Un’interrogazione parlamentare che apre la battaglia delle nomine nel governo giallo-rosso. Un attacco di Italia Viva a Gianfranco Battisti, il manager interno (è stato responsabile dell’Alta Velocità) che a luglio 2018 l’ex ministro dei Trasporti M5S Danilo Toninelli ha promosso ad di Ferrovie dello Stato, mandando a casa Renato Mazzoncini, il precedente Ceo scelto da Matteo Renzi. Una ricostruzione, scritta tutta in forma di domanda, in cui si avanza più di un sospetto su polizze assicurative milionarie e su una misteriosa caduta in bagno che sarebbe valsa, proprio a Battisti, oltre un milione e 600mila euro. Due deputati del partito dell’ex premier, Lella Paita e Luciano Nobili, stanno per depositare alla Camera un documento rivolto «al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministro dell’Economia e delle Finanze» chiedendo per prima cosa di sapere se sia vero «che la gara per le coperture assicurative esperita dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane nel 2017 aveva registrato, dopo diversi anni di gestione mono fornitore, un ribasso complessivo rispetto alla spesa storica di circa il 40%, garantendo l’apertura dei servizi ad almeno sette istituti assicurativi di primario rating mondiale». È uno dei risultati della gestione Mazzoncini che Italia Viva intende rivendicare, ma serve soprattutto ad attaccare il nuovo ad per le scelte fatte. Nell’interrogazione infatti si chiede se sia vero che «non appena nominato» Battisti abbia rimosso dall’incarico i dirigenti che hanno ottenuto quei risultati, «riportando la gestione assicurativa nella precedente area organizzativa». E, sempre in forma dubitativa, si domanda «se corrisponde al vero che l’attuale amministratore delegato Gianfranco Battisti abbia beneficiato nel 2014 di due risarcimenti assicurativi per una cifra complessiva pari a oltre 1,6 milioni di euro, di cui un risarcimento per essere caduto in bagno durante una domenica di lavoro nella sua precedente responsabilità professionale e il secondo risarcimento, più capiente, come indennizzo per inabilità; in caso di riscontro positivo, se le cause di tali risarcimenti siano state valutate compatibili con le importanti responsabilità che il ruolo richiede». L’attacco è quindi personale, rivolto all’ad di Fs. Il portavoce di Ferrovie, sentito da Repubblica, spiega che la gara del 2017 per le assicurazioni era scaduta e che un’altra è in corso, con procedura europea e con il medesimo capitolato di quella precedente, attraverso la società controllata Fs Servizi. È però anche un attacco politico: perché Italia Viva domanda anche se ci sia un calo di investimenti, rispetto alle precedenti pianificazioni, di 3,5 miliardi di euro. E quali siano le cause di una tale diminuzione, «che ha inevitabili impatti sul pil Italiano, sull’andamento occupazionale e sulla qualità, efficienza e sicurezza» dei nostri trasporti. «Sono domande che Italia Viva fa per rispetto dei pendolari – spiega Lella Paita – per chi ogni giorno rischia di arrivare tardi al lavoro per un treno ritardo, un binario interrotto, un’infrastruttura mal funzionante. Chiediamo al governo delucidazioni su tutti i punti elencati, ma soprattutto vogliamo che venga fatta chiarezza sui risultati di questa gestione». La deputata genovese giura che non è una «questione di persone o di poltrone», ma «se i risultati sono deludenti a pagare il prezzo è il Paese». Fatto sta che quello di Italia Viva è un attacco frontale alla nuova gestione di Ferrovie. E che tutto questo avviene mentre il precedente board, quello guidato da Renato Mazzoncini, ha ancora in corso una causa civile di risarcimento danni per la rimozione forzata voluta da Toninelli. Nell’interrogazione, Paita e Nobili chiedono anche quali siano i risultati reali del gruppo nel 2019. E infine: «Quali iniziative urgenti, anche di natura straordinaria, i ministri interrogati intendano assumere per superare le criticità riportate in premessa gravissime e potenzialmente lesive di qualsiasi principio di buona etica e di buona gestione aziendale».