Il 5 marzo scorso scriveva sui social, allegando un articolo sui bambini in carcere: «Un mio contributo sul tema con la preziosa collaborazione del dott. Nicosia». Talmente «preziosa» che però, a quanto emerge dall’indagine, lui le aveva proposto una truffa proprio in relazione a una cooperativa del carcere della Giudecca. Proposta rifiutata dalla deputata. All’epoca era quasi finita, a sentir lei, la collaborazione con Giuseppe Nicosia, il suo ex assistente fermato ieri con l’accusa di associazione mafiosa. Quattro mesi di collaborazione intensa, per Giuseppina Occhionero, con quattro visite in carcere, punteggiate da dialoghi registrati dagli inquirenti, dai quali esce non indagata anche perché «poco propensa a scendere a compromessi». Ma anche con diverse cose da chiarire e di cui dovrà parlare, come persona informata dei fatti, con il pm. Per ora si difende con un comunicato nel quale si dice innocente. E al cronista si limita ad aggiungere: «Sono estranea ai fatti, fate emergere quel che scrivono i pm nell’ordinanza d’arresto di quel farabutto». La sua parabola politica è breve e vorticosa. Dopo essere stata assessore alla Cultura e al Turismo a Campomarino (provincia di Campobasso), la Occhionero, che è molisana e avvocato, si candida con Leu,in quota Articolo 1. Per il cosiddetto «flipper» dei resti, tecnicismi da Rosatellum, l’ignota candidata «riempilista» ottiene a sorpresa un seggio da deputata. Arriva in Parlamento sfoggiando occhiali dalla montatura stravagante e abiti appariscenti che la fanno notare da Vittorio Sgarbi. Ma il suo nome emerge dalle cronache soprattutto pochi giorni fa, quando, ancora una volta a sorpresa, abbandona Leu e sbarca a Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, folgorata sulla via della Leopolda. La prima visita in carcere con Nicosia, a Trapani, è del 22 dicembre 2018. Ne seguono altre tre. Occhionero spiega così il rapporto con Nicosia: «La collaborazione, durata solo quattro mesi, era nata in virtù del suo curriculum, in cui si spacciava per docente universitario oltre che studioso dei diritti dei detenuti. Non appena ho avuto modo di rendermi conto che il suo curriculum eisuoi racconti non corrispondevano alla realtà ho interrotto la collaborazione». Non risulta che abbia denunciato pubblicamente il falso curriculum. Quanto alle visite in carcere, dice, «sono parte del lavoro parlamentareagaranzia dei diritti sia dei detenuti sia di chi vi lavora». Non spiega, nel comunicato, il tono di Nicosia che le inviava messaggi in cui diceva «mai si deve dire che siamo contro San Matteo», dove Matteo, per gli inquirenti, è Matteo Messina Denaro. E neanche la frase pronunciata da Nicosia, che la rimprovera: «Trattalo bene lo zio Santo Sacco, non è permesso, altrimenti il cous cous a Selinunte non te lo puoi mangiare manco se porti Bersani che tu dici che può fare tutte cose». Quel Bersani che siede alla sua sinistra a Montecitorio. La Occhionero, però, viene scagionata nell’ordinanza e del resto lo stesso Nicosia si dichiara insoddisfatt o d i lei. Cer c a altri «sponsor», spiega di non gradire la collaborazione «con una deputata del partito di Pietro Grasso» e dice che «con questi di Forza Italia sarebbe meglio». In realtà, secondo i magistrati, è proprio la Occhionero a chiudere il rapporto di collaborazione, lo scorso 17 maggio, cinque mesi dopo la prima visita in carcere. Ora la Occhionero si dice «amareggiata» e si mette a completa disposizione della magistratura.