La proposta «irricevibile» di Carlo De Benedetti a Cir per il 29,99% di Gedi, più ancora che sui prezzi ha avuto uno strano effetto sui volumi. Già giovedì 10 – giorno preso a riferimento da Romed, la finanziaria dell’ingegnere, per fissare i 25 centesimi dell’offerta – c’è stata un’impennata anomala degli scambi. Che senza motivo apparente – l’offerta è uscita allo scoperto solo la domenica successiva – si sono moltiplicati per 11 dal giorno prima, con la movimentazione di 1,837 milioni di pezzi. Gli scambi sono rientrati nella fascia alta della “normalità” il giorno successivo quando l’offerta è stata formalmente recapitata a Cir, per poi esplodere lunedì con 10 milioni di azioni passate di mano e un salto nelle quotazioni che si sono avvicinate a quota 30 centesimi. Volumi analoghi, poco più di 10 milioni di pezzi, giovedì 17 quando il titolo della casa che edita La Repubblica e La Stampa ha cominciato a rallentare la corsa. Ieri il titolo è precipitato dai 31 centesimi a cui aveva chiuso la settimana scorsa fino a un minimo di seduta di 28 centesimi, subito dopo la diffusione dei dati dei primi nove mesi, nonostante il terzo triemstre evidenzi un risultato operativo rettificato di 4,3 milioni, in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma in miglioramento rispetto al trend da inizio esercizio. Il recupero finale non ha colmato il gap, con il titolo che si è fermato a 0,293 euro, in calo del 6,09% e con 4,6 milioni di azioni passate di mano. In tutto da giovedì 10 è stato scambiato il 9% del capitale, circa un quarto del flottante Gedi, considerato che il 45,7% dei diritti di voto (ci sono azioni proprie) fa capo a Cir, il 6,2% a Exor, il 5,3% a Giacaranda Falck, il 5,2% a Perrone. La Consob, come di prassi in questi casi, sta facendo accertamenti sugli scambi a valle e a monte dell’annuncio. Se a valle l’andamento è coerente col flusso informativo, a monte resta il giallo della puntata anomala di giovedì 10.