Il “Fondo salva casa”, in cantiere da mesi per mitigare le ricadute sociali per chi è soggetto a pignoramento, sta per partire. Opererà tra poco come investitore sulle case espropriate a debitori bisognosi e (s)vendute all’asta, dando loro la possibilità di affittarle, e in prospettiva ricomprarle, a prezzi equi. Sarà presentato lunedì 21 al Senato dal presidente della Commissione bilancio, Daniele Pesco (M5s). Ma si tratta di un fondo privato, pensato come «ammortizzatore sociale a rendimento» (si stima sul 5%), promosso dalle associazioni Acli e Favor Debitoris, e da Guber Banca che ne sarà anche sottoscrittore, insieme a soggetti più capienti come Cassa depositi e prestiti e un pugno di grandi Fondazioni ex bancarie, fondi pensione e Casse previdenziali. Nei preliminari gli investitori avrebbero opzionato quote per 50 milioni, anche se Giovanni Pastore di Favor Debitoris si pone «un obiettivo di raccolta di 500 milioni, per costituire una Società di gestione del risparmio (Sgr) con il compito di gestire i rapporti con gli ex proprietari». L’iniziativa è nata dalle tensioni createsi negli ultimi anni, dopo che la crisi finanziaria ha eroso il 40% dei valori immobiliari, le banche nostrane hanno accantonato 200 miliardi di perdite (in buona parte a fronte di garanzie in mattone), e il governo Renzi nel 2015-2016 ha riformato la legge per abbreviare i tempi di escussione delle garanzie – i più alti in Europa – e agevolare così lo smaltimento dei cattivi crediti. La coperta tuttavia è corta, e oggi nel Registro generale esecuzioni del Ministero della giustizia risultano 248 mila case da vendere in asta. Se si stima un nucleo familiare di 4 persone, c’è un milione di italiani che rischia di trovarsi senza un tetto. Il fatto è che prima della crisi essere “esecutati” era un trauma, ma molto meno di oggi. Quasi sempre il prezzo d’asta superava il debito, e al proprietario restava un gruzzolo per ripartire. Oggi alle aste, che sono lievitate (152.708 nei primi sei mesi 2019), la domanda ristagna, e il prezzo medio di vendita è il 56% del “valore libero di mercato”. «Oggi chi si trova la casa all’asta spesso con l’incasso non riesce a coprire il suo debito – racconta Francesco Guarneri, fondatore e ad di Guber Banca, attiva nel recupero crediti -. Qui non si tratta di cercare i buoni e i cattivi: cattiva è una congiuntura così sfavorevole che ha schiacciato in un angolo i più deboli. E chi ha risorse, idee e competenze deve impiegarle alla soluzione del problema». Il Fondo ha individuato una decina di parametri che ne delimitano l’intervento, e saranno condivisi sul territorio tramite la rete Acli e sul web con una piattaforma. Si riterranno eligibili i pignorati che hanno perso il lavoro o sono in Cig, i malati, chi ha figli e minori, gli imprenditori in crisi e così via. Il fondo interverrà in asta per quanti tra loro rischiano espropri a meno di metà del valore di mercato; per poi riaffittare, dando un’opzione incrociata a vendere e comprare a 5 anni, al prezzo d’asta maggiorato di interessi. Esempio (vero). Appartamento da 100 metri quadrati venduto a 21 mila euro a inizio 2019 nel Piacentino, quattro volte il costo iniziale. Il fondo potrebbe comprarlo e affittare a chi lo abitava attorno a 150 euro al mese, e dopo 5 anni rivenderlo a 26 mila, a tasso del 5% annuo. Si stima che due terzi dei proprietari, a fronte possibili miglioramenti della situazione, possano ricomprare. «Gli immobili che rientrano nella fattispecie del Fondo sono circa 13 mila – dice Michele Mariotto, presidente di Acli -. Questo meccanismo può attenuare un evento traumatico e destabilizzante per un numero crescente di famiglie».