Forza Italia in piazza con la Lega, sabato prossimo a Roma. Il centrodestra torna unito, dopo i 14 mesi gialloverdi. Su quel palco di San Giovanni si consumerà la consacrazione definitiva della leadership di Salvini, alla presenza degli alleati Mariastella Gelmini, capogruppo alla Camera. Ci saranno Meloni, Toti e lei con una vostra delegazione, ma non Silvio Berlusconi. Forse perché il capo leghista ha preferito così? «Una sciocchezza colossale. Salvini ha invitato Berlusconi ed è stata una scelta del nostro presidente quella di mandare una delegazione alla manifestazione». Nessun veto, dice? «Nessuno. Ci ha anche ringraziati. Mi concentrerei piuttosto sul fatto che dopo l’esperienza del primo governo Conte, che certo non ha fatto bene alla coalizione, il centrodestra torna finalmente unito. Al livello nazionale come nelle regioni, dove si presenterà compatto ovunque. A cominciare dall’Umbria il 27 ottobre. E Piazza San Giovanni sarà la prima di una serie di manifestazioni per costruire un’alternativa valida al governo delle quattro sinistre». Eppure, i sondaggi inchiodano Fi a cavallo del 5 per cento, siete ormai la terza forza della coalizione. Non vi starete consegnando definitivamente alla Lega, come temono alcuni dei vostri? «Onestamente, ritengo che se qualcuno pensa di prendere i voti attaccando Salvini piuttosto che la sinistra non andiamo molto lontano. Avviso ai naviganti: i tempi sono cambiati, ma l’avversario è sempre la sinistra e soprattutto Matteo Renzi, vero artefice della nascita di questo governo. Dobbiamo rilanciare Forza Italia, ma deve essere chiaro a tutti quale sia la nostra metà campo». Ma serve «pari dignità», dice Mara Carfagna, capofila di coloro ai quali l’abbraccio con Salvini non va. Proprio perché rischiate di avere la peggio. E poi, perché a quel punto gli elettori dovrebbero preferire voi alla Lega? «Perché abbiamo priorità e identità diverse. Per la Lega viene prima l’immigrazione. Per noi il lavoro che non c’è, gli ostacoli all’impresa, la crescita da garantire». Quale sarebbe la vostra ricetta? «Questo sabato l’abbiamo dedicato a Milano all’ascolto delle forze produttive, assieme ai governatori del centrodestra, per raccogliere la voce del Paese, spunti e idee utili per costruire la nostra contromanovra. Dal Def emerge la solita sinistra del tassa e spendi, della persecuzione del contribuente, dei bonus e della lotteria degli scontrini. Zero sviluppo, zero crescita e aumento delle tasse. Noi proponiamo una riforma di stampo liberale: cancellazione del reddito di cittadinanza, taglio del cuneo fiscale da portare dagli attuali 2,5 a 15 miliardi, uno shock fiscale che consenta di aumentare la domanda e i consumi». Non è che invocate la rivolta fiscale soprattutto contro la stretta anti evasione contenuta in manovra? Carcere per gli evasori, confische, moneta elettronica non sono nel vostro dna. State schiacciando l’occhio alla zona grigia? «Macché. Giusto perseguire chi evade, ma la loro logica è aberrante, opposta alla nostra ricetta liberale. Ci spaventa questo giustizialismo in stile Bonafede». Torniamo al centrodestra. Non è un’alleanza asimmetrica? La Lega ha appena posto il veto sul candidato da voi avanzato per la Calabria, Mario Occhiuto. Forse non a caso, essendo vicino a Carfagna. «Noi abbiamo proposto convintamente Occhiuto. All’inizio di una trattativa può capitare che ci siano divergenze, poi le criticità vengono superate. Come noi sosteniamo Donatella Tesei in Umbria, così gli amici leghisti sono certa che accetteranno un accordo ragionevole sulla Calabria. Noi su Occhiuto siamo convinti». Renzi intanto punta sul vostro bacino. Paura? «Non è un liberale, il suo partitino nasce da una scissione, è un pezzo della sinistra. Da mesi si rincorrono voci: non abbiamo perso un parlamentare. Eletti ed elettori non si faranno abbindolare». Maggioritario o proporzionale? «Sono convinta che la nuova coalizione M5S-Pd abbandonerà il proporzionale puro per un sistema misto. Fi è per un proporzionale con premio di maggioranza. Sarebbe la soluzione preferibile».