Un governo pallido. Senza scelte. In politica economica come in politica estera. Avvolto costantemente nel velo autoassolutorio dell’antisalvinismo. L’impasto emergenziale che ha dato vita meno di due mesi fa alla nuova maggioranza sta già mostrando tutti i suoi limiti. L’estemporaneità di quella operazione politica sembra avere il fiato corto e scolorisce ogni decisione nel tentativo di nascondersi. L’indistinto è un rifugio per celare la propria natura improvvisata. Per non denunciare l’assenza di una visione progettuale. La Legge di Bilancio è così lo specchio del deficit che accompagna l’intesa tra M5S e Pd. Una manovra senza carattere. Senza un provvedimento che possa dare un nome e un cognome alla nuova stagione.

La politica economica è il nucleo fondante di un esecutivo o di una coalizione. Eppure il confronto dentro la maggioranza è fatto di balbettii, di mezze frasi che alludono a mezze promesse e che poi diventano delle intere retromarce. I partiti sono preoccupati di difendere le rispettive bandiere più che di costruire una prospettiva. Si agitano dentro un quadro fatto di pallori. È evidente che le casse pubbliche del nostro Paese non consentano facili sciali. Sono i tempi che viviamo e tutti dovrebbero esserne consapevoli. Le difficoltà del momento, però, non possono impedire di provare almeno a imprimere un segno. Certo, bisognerebbe avere un disegno comune. L’unico elemento condiviso sembra invece la paura. La paura di non essere demagogici o di non assecondare gli istinti della propria base elettorale. Questa classe dirigente è presa dal terrore di aumentare l’Iva, dallo spavento di cancellare misure sbagliate come Quota 100, dallo smarrimento di fronte all’idea di sacrificare una cosa per farne un’altra. Magari più giusta o più utile. Litigano per raschiare coperture a favore di provvedimenti amorfi. E in extremis scoprono che i fondi provenienti dalla lotta all’evasione fiscale sono a dir poco evanescenti. La prossima Finanziaria in questo modo è senza titolo. È la manovra di cosa? Del taglio al cuneo fiscale? No. Degli investimenti? No. Degli sgravi per i figli? No. Forse dell’Iva che non aumenta. Ossia di una situazione che i cittadini già vivono e di cui non coglieranno alcun cambiamento e nessun giovamento. E la palude rischia così di allargarsi. Mentre la Turchia, Paese della Nato, attacca unilateralmente la Siria, l’Italia mostra la sua debolezza internazionale. Si rifugia dietro lo schermo europeo senza il coraggio di una scelta. Germania e Francia bloccano l’export bellico verso Ankara e Palazzo Chigi si limita ad annunciare che farà valere la sua posizione a Bruxelles. Una afasia che ingiustamente trasforma l’Italia in una nazione piccola. Proprio come modesta si è rivelata la linea tenuta martedì scorso al vertice dei ministri dell’Interno dell’Unione europea. Doveva essere il primo test per verificare il passo avanti compiuto a fine settembre a Malta sui migranti. L’impegno per una effettiva ridistribuzione di chi approda in Italia, ha invece subìto uno stop. Senza reazioni e senza spiegazioni. Per non parlare del mutismo con cui tutto il governo ha letto gli ultimi dati relativi alle morti bianche sul lavoro e ha ascoltato il vibrante richiamo del presidente della Repubblica. Un silenzio senza precedenti. Come se la tutela dei lavoratori non appartenesse più alle esigenze primarie di un Paese civile e democratico. Con un dibattito forse chiuso in quella bolla in cui si teorizza che destra e sinistra non esistano più perché i problemi della gente non hanno colore politico. Dimenticando — o non sapendo — che le soluzioni che si danno ai problemi possono essere di destra o di sinistra. La coalizione giallo-rossa balla su un crinale oltre il quale c’è un limbo, senza sostanza e senza tempo. La politica, però, in questa epoca, non sopporta attese lunghe. Soprattutto non le sopportano i cittadini. Le regole del consenso sono cambiate. La velocità può essere sostituita da una visione o da un’idea che persuada i cittadini ad aspettare un po’. Ma vanno convinti. La semplice conservazione dell’esistente è un solo placebo. Tirare a campare ormai equivale a tirare le cuoia.