Sta per lasciare il suo posto di Speaker, il presidente della Camera dei Comuni, ma è determinato a portare a compimento la sua ultima battaglia: quella di evitare una Brexit No Deal. John Bercow ha giurato al premier Boris Johnson di essere pronto a tutto affinché venga rispettata la volontà dei deputati, che hanno approvato un provvedimento che impone al premier di chiedere all’Ue un rinvio del divorzio oltre la data del 31 ottobre in assenza di un accordo. E per farlo è disposto a mettere in campo una «ulteriore creatività procedurale». Il popolare quanto controverso speaker aveva già impedito a marzo a Theresa May di portare in Aula per la terza volta il suo accordo, già due volte rigettato dai Comuni, tirando fuori una convenzione risalente al 1604. «Se finora fossi stato minimamente ambiguo, permettetemi di essere cristallino. L’unica forma di Brexit che avremo, in qualsiasi momento avvenga, sarà una Brexit che la Camera avrà approvato esplicitamente», ha assicurato Bercow. Lunedì Johnson da Juncker Lo speaker si è spinto anche ad aprire all’idea che il Paese potrebbe avere bisogno di una costituzione scritta. «In passato sono sempre stato scettico sull’opportunità di una costituzione scritta», ha affermato, ma ora «sono giunto alla conclusione che vale la pena istituire una commissione», allo scopo di «esplorare» le possibili opzioni. Johnson deve risolvere la grana del backstop in Irlanda del Nord. Il Times aveva scritto che gli unionisti del Dup avevano fatto alcune aperture su una soluzione di compromesso, come quella di tenere l’Ulster in un’unione doganale limitata ai prodotti agroalimentari e spostando per queste merci i controlli doganali sulla costa. Ma la leader del partito, Arlene Foster, ha smorzato tutti gli entusiasmi parlando di «notizie senza senso» e ribadendo che il Regno Unito «deve lasciare la Ue come una nazione». Per provare a vedere se ci sono ancora spiragli per un accordo il premier lunedì incontrerà in Lussemburgo il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e il negoziatore per la Brexit, Michel Barnier. Le speranze di superare l’impasse sono poche, tra Londra e Bruxelles resta un divario «molto ampio», ha dichiarato il premier irlandese Leo Varadkar. Intanto rompe il silenzio David Cameron, il premier conservatore che volle il referendum sulla Brexit. In un’intervista al Times anticipando l’uscita della sua autobiografia Cameron ha detto di essere consapevole che «c’è chi non mi perdonerà mai», quindi ha attaccato Gove e Johnson accusandoli di essersi comportati in modo «orrendo» e di «aver fatto a pezzi il suo governo». Quindi non ha escluso l’ipotesi di un secondo referendum