Attorno al grande tavolo a ferro di cavallo del consiglio di sicurezza, dove si decidono questioni di pace e guerra, di sanzioni e caschi blu, solo uno dei 15 ambasciatori ha diritto alla bottiglietta d’acqua a spese dell’Onu. È il presidente di turno del consiglio, il sudafricano Jerry Matthews Matjila: gli altri, a cominciare dall’ambasciatrice americana Kelly Craft, si devono portare l’acqua da casa. Intanto le fontane monumentali attorno al Palazzo di vetro progettato da Le Corbusier sono a secco per non consumare elettricità. E gli uffici amministrativi avvertono che non consentiranno più modifiche all’ultimo minuto nelle bozze delle risoluzioni. «Non saranno ammesse eccezioni»: probabilmente anche a costo di ritardare cessazioni di ostilità in Siria, in Libia o in altre zone incandescenti dove si concentra l’impegno delle Nazioni Unite. Che succede nel Palazzo simbolo della comunità internazionale? Queste misure di austerità sono state varate dal segretario generale dell’Onu, il portoghese António Guterres, per attenuare l’impatto di quella che al Palazzo di vetro, con un certo ottimismo, viene chiamata «crisi di liquidità». Le casse dell’Organizzazione hanno un buco di centinaia di milioni di dollari, perché alcuni dei 193 paesi membri, come Brasile, Israele, Iran e soprattutto gli Stati Uniti, non hanno ancora versato i loro contributi annuali. Washington, che è il maggiore contribuente del Palazzo di vetro, con il 22% del bilancio ordinario (2,87 miliardi di dollari) e il 28% di quello delle operazioni di pace, ne è anche il primo debitore. E per la Casa Bianca sovranista di Donald Trump sembra quasi un motivo di orgoglio il dover ancora versare 674 milioni di dollari per il 2019 e altri 381 milioni di arretrati. In attesa del pagamento americano e degli altri ritardatari (ma non dell’Italia, che ha già versato il suo obolo), l’Onu, cui non è consentito prendere prestiti o emettere bond, è costretta a tirare la cinghia. La speranza? Continuare a pagare gli stipendi ai suoi 37mila dipendenti. Ma non è sicuro e saranno bloccate anche le nuove assunzioni: «A fine mese — dice Guterres — raggiungeremo la punta più profonda del deficit dell’ultimo decennio». Il segretario ha mandato a tutti i dirigenti un ordine scritto per limitare, dalla settimana scorsa, tutti i viaggi di lavoro non essenziali. In un memorandum, che doveva rimanere riservato ma è finito nelle mani della rivista Foreign Policy, sono state fissate le nuove regole. I rapporti di Guterres non potranno superare le 8.500 parole per usare meno carta e meno inchiostro. I servizi di traduzione simultanea saranno garantiti a orari fissi, 10-13 e 15-18. Il servizio di sicurezza non potrà più operare di notte, cioè nelle ore in cui, in questi 75 anni, sono state raggiunte le decisioni più difficili e importanti. E chiuderà anche alle 17, tra la nostalgia generale, la Delegates Lounge, punto d’incontro, trattative (e bevute) di diplomatici, militari, media (e qualche spia).