Oggi spera di incorporare nella manovra i risparmi di Quota 100, Reddito di cittadinanza e anche la minore spesa per interessi. Ma c’è stato un tempo non molto lontano in cui il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri criticava questo metodo. Prima che il predecessore Giovanni Tria raggiungesse l’accordo di dicembre con la commissione il governo aveva dato mandato al ministro di negoziare un deficit nominale al 2,4%, molto oltre il limite massimo concesso. Gualtieri, allora presidente della commissione problemi economici del Parlamento europeo criticò in particolare il fatto che Tria avesse indicato questa percentuale «come tetto più che come obiettivo» e avesse alluso al fatto che il deficit sarebbe potuto essere inferiore se alcune misure allo studio fossero state modulate in modo diverso. Era l’annuncio dei famosi risparmi da Quota 100 e Reddito di cittadinanza, che poi si sono realizzati anche quando il governo si è ridimensionato su un livello di deficit più basso al 2,04%. Oggi Gualtieri prepara a uno scenario molto simile, con la maggioranza che si aspetta nel 2020 un più alto rispetto all’1,6% concordato con l’Europa. L’unico modo per non fare una manovra lacrime e sangue, che riporti l’indebitamento netto nei limiti, è sperare che l’Europa accetti di contabilizzare risparmi e anche la lotta all’evasione. Un classico della sessione di bilancio che si ripete, ma che alle istituzioni europee non piace per nulla. Soprattutto ora che la auspicata riforma dei Patti Ue si è arenata sui veti dei paesi del Nord. Il governo si sta preparando a varare misure che siano il più possibile neutre dal punto di vista dell’impatto sui conti. Ieri è ad esempio rispuntata l’idea di una aliquota unica per gli immobili. A rilanciarla il viceministro all’Economia Antonio Misiani. Parlando alla presentazione del rapporto sulle piccole e medie imprese della Cna, l’esponente Pd ha ripreso un’idea dell’ex viceministro leghista Massimo Garavaglia, anche lui al convegno, sul riordino della riscossione degli enti locali. Poi ha rilanciato «l’unificazione dell’Imu-Tasi», da realizzare subito. Si tratta di un’idea della Lega. Con il precedente esecutivo, oltre all’accorpamento, erano allo studio misure per ridurre la pressione sugli immobili, su pressioni di Confedilizia che ieri è tornata all’attacco. «Il problema della patrimoniale Imu-Tasi non è la sua complessità, bensì il suo peso, giunto ormai a 22 miliardi annui. La commissione Finanze della Camera lo ha compreso e, nel corso delle audizioni in luglio, aveva spostato l’obiettivo dall’unificazione dei due tributi locali alla loro riduzione. Confidiamo che la nuova maggioranza voglia proseguire su questa strada», ha commentato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. Difficile che l’esecutivo giallorosso decida di ridurre le imposte. Più probabile che la pressione fiscali aumenti, attraverso la revisione delle tax expenditures, una delle poche coperture già individuate. Sempre made in Carroccio un’altra idea che sta appassionando Il Pd, cioè la trasformazione del taglio del cuneo fiscale in una riduzione dei contributi. Operazione da finanziare con l’eliminazione degli 80 euro di Matteo Renzi. Magari approfittando l’ex premier non è più un azionista di maggioranza.