«In un quartiere come Scampia, dove vige l’anarchia, accettare delle regole è molto difficile, soprattutto per i genitori di questi ragazzi che non vedono le potenzialità dei figli. Ma non mi arrendo, varco ogni giorno da 36 anni il portone di scuola e sono felice perché so che con il lavoro mio e quello dei docenti possiamo dare valori e strumenti agli alunni per volare alto, per imporsi in un mondo di sciacalli che li vorrebbe lasciare nella miseria valoriale e culturale». Rosalba Rotondo, 61 anni, è la dirigente scolastica della Alpi-Levi di Scampia, complicata periferia di Napoli, che ha vietato l’ingresso in classe a Lino, un alunno di 13 anni di seconda media, che si era presentato con le treccine blu». Come è finita questa storia? «Lino ci ha chiesto scusa e ha promesso che avrebbe tolto le treccine, cosa che ha fatto appena rientrato a casa. Ha detto: “Preside lo so che lo fate per il mio bene, che mi volete aiutare. Vi chiedo scusa anche da parte della mia famiglia, ma posso frequentare la masterclass come avevamo stabilito?». Caso chiuso? «Certo. Non è stata una vittoria mia, ma della scuola e della parte sana di Scampia. A Lino ho detto: “Sei un ragazzo intelligente, hai un futuro da musicista, apprezzi l’arte, tanto che ti ho portato a vedere la mostra su Leonardo. È mai possibile che la tua massima aspirazione deve essere quella di avere le treccine blu?”. Il mio divieto a quelle treccine è un gesto di amore». L’accusano di essere troppo severa… «Sono giusta e provo ad equilibrare amorevolezza, accoglienza ma fermezza negli obiettivi che vogliamo raggiungere. Subiamo le pressioni di sciacalli. Se venissero qui tutti i giorni e non solo quando ci sono le telecamere capirebbero perché ci battiamo per imporre delle regole. Domani se ne saranno andati via tutti e di Lino se ne dimenticheranno. Questa scuola invece resterà sempre aperta e seguiremo il suo percorso anche alle superiori». Ha vietato anche i jeans strappati alla moda, non le sembra esagerato? «Per niente. Quando ho iniziato a lavorare qui c’erano bambini che venivano con i pantaloni strappati perché non avevano i soldi per comprarne di nuovi. Oggi ci sono alunni che acquistano jeans stracciati che pagano 150 euro. Vi sembra normale? Vi sembra giusta questa ostentazione a scuola? Non possiamo subire senza intervenire. Qui insegniamo il rispetto, l’accettazione autentica di ognuno, soprattutto quella verso i più deboli. Insegniamo l’inclusione nel rispetto delle regole. Guardate quanti bimbi rom vengono a scuola. Non è stato facile convincere le famiglie». Cosa insegna questa vicenda? «Che alla fine ha vinto la Scampia sana, quella dei valori autentici. Non quella dei cialtroni che vuole che questi ragazzi siano considerati dei poveri derelitti destinati a vite mediocri o alla galera. Per Lino vedo un futuro da grande musicista. Frequenterà la masterclass, prenderà il diploma, si iscriverà al liceo musicale e si imporrà con il suo talento». È così difficile insegnare a Scampia? «Sono arrivata qui per caso e mi dissi: un anno e vado via. Ho impiegato poco a capire che questo era il mio posto. La mia missione. Sono rimasta in questa scuola per 36 anni e da 13 sono preside. Certo, è difficile, tra violenza, criminalità e genitori che spesso non capiscono i nostri sforzi. Ma ci sono anche grandi soddisfazioni. Proprio in questi giorni un ex alunno che da bambino era un bullo che abbiamo inserito in un percorso di recupero è stato ammesso all’Accademia della Nunziatella. Capite cosa vuol dire? Un ex bulletto di Scampia alla Nunziatella… Potrebbe essere visto come un miracolo, ma so bene il lavoro che abbiamo portato avanti per togliere quel ragazzo dalla strada e a sfruttare le potenzialità che possedeva. In realtà questi giovani fanno paura perché possono creare concorrenza, hanno talenti che se sfruttati permetteranno loro di arrivare alle posizioni che contano». Dicono di lei che ha sposato la scuola. È vero? «Mi invitano a farmi una famiglia mia. Una volta durante una iniziativa con le mamme degli alunni nell’ambito di un progetto per realizzare abiti sartoriali ho sfilato in vestito da sposa. Scherzai: “Ora non potete più prendermi in giro”. Forse è vero: ho sposato questa scuola e vedo gli alunni come figli».