Il segnale sarebbe talmente forte che il Financial Times, e i report di importanti istituti finanziari, escludono la possibilità che a Paolo Gentiloni venga affidata a Bruxelles la delega agli Affari Economici. Mancano ancora ventiquattr’ore alla ufficializzazione dei commissari europei e dagli uffici della presidente von der Leyen filtra molto poco anche sui contenuti dell’incontro avuto ieri mattina con l’ex presidente del Consiglio italiano. LA FASE La «delega di peso» per l’Italia viene confermata, ed è un po’ nelle cose dopo che il governo di Giuseppe Conte ha indicato come commissario un ex presidente del Consiglio. Le resistenze però non mancano, come si è capito dalle indiscrezioni iniziate a circolare ieri sera e amplificate da “fake” e liste di nomi che indicano Gentiloni in tutt’altri ruoli. Eppure il fatto di essere vicini ad una possibile “rivoluzione” – che la scelta di Gentiloni agli Affari europei certificherebbe – si avverte nell’aria e spingerebbe per mettere in un angolo le resistenze dei paesi baltici, del gruppo di Visegrad e dei rigoristi del Nord che, senza la copertura di Berlino, rischiano di trovarsi soli non potendo incidere sulle scelte della presidente, tedesca, della Commissione. Gentiloni e la von der Leyen si conoscono da tempo e quella di ieri più che un’intervista – come prevede il protocollo – tra un ex ministro degli Esteri ed ex premier, e un’ex ministra della Difesa, è stata occasione per capire sino a che punto la nuova Commissione potrà spingersi nelle varie mission che gli sono state affidate. Dall’unione monetaria, al bilancio dei cinque anni, sino alla verifica delle regole del patto di stabilità. La scelta di consegnare all’Italia, Paese più indebitato dell’eurozona, il ruolo di guardiano dei trattati implica un riconoscimento non da poco per Gentiloni, ma soprattutto per la svolta avvenuta in Italia con il governo “giallorosso”. Scegliere un ex premier, che ha lasciato da poco palazzo Chigi, significa affidarsi anche alla rete di rapporti che ha con molti leader di governo che sono ancora al proprio posto. Dal portoghese Costa, al francese Macron, sino alla Merkel e allo spagnolo Sanchez, non sono pochi i leader di governo che sostengono Gentiloni e lo spingono a prendere il posto che fu di Moscovici. Raccontano che l’incontro tra i due ieri a Bruxelles sia andato «benissimo», ma la composizione del puzzle non è facile, viste le aspettative di ogni commissario e, soprattutto, di ogni Paese. Italia compresa, visto che Giuseppe Conte non cessa di rammentare le promesse ricevute: delega economica e vicepresidenza. Da ex presidente del Consiglio e politico esperto, Gentiloni conosce però le resistenze che potrebbe incontrare, ma poiché l’obiettivo della delega agli Affari Economici è circolato ancor prima della sue indicazione ufficiale, è facile pensare che sulla sua nomina si siano spesi leader importanti con i quali l’ex premier ha costanti rapporti. A cominciare dalla Merkel con la quale Gentiloni ha parlato ieri l’altro al telefono. Dopodomani la von der Leyen riunirà la Commissione a Bruxelles e il giorno dopo porterà in “ritiro” tutto il gruppo di commissari. Per fare squadra e prepararsi agli incontri che ogni commissario dovrà avere con la Commissione competente dell’europarlamento.