«Agli odiatori politici in rete sono abituata. Poiché difendo gay e migranti, mi hanno scritto più volte: che ti stuprino venti negri. Non avrei mai pensato, però, che mi augurassero un carcinoma polmonare solo per aver pubblicato la foto di una lepre ferita a morte da un cacciatore nella campagna dove vivo». Monica Cirinnà, 56 anni, senatrice Pd a cui si deve la legge sulle unioni civili, non è donna da farsi intimidire. Ha ricevuto l’augurio di una malattia mortale da una certa Vanitosa95, che negli ultimi mesi ha mandato simili messaggi anche alla cantante Emma, appena uscita da un’operazione per un tumore, e ad altri personaggi che in passato si sono schierati contro la politica dei porti chiusi ai migranti. Lei ha risposto su Twitter e poi è andata a a prendere le uova fresche per il padre novantenne. Cosa dice agli hater? « Non si preoccupino: di tumori ne ho avuti due al petto in vent’anni e sono ancora qui. A combattere, a credere. Forse farebbero meglio a capire loro perché sono così mal messi, cosi pieni di odio e veleno». Chi la odia? «Non so chi siano, se persone fisiche o troll. Quello che bisogna capire è come mai, sempre più spesso, i bersagli di chi odia sotto pseudonimo in rete, siano donne. Persone indipendenti, fuori dagli stereotipi, che non stanno zitte e buone, al di là degli schieramenti: come la Boldrini o la Meloni». Perché augurarle la malattia? «Quella signora lo ha già fatto con Emma e con altri ancora. Con chi, come me, ha conosciuto sulla propria pelle la paura del cancro e della morte. Avevo 40 anni la prima volta. Mi ricordo tutto, la sera prima del viaggio a Milano, io e mio marito in lacrime, con lui che mi diceva io non ti lascio morire. I primi esami, la diagnosi, l’operazione al petto, le radiazioni che bruciano». E quando torna l’incubo? «Gli anni passano, ma continui a fare controlli e poi di nuovo, dopo nove anni, il tumore torna a farsi sentire, e di nuovo sono sotto i ferri, una nuova operazione. Adesso sono nove anni che ogni sei mesi mi faccio doppi check up e ho sempre paura, ma sono viva anche e proprio perché ho fatto prevenzione. In famiglia il cancro purtroppo è di casa: mia madre se n’è andata tre mesi fa, lo aveva al pancreas, mia nonna al petto». Cosa direbbe alla signora? «Credo che invece di vomitare odio contro di me o altri, dovrebbe fare i conti col veleno che ha dentro e che la consuma. Dovrebbe rivolgere altrove la rabbia che cova. Trasformare il suo veleno in una medicina, come dicono i buddisti». Politici sotto accusa? «Noi politici siamo oggetti degli hater, perché c’è una rabbia sociale che non ha avuto risposta, perché non c’è equità sociale in questo paese. Anche la sinistra non ha saputo ascoltare. Lo stato sociale non si fa solo col welfare ma anche con educazione, cultura. Il vero male in Italia ora è la solitudine perché nessuno dà risposte, dietro gli hater e la loro moltiplicazione secondo me c’è abbandono, solitudine, c’è una profonda cesura tra palazzi e società. Ci vorrebbe un ministero della solitudine per dare ascolto, capire e cambiare». Come combatte la paura e gli hater? «Con la passione civile e politica, venti querele e soprattutto avendo accanto mio marito, 25 anni assieme, 25 anni che mi porta la colazione a letto».