Luigi Di Maio arriva alle tre del pomeriggio e si ferma, per due ore, a stringere mani, scattare selfie, rispondere a domande di ogni tipo. La fidanzata Virginia Saba prende per mano due attiviste per portarle da lui: «Tra un po’ devo prendere il numeretto», sospira. Ha una giacca azzurro polvere su un paio di jeans chiari, non smette per un attimo di sorridere. Il capo politico M5S occupa gli spazi da padrone di casa, è lui ad aprire la kermesse serale nell’arena da seimila posti dentro la mostra d’Oltremare. E’ lui, a presentare Giuseppe Conte ricordando di aver rinunciato – due volte – a diventare presidente del Consiglio, per lasciare il posto all’ “avvocato del popolo”. Chiama l’applauso, ma non ce n’è bisogno perché all’arrivo del premier sono tutti in piedi, scatta l’ovazione, «Uno di noi, Giuseppe uno di noi» è il coro scelto dai militanti. «Sembra Frank Sinatra, adesso canta My way», commenta un fotografo. Conte accenna un inchino, ha la mano sul cuore. Nella festa dei dieci anni del Movimento, il premier conquista e riscalda. “Ti vogliamo bene”, gli urla un’attivista. “Anch’io”, risponde lui. Il capo politico ha annunciato una fumosa riforma di tutti gli enti pubblici, citando quelli inutili. Conte sceglie invece di ribattere a Salvini: «Gli slogan li lascio a chi prometteva 200 miliardi per fare la flat tax. Lavoreremo per offrire a migliaia d giovani africani il lavoro senza dire “porti chiusi”». E ancora, rivolto a chi lo applaude: «Siete il trionfo della buona politica». Scatta il coro “o-nes-tà”, ma è solo un ricordo. E’ una festa che Luigi Di Maio ha giocato in difesa. Dando ragione al presidente della Camera Roberto Fico: «Sono d’accordo con lui, serve più condivisione e un’organizzazione nuova che sta per partire. Ci saranno 80-90 persone a gestire i 5 stelle». Poi, chiedendo a Beppe Grillo di dargli una mano a placare il dissenso. «In questa fase serve coraggio», gli ha detto il fondatore nel primo faccia a faccia dopo la riunione di Bibbona, quella in cui il Movimento ha preso un’altra strada. A pranzo con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e l’economista Gunter Pauli, ha lanciato idee per la lotta ai cambiamenti climatici. Ha spinto a osare, battere nuove strade. Ma ha anche incontrato Dalila Nesci, che ha annunciato di volersi candidare alla presidenza della Calabria per frenare il tentativo di un’altra intesa civica col Pd. «Che fai, ti candidi?», le ha chiesto scherzoso. Strappando una promessa: qualunque cosa verrà decisa, lei resterà. «Non vado da nessuna parte, questa è casa mia», spiega la deputata ai cronisti. Resta ferma sulla candidatura, però: «La strategia non è stata ancora decisa». E’ il giorno in cui Di Maio pare frenare su nuove alleanze col Pd (mentre aprono i ministri Riccardo Fraccaro e Federico D’Incà). Anche se il capo politico M5S dice solo che nuovi patti non sono «all’ordine del giorno». Le stesse parole che aveva usato subito prima di siglare quello in Umbria. Grillo vede anche il presidente della commissione antimafia Nicola Morra. E la presidente della commissione Finanze della Camera Carla Ruocco. Vede, insomma, gli scontenti che sono venuti, mentre altri (le ex ministre Barbara Lezzi e Giulia Grillo, il senatore Gianluigi Paragone) sono rimasti a casa. «Sbagliano», ha detto severo Davide Casaleggio. Seguito dalla sindaca di Torino Chiara Appendino. Ma è il garante M5S il balsamo sulle ferite dei 5 stelle. Fa precedere il suo intervento da un video in cui parla truccato da Joker, ma non c’è niente di disturbante, nelle parole che seguiranno. Parte parlando del pranzo e la battuta è di fatto una carezza al ministro degli Esteri dopo due mesi di siderale distanza: «E’ tutto stravolto, c’era Pauli che parlava in italiano mentre Di Maio traduceva in inglese». Fa un elogio della trasformazione: «Il mondo sta cambiando e noi stiamo ancora a onestà-onestà». E ancora: «Abbiamo cambiato pezzi dentro ed è un momento che dovete percepire come straordinario». «Maledetti», urla mentre trasuda un entusiasmo che non gli si vedeva addosso da anni. «Bersani ha lanciato una app dicendo tu vali tu, stanno seguendo i nostri concetti, l’uno vale uno. Renzi pianta un albero ogni nuovo iscritto, per ora sono due piantine…». Rivendica il brevetto: «Questa visione l’ho avuta io», grida. Tutti in piedi lo acclamano. Rilancia l’idea del reddito universale. «E voi a dire il Pd, il Pd…». Non manca il «vaffa a chi non vuole il voto ai 16enni». La chiusura, tra gli applausi, è una sorpresa e una rivoluzione: «Vaffanculo a voi!».