Io non la metterei in termini di dovere, perché ritenere che da parte del presidente del consiglio ci sia un obbligo costituzionale, o anche solo politico, di rinunciare alla delega ai servizi, equivale a depositare una mozione di sfiducia contro di lui». Da ex presidente della Camera, con trent’anni di esperienza nelle aule parlamentari (ultimo incarico la guida della commissione Banche nella scorsa legislatura), Pierferdinando Casini, oggi eletto col Pd, giudica pertanto «una richiesta forte» l’invito rivolto a Conte da Renzi. «Se non si ha fiducia politica che il premier riesca a gestire questa delega, vuol dire che lo si ritiene istituzionalmente inaffidabile. Se invece Renzi intende solo consigliare al premier di rinunciare alla delega, allora condivido anche io». Perché? «La motivo con la mia esperienza. I premier più esperti e più capaci hanno sempre delegato questa responsabilità, perché c’è la necessità di competenze specifiche e di un impegnoal cento per cento. E peraltro rischia di essereinavvedutal’ideachequalche consigliere del presidentepossasuppliredandoiconsigli giusti. Perché ciascuno risponde a una cordata e quindi in quel ruolo serve un’autoritàcon delle competenzespecifiche». Come prassi però anche altri premier tra cui Gentiloni l’hanno mantenuta questa delega… «Ci sarà però un motivo per cuilamaggiorpartedeipresidenti del consiglio l’ha delegata. Anche a garanzia della posizione in sé del Presidente, che può essere ingiustamente trascinato a dover spiegare delle cose. Mentre se c’è un ’autorità che fa da schermotraluieilParlamento, questo lo garantisce maggiormente.Secondome,meno si coinvolge un premier, meglioè.Estodandoalpresidente un consiglio, basato sull’esperienza. Ma se vuole tenere la delega, la tenga. A suorischio e pericolo». La vicenda Barr solleva interrogativi da chiarire. Come si è mosso il premier in questo frangente? «Non voglio dare giudizi, ho opinioni maturate dalla lettura della stampa, non suffragate da elementi su cui formulare un giudizio. Ma è chiaro che questa è una vicenda che rischia di finire in Parlamento. Proprio per l’esposizione in prima persona del premier, il rischio che qualcuno chieda un dibattito in aula, anche dopo la sua audizione al Copasir, c’è. E sotto il profilo politico, Conte farebbe fatica a sottrarsi a questa richiesta». Questa della delega ai servizi è solo una delle ultime richieste di Renzi. Le pare che stia facendo ballare troppo il governo? «Renziè un cavallo di razza e i cavalli di razza sono scalpitanti per natura. Non mi meraviglio di ciò che capita. La mia preoccupazione da esperto della politica è che questa cosa finisca per indebolireilgoverno, creandoun clima di fibrillazione permanente. Perché se anche Renzi non lo vuole, sarà troppo forte la tentazione di dare visibilità al suo nuovo partito. Cosa che il Pd non può tollerareperchérischia diindebolirsi. Insomma, se il buon giornosivededalmattino,allacciamolecinture…». Ma perché tutti temono le mosse di Renzi se la carta di far cadere il governo non sembra averla, visto che ha appunto bisogno di tempo per far crescere Italia Viva? «In teoria è così, ma in realtà tutti hanno molta più paura di Renzi di quanto dicono. Anche a causa della sua grande determinazione. Tutti hanno capito che sta coprendo uno spazio politico straordinario, che nessuno finora ha coperto. E proprio questo grande spazio politico è la ragione per cui fibrillano tutti. In presenza di Forza Italia che si sta disgregando, è chiaro che lui può fare la differenza». Il premier può essere un concorrente temibile per Renzi, tanto da indurlo ad attaccarlo? Visto che si muove da ex democristiano, che ha buoni uffici con la Chiesa e parla al centro… «Onestamente non lo credo. La sua forza è essere un premier terzo, se scendesse in campopoliticamenteverrebbe triturato. E poiché è una persona avveduta, non credoche lofarà».