«Ma avete visto come stanno messi questi qui? Come sono ridotti? Quanto mi sto divertendo adesso…». Compare un ghigno beffardo sul volto di Giancarlo Giorgetti mentre indica l’aula di Montecitorio poco distante. Il numero due della Lega siede su un divanetto del Transatlantico con l’aria di chi si sta gustando lo spettacolo. E non fa niente per nasconderlo. «Dicevate che Salvini è un cretino. E invece, adesso si sta capendo tutto. E non mi riferisco solo all’ex Ilva: quel che ha fatto Matteo in estate si sta rivelando un investimento sul futuro. Vedrete, vedrete…», ammicca l’ex sottosegretario alla Presidenza del governo gialloverde, il leghista che per 14 mesi è stato l’incubo di Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Poi riprende il filo del discorso: «Questo dell’acciaieria alla fine è stato uno dei tre motivi principali dell’apertura della crisi: i no reiterati dei nostri alleati su Taranto, sulla Tav, sugli inceneritori… Non c’era modo di portare un provvedimento serio come quello sull’ex Ilva al Senato che cinque o sei dei loro erano pronti a non votare la fiducia». Anche il look adesso è decisamente casual, dismesso quello da Palazzo Chigi, il deputato semplice indossa abito e camicia bianca, ma senza cravatta e sneaker blu in tinta col vestito. Sostiene che per come si sono messe le cose, tra manovra e emergenze, il governo Conte 2 «farebbe bene a chiuderla qui – si fa serio – E soprattutto, se fossi al posto di quelli del Pd scapperei a gambe levate, me ne andrei all’opposizione». Nonostante gli ultimi risultati alle regionali? Nonostante i sondaggi? «Per carità, possono anche andare avanti, ma ancora un po’ e saranno azzerati: conviene a loro, più che a noi, interrompere prima di fare altri danni. Poi se vogliono, facciano pure, per noi c’è solo da guadagnare. Vista l’Umbria?» Hanno visto tutti come la Lega si è fermata poco sotto il 40% e il centrodestra si è consolidato come prima coalizione. Ma l’Italia è un’altra cosa – viene fatto notare al politico di lungo corso Giorgetti – e l’Emilia Romagna al voto il 26 gennaio, soprattutto, è un’altra cosa ancora. «Io non ho letto gli ultimi sondaggi – spiega prima di rientrare in aula per l’esame del decreto fiscale -. Ma non penso affatto che il Pd la possa spuntare, alla fine vinciamo noi con Lucia Borgonzoni. Di una cosa però sono certo: Stefano Bonaccini farebbe bene a correre da solo piuttosto che in cordata coi 5 stelle. Questo è poco ma sicuro». Il 26 gennaio tuttavia è lontano. Prima, c’è da risolvere la grana di Taranto, i 10 mila posti a rischio, ArcelorMittal che minaccia di abbandonare lo stabilimento. «Stiamo assistendo alla messa in scena di una multinazionale che sta cercando di prendere quanto più possibile dal governo in carica», è la tesi del “bocconiano” Giorgetti. «Ora il massimo sarebbe se dopo tutto questo pasticcio la soluzione sarebbe l’ingresso dello Stato nella società che produce acciaio. Allora sì, torneremmo al “fattore M”, come ai tempi di Mussolini. Ma nel senso che il pubblico si metterebbe a produrre acciaio, magari per costruire che? Carri armati? Che di questi tempi poi, tornano utili, no…?» ironizza. A un certo punto in Transatlantico lo avvistano la capogruppo di Forza Italia Mariastella Gelmini e il deputato veneto dello stesso gruppo Marco Marin, arrivano e si siedono al suo fianco, lei da una parte, lui dall’altra. Parlano fitti per una decina di minuti. Nel centrodestra c’è aria da ritorno ai vecchi fasti, si sono solo capovolti gli equilibri, esiste solo una destra-centro. Quando gli amici berlusconiani si allontanano, il vicesegretario torna alle amenità: «Quel che mi impensierisce davvero in questi giorni è il mio Southampton, nel fine settimana vado in Inghilterra a vederlo, c’è lo scontro fondamentale con l’Everton. È tosto l’Everton quest’anno, eh». Da quando non è più in prima fila al governo si è presentato con la sciarpa da tifoso più di una volta al St. Mary’s Stadium, riesce a coltivare decisamente meglio la passione per la Premier League. A Roma preferisce gustare invece l’altro «spettacolo», dice, quello che va in scena dentro e fuori l’aula: «Me lo sto gustando tutto, ah, quanto mi sto divertendo…».