«Si tratta di un’azione irresponsabile». All’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Simone Valente (M5S), secondo firmatario della legge di riforma dello sport italiano, le lettere di Malagò al Cio non sono affatto piaciute. Quali possono essere le conseguenze? «Spingersi al punto di suggerire al Cio di escludere l’Italia dalle Olimpiadi di Tokyo e revocare Milano-Cortina 2026 crea scompiglio all’interno del mondo sportivo italiano. È molto grave che il numero 1 dello sport italiano abbia agito in quel modo». Perché crede che Malagò faccia del contrasto alla riforma una sorta di linea del Piave? «La costanza e la ripetitività di questi picchi di tensione causati con dichiarazioni contro la legge mi fanno pensare che non abbia così tanto a cuore il mondo sportivo, ma il proprio tornaconto personale. Sono anni che ascolto il mondo sportivo e le sue componenti, è dalla base che è partito questo disegno di riforma». A cosa si riferisce quando parla di questioni personali di Malagò? «Il Coni gestiva in autonomia più di 400 milioni di euro che lo Stato gli riversava ogni anno. La riforma ha creato una nuova governance e ha tolto al Coni la distribuzione dei fondi. Questo può aver provocato la rottura di un sistema che prima funzionava in un certo modo e che noi non condividevamo. Lo spirito della legge è quello di creare ordine e proporre una netta distinzione tra il funzionamento della macchina burocratica e la gestione della preparazione di alto livello». Si è detto: un Governo deve salvaguardare il principio dell’autonomia dello sport. Crede che questa legge lo faccia? «Nel testo c’è scritto espressamente che ogni punto della legge debba essere aderente alla Carta olimpica, è un principio sacrosanto che non abbiamo toccato. Chi parla di ingerenze, sbaglia totalmente». Ha parlato con il ministro Spadafora? «Certo, e gli ho dato la mia disponibilità a collaborare per portare avanti un processo che ora va completato. Meno stress si crea al mondo sportivo in questo momento e meglio è. Bisognerà andare avanti e non indietreggiare, tenere fermi i punti approvati dal Parlamento. Sono certo che Spadafora non cederà». A chi fa male questo clima? «Tutto il sistema sportivo non potrà lavorare al meglio finché si porta avanti questa guerra, e ricordiamoci che il prossimo è l’anno olimpico». Crede che Malagò debba dimettersi? «Mi rimetto al ministro, eventualmente lui potrà chiedere le dimissioni di Malagò e il commissariamento del Coni. Certamente Malagò dovrebbe prendersi le sue responsabilità. La situazione non può proseguire in questo modo, così si fa solo del male allo sport italiano».