scendere i più deboli. Sulla nave anche due sopravvissuti al raid sul centro migranti di Tajoura” (Stampa p.8). Msf riparte verso la Libia. “Siamo medici salviamo vite”. La Ocean Viking, affittata con Sos Méditerranée, salpa oggi da Marsiglia. “È il nostro lavoro, alle polemiche non pensiamo” (Repubblica p. 13).

8 Forza italia

Forza Italia. Berlusconi licenzia Toti e Carfagna. Il partito allo sbando rischia di sparire (Stampa p.7). Berlusconi azzera i coordinatori. E Toti annuncia l’addio al partito. Direttorio a cinque. C’è anche Carfagna, ma lei si sfila: «Non esco, ma così moriremo» (Corriere p.7). Intervista a Toti: «L’ho saputo dal telefonino. Qui finisce Forza Italia, lì dentro resta un deserto. Silvio non ha voluto cambiare» (Corriere p.7). Moderati, cattolici e Sì Tav. Ecco chi andrà nell’Altra Italia. Il progetto berlusconiano raccoglie le prime adesioni. Il sì di Parisi e Lupi. Gli autonomisti Svp: «Dialogo» (Giornale p.2). Voleva fondare l’Altra Italia, ha ucciso Forza Italia. Per anni l’ex premier ha rilanciato il partito affidandolo a qualcuno di cui si è subito stufato. La verità è che per lui nessuno ha il quid o la stoffa per succedergli (Libero p.3).

TOTI E CARFAGNA SI ALLONTANANO FORZA ITALIA È NEL VORTICE DEL DECLINO

L e ha provate tutte Silvio Berlusconi per rilanciare la formula politica nata dal miracolo del 1994 e poi passata attraverso trasformazioni, scissioni, cambi di nome, fino al drammatico calo elettorale delle ultime elezioni. L’ultima trovata è stata quella di comporre i dissidi interni a Forza Italia insediando al vertice due esponenti delle opposte tendenze (non diremo correnti) che oggi si confrontano nel partito: Giovanni Toti, già creatura di Berlusconi e ora sostenitore di una stretta alleanza con Salvini nella prospettiva di un unico centro-destra a guida leghista; e Mara Carfagna, anche lei molto vicina al leader ma più attenta alle tematiche liberali della prima Forza Italia. La diarchia non ha retto più di qualche settimana.

Stampa prima

9 Pd

Parlare con i Cinque Stelle. Intervista a Zingaretti: «Il Pd parli all’elettorato M5S non ci interessano accordicchi. Noi dobbiamo dare speranze. Costituente a novembre, non stiamo prendendo tempo. Non bisogna seguire in maniera ossessiva i tweet di Salvini. Raccolta di firme alle Feste dell’Unità per farlo dimettere» (Corriere p.9). Tap, Ilva, Triv e cemento: l’anima anti-green del Pd. Mentre sbandiera l’ecologia, sostiene progetti odiati dagli ambientalisti (Fatto p.5).

Foglio. Il gran valzer del partito che non c’è. Cosa accomuna Renzi, Calenda, Carfagna, Toti, Cairo e il Cav.? Il sogno di rappresentare un’altra Italia non rappresentata da nessuno mostra la vera anomalia di un paese: le opposizioni vuote e senza idee per vincere. L’editoriale di Claudio Cerasa sul Foglio a pagina 1.

Gozi. Si allarga il fronte anti Gozi. Lui: grottesco. L’ultimo attacco, quello che mancava, è arrivato da Matteo Salvini: «Noi stiamo con gli italiani, qualcuno evidentemente ha altri interessi. Pd, sempre dalla parte sbagliata» (Corriere p.9).

«Pensavo che l’Italia sarebbe stata orgogliosa che un connazionale venisse a fare il consigliere del governo francese», dice Sandro Gozi al Tg2. E invece giù accuse da ogni fronte all’ex sottosegretario agli Affari europei per Renzi e Gentiloni, ancora esperto di Ue, stavolta perl’Eliseo. L’ultimo attacco, quello che mancava, è arrivato da Matteo Salvini: «Noi stiamo con gli italiani, qualcuno evidentemente ha altri interessi. Pd, sempre dalla parte sbagliata». A onor del vero, nello stesso Pd, le posizioni divergono. Carlo Calenda, per esempio,resta assai critico sulla scelta di Gozi: «Non si entra in un governo straniero». E poi via Twitter: «Spero che sia il caldo. Perché (…) stiamo raggiungendo vette di stupidità mai prima conquistate». La prima a invocare addirittura la revoca della cittadinanza è stata Giorgia Meloni (FdI): «Vogliamo sapere per quali meriti è stato nominato, il governo italiano gli chieda di non accettare quell’incarico ovvero glirevochi la cittadinanza». Il leader M5S Luigi Di Maio condivide: «Tu rappresenti e servi lo Stato italiano e poi a un certo punto lo tradisci. Nulla contro la Francia ma bisogna valutare se togliergli la cittadinanza». «Non sono né ministro, né sottosegretario — ribatte Gozi —, non ho giurato sulla Costituzione francese: polemica grottesca». A.Cop.

Corriere p.9

10 Moscopoli

Rubligate. “Due incontri prima del Metropol”. Lo sostengono i pm: l’affare del petrolio fu discusso prima sia Roma che a Mosca. Dei due meeting si parla nella registrazione di Savoini e soci in albergo coi tre russi. Registrato da uno dei tre italiani al tavolo: alla Procura lo diedero i cronisti dell’Espresso (Fatto p.3). I pm: a trattare l’affare sul gasolio forse anche un funzionario pubblico di Putin (Repubblica p.4).

10 Rep e gli sccop degli altri

“REP ”FA LE DENUNCE CON GLI SCOOP ALTRUI

STOP al McDonald’s alle Terme di Caracalla a Roma. Dopo una settimana di indagini, polemiche e scaricabarili il ministero dei Beni culturali ha firmato il provvedimento che impedisce la costruzione del fast food nel cuore verde di Roma. A darne il giusto richiamo è Re p u b b l i ca di ieri che, in prima, ricorda che se la vicenda è stata bloccata è proprio merito del quotidiano, grazie alla “campagna di denuncia” che ha portato avanti, “accendendo i riflettori sulla questione che qualcuno aveva tenuto nascosto”. Peccato che Re p u b b l i ca non legga gli altri quotidiani, altrimenti saprebbe che a denunciare “l’installazione tragicomica all’ombra delle Mura Aureliane”, aprendo “uno spaccato impietoso sul tasso di ignavia e incompetenza di cui sono affette le nostre amministrazioni”, è stato Tomaso Montanari sulle pagine deil Fatto Quotidiano. Lo storico dell’arte ha raccontato che l’area rientrando in un vincolo paesaggistico –apposto dalla Regione Lazio nel 2010 –ha fatto scattare l’articolo 146 del Codice dei Beni Culturali, che proibisce modificazioni come quella prospettata e impone a Comune e a Soprintendenza di vagliare in questo senso le eventuali domande: cosa che entrambi gli enti si sono ben guardati dal fare, prima di metterlo nero su bianco sul Fa t to. Così è facile fare le campagne di denuncia.

Fatto p.8

ESTERI

Iran. Le sanzioni di Trump contro Zarif. L’Europa si smarca: “Lavoreremo con lui”. Colpito il ministro degli Esteri, fautore dell’accordo sul nucleare, esponente dell’ala moderata del regime. Il ministro ha studiato negli Stati Uniti, in patria lo chiamano “l’americano” (Stampa p.11).

Russia. Olga, 17 anni e la Costituzione come arma. È lei il simbolo della protesta anti-Putin. Arrestata già quattro volte, ha letto ai poliziotti gli articoli che prevedono la libertà di parola e di assemblea: “Manifestazioni pacifiche e quindi legali” (Stampa p.12). Il sit-in di fronte agli agenti: «La legge non sia una barzelletta». Domani nuovi cortei. Tra le motivazioni delle proteste c’è il divieto a correre per le elezioni per la Duma di Mosca imposto ad alcuni oppositori. I manifestanti chiedono anche il rispetto dell’art. 31 della Costituzione che prevede la libertà di assemblea. E infine viene contestata la costante oppressione degli oppositori politici. Negli ultimi giorni la polizia ha arrestato più di 1.000 persone (Corriere p.11).

Hong Kong. L’ira di Pechino: “Rivolta a Hong Kong finanziata dagli Usa”. Più volte nelle ultime settimane i media di Pechino hanno puntato il dito sui rapporti tra i parlamentari pan-democratici di Hong Kong con organizzazioni americane come la National Endowment for Democracy, oltre che sugli incontri a Washington a metà luglio tra il Segretario di Stato Mike Pompeo e il vice-presidente Mike Pence e Jimmy Lam, editore dell’Apple Daily: una delle voci più critiche verso Pechino nell’ex-colonia britannica (Stampa p.12)

Dopo settimane di proteste e incidenti nelle strade di Hong Kong, per la prima volta è intervenuto il comandante della guarnigione dell’Esercito Popolare di Liberazione nell’ex-colonia britannica ammonendo che le violenze «non possono essere tollerate» e che le forze armate sono determinate a salvaguardare la sovranità della Cina. «Negli ultimi tempi si sono visti una serie di incidenti violenti e radicali che hanno gravemente compromesso la prosperità e la stabilità di Hong Kong, messo in discussione lo stato di diritto e l’ordine sociale, minacciato la vita e le proprietà dei cittadini», ha detto Chen Daoxiang nel corso delle celebrazioni per il 92esimo anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare di Liberazione. Nelle stesse ore, l’account Weibo delle forze armate di Pechino a Hong Kong pubblicava un video di tre minuti: nella clip – che in un paio d’ore ha superato i 3 milioni di visualizzazioni – si mostrano militari impegnati in esercitazioni anti-sommossa e anti-terrorismo: un soldato che urla in cantonese «tutte le conseguenze saranno a vostro rischio», poi truppe che marciano protette da scudi, lanci di lacrimogeni e uso di cannoni ad acqua. Secondo la Basic Law, la mini-Costituzione di Hong Kong, il mantenimento dell’ordine

pubblico è responsabilità delle autorità locali, anche se il governo dell’ex-colonia può chiedere a Pechino l’assistenza dei 6mila uomini dell’Esercito Popolare di Liberazione di stanza nell’ex-colonia britannica. Se per giorni è circolata online una ridda di speculazioni sul possibile intervento delle forze armate cinesi a Hong Kong, diversi analisti sono convinti che per ora si tratti solo di minacce e che solo come ultima spiaggia la leadership di Pechino possa dare il via libera a schierare l’esercito in città: una simile mossa significherebbe «un punto di non ritorno» che avrebbe enormi conseguenze per il futuro di questa importante piazza finanziaria internazionale. Mentre sulle pagine social dei parlamentari pro-Pechino dell’ex-colonia britannica circolano foto di stranieri residenti a Hong Kong accusati di essere agenti della Cia dietro le manifestazioni delle ultime settimane, seguendo una consolidata tradizione anche il governo di Pechino ha detto che le violenze di Hong Kong sono «una creazione degli Stati Uniti». Nel corso di una conferenza stampa la portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunying ha ammonito che la Cina «non consentirà mai a nessuna forza straniera» di interferire in città. «Non è un segreto a Hong Kong le forze che protestano contro la legge sull’estradizione siano finanziate dagli Stati Uniti», accusava in un editoriale il Global Times. Più volte nelle ultime settimane i media di Pechino hanno puntato il dito sui rapporti tra i parlamentari pan-democratici di Hong Kong con organizzazioni americane come la National Endowment for Democracy, oltre che sugli incontri a Washington a metà luglio tra il Segretario di Stato Mike Pompeo e il vice-presidente Mike Pence e Jimmy Lam, editore dell’Apple Daily: una delle voci più critiche verso Pechino nell’ex-colonia britannica. «Respingiamo l’accusa che forze straniere siano dietro le proteste», ha risposto il Dipartimento di Stato.e intanto donald trump torna all’attacco e minaccia di imporre dal prossimo primo settembre dazi del 10% a 300 miliardi di importazioni dalla cina anche se «continuano i negoziati commerciali». — cBY NC ND ALCU

Stampa p.12

L’Europa sta a guardare. Un’Europa che resta a guardare. La nuova presidente della Commissione oggi è a Roma, un’occasione per discutere sull’insostenibilità dell’assenza dell’Unione sulla scena internazionale. Non si può accettare che restiamo immobili evitando perfino di sollevare la questione. Ursula von der Leyen è una ex ministra della Difesa tedesca. A lei la situazione è chiara. L’editoriale di Franco Venturini sul Corriere in prima.

Di franco Venturini

N el cimitero della Storia americani e russi seppelliscono oggi quel Trattato Inf che nel 1987 ci liberò dagli euromissili. A piangerlo, ora che scadono i sei mesi diriflessione dopo la denuncia degli accordi, ci sono soltanto due presenze: una è la Cina (anche per aver mano libera con lei e con la Corea del Nord Trump ha organizzato il funerale); l’altra è l’Europa, che aveva dato il suo nome a quei missili micidiali e che li ospitava sul suo territorio (per esempio nella base siciliana di Comiso) diventando potenziale bersaglio di uno scambio nucleare tra Est e Ovest. Una Europa che da oggi, almeno in teoria, potrebbe vederselirispuntare sull’uscio di casa quei missili tra 500 e 5.500 chilometri di gittata, visto che il divieto internazionale sta cadendo, che i rapporti Usa-Russia sono pessimi, e che la tecnologia ha prodotto nuove straordinarie macchine di morte. È questo lutto silente e rassegnato dell’Europa, dunque anche nostro, che ci interessa e ci indigna. Si può capire che l’America consideri obsoleti i trattati di disarmo dei tempi andati (l’Inf fu firmato da Reagan e Gorbaciov), che voglia poter dispiegare missili di quella gittata anche in Asia e che non sia insensibile ai progressi della tecnologia militare soprattutto se Mosca bara davvero al gioco e produce un Cruise proibito (denominato 9M729 oppure Ssc-8).

Corriere in prima

E si può capire, anche, che la Russia non aspetti Trump per mettere a puntoisuoi nuovi missili ipersonici, e che a sua volta Putin accusi gli Stati Uniti di violare il trattato modificando gli equilibri nucleari coniloro missili «soltanto difensivi» in Romania e in Polonia. Ma quel che non si può capireenon si può accettare è che l’Europa, prima beneficiaria a suo tempo del divieto e oggi prima potenziale vittima dell’abolizione del divieto, mantenga tenacemente il suo profilo basso,resti alla finestra, eviti di sollevare la questione negli incontri che pure ci sono stati con Donald Trump e con Vladimir Putin. Che si dichiari essa stessa, insomma, non formata da Stati sovrani e dunque non in grado di badare ai suoi interessi. E di interessi non trascurabili si tratta. Certo, un portavoce della Commissione di Bruxelles ha dichiaratoaun certo punto che l’Europa «continuava ad essere impegnata per mantenere l’accordo Inf sul nucleare». Federica Mogherini, responsabile della politica estera europea, ha tentato di farela suaparte. La questione è stata sollevata in sede Nato, vale a dire con tutti gli europei allineati dietro Washington (che per prima aveva dichiarato di voler uscire dal trattato). E tanto dagli Usa quanto dalla Russia sono giunte generiche assicurazioni contro l’eventualità di una corsa al riarmo missilistico-nucleare in Europa. Ma sappiamo tutti che se mai ci sarà una «nuova Guerra fredda» traUsaeRussia, essa avrà luogo in Europa. Come la vecchia. L’irresponsabilità dei nostri silenzi, allora, rimane. Ed è una occasione preziosa (o lo sarebbe, se i nostri dirigenti politici non dovessero occuparsi delle loro diatribe quotidiane) quella che porta proprio oggi a Roma Ursula von der Leyen, la nuova presidente della Commissione europea. Vogliamo sperare che a lei il presidente del Consiglio

Giuseppe Conte faccia presente l’insostenibilità dell’assenza europea dalla scena internazionale, oltreadiscutere dove andrà a sedersi il commissario italiano. Vogliamo sperare che tantoaConte (e sicuramente al presidente Mattarella) quantoavon der Leyen sia chiara l’urgenza di dare all’Europa, o almeno alle capitali europee unite in cooperazioni rafforzateoin schemi di «diverse velocità», una capacità, che oggi non c’è, di interloquire credibilmente con Washington, con Moscaein altre questioni con Pechino. In un mondo dove cresce di continuo la competizione strategico-tecnologica tra le grandi potenze,ègiunto il momento di capire se l’Europa intende soltanto chinare il capo e continuareadividersi, oppure se si può e si deve conquistare una credibilità che ci impedisca di soggiacere sistematicamente alle ambizioni altrui.

Ursula von der Leyen è tedesca edèuna ex ministra della Difesa. A lei è certamente chiaro lo smantellamento dell’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale, per mano di Donald Trump (e tra poco di Boris Johnson?).Di sicurolei conosce il subdolo incunearsi della Russia di Putin tra le divisioni che percorrono quel che resta dell’Occidente. La difesa europea sotto forma, inizialmente, di un pilastro europeo nella Nato, l’attribuzione di maggiori poteri all’Alto rappresentante per politica estera e difesa, la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, una spinta alla collaborazione tra industrie della difesa, il raggiungimento di intese tra gruppi avanzati di Stati, sono obbiettivi che l’Europa deve porsi nel quinquennio che comincia accanto alle priorità migranti e crescita. L’alternativa sarebbe una Europa a pezzi conitreGrandi pronti a banchettare sulle sue spoglie. Ne uscirebbero male tutti, nel Vecchio Continente. Ma ben pochi quanto noi, scossi come siamo già da un perenne braccio di ferro interno e da confusi sussulti internazionali che perfezionano il nostro isolamento.

5 Francia

Francia 1. Gli agricoltori francesi e i raid contro i deputati per il trattato «liberista». Attacchi (anche violenti) ai firmatari. Il ministro: attentati (Corriere p.10).

Uiguri. La «rieducazione» degli uiguri. Nei centri di detenzione peri musulmani dello Xinjiang che secondo la Cina sono soltanto «scuole vocazionali». Nei centri si studia il cinese e un lavoro. Vi sarebbero rinchiusi un milione e più di uiguri (Corriere p.15).

7 brexit

Brexit. Senza un accordo economia in ginocchio. Danni anche per l’Europa. La Banca d’Inghilterra: possibile recessione. Lo studio: a rischio 525 mila posti di lavoro nel Regno Unito e 1,2 milioni nella Ue (Messaggero p.10). “La sterlina affonda”, titola il Guardian. “Colpa della Brexit”, spiega il Financial Times. Brexit, sterlina ai minimi dopo tre anni. E il Regno Unito diventa più economico. Il calo della moneta inglese arriva fino al 18%: la vacanza per chi viene dall’Europa ora conviene (Repubblica p.21).

Francia 2. Un prefabbricato aspettando la rinascita di Notre-Dame. Un gruppo di architetti dello studio Gensler ha lanciato la proposta di una cattedrale provvisoria proprio di fronte al monumento simbolo di Parigi. Sarà realizzata con travi di legno bruciato, un’antica tecnica costruttiva inventata proprio per difendere le abitazioni dagli incendi. La legge del contrappasso (Repubblica p.22).

Fino a poco tempo fa l’idea di un grande prefabbricato sul sagrato di Notre-Dame avrebbe fatto inorridire i puristi dell’arte. Il disastro del 15 aprile ha cambiato tutto. Così, mentre i lavori di restauro dopo l’incendio sono bloccati dai rischi di contaminazione da piombo per gli addetti del cantiere, in Inghilterra un gruppo di architetti dello studio Gensler ha lanciato la proposta di una cattedrale provvisoria proprio di fronte al monumento simbolo di Parigi. L’appello per trovare una sistemazione ai fedeli che vogliono prender messa a Notre-Dame durante i cinque anni di restauro, era stato lanciato nelle scorse settimane dal rettore della cattedrale, monsignor Patrick Chauvet. «Abbiamo avuto l’idea di realizzare questa cattedrale provvisoria», spiega ai giornali francesi Philippe Paret, responsabile del design di Gensler. Stando ai disegni, la cattedrale prefabbricata sarà leggera, luminosa e potrà essere costruita in sei mesi. Soprattutto potrà essere smontata e riutilizzata altrove. Curiosità: sarà realizzata con travi di legno bruciato, un’antica tecnica costruttiva inventata proprio per difendere le abitazioni dagli incendi. La legge del contrappasso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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GIUSTIZIA