Più che lecifresulla ripartizione dei migranti, quello che si apre oggi aMalta è il vero test su quanto sia concreta la solidarietà europea. In che modo una parte degli Stati membri intendarealmentecambiare metodo, farsi carico di chi arriva sullecoste italiane e avviareun processodi revisionechepotrebbe portare, poi, alla modifica del Trattato di Dublino, quello del primo porto diarrivo. L’Italia ha voluto presentarsi al vertice con un atto significativo: il via libera – concesso ieri sera – allo sbarco dei 182 migranti da sette giorni a bordo della Ocean Viking, la nave delle ong Sos Méditerranée e Medici senza frontiere. Potrebbe essere letto come un messaggio inviato alle cancellerie degli altri Paesi seduti al tavolo, una conferma dellanuova linea italianachepur ribadendo il diritto di controllare le proprie frontiere non dimentica il dovere di salvare chi è in mare. Sono comunque in corso le trattative per ripartire fra diversi Stati europei il carico dei 182 naufraghi sbarcati. LA BOZZA In queste settimane i ministeri dell’Internohanno lavorato per trovareun accordo generale sulle redistribuzioni. Anche se quello che verrà discusso oggi, secondo quanto riferito da chi ci sta lavorando, presenta molte zone ancora vuote, sottolineate in rosso e tra parentesi. Come dire che c’è tanto ancora da aggiungere edadiscutere.Seduti intorno al tavolo delle trattative ci saranno i ministri dell’Interno di Italia, Francia, Germania, Malta. Saranno presenti anche la Finlandia, comepresidentedi turno delConsiglio europeo, e la Commissione Ue. Ma nello sfondo ci saranno tutti quei paesi sui quali l’intesa conta molto: la Spagna, la Grecia, l’Irlanda, il Lussemburgo, il Portogallo. Quella coalizione di “volenterosi” che già durante gli ultimi 14 mesi, quando l’Italia ha dovuto fronteggiare 25 situazioni di crisi in mare durante i soccorsi effettuati dalle navi delle ong (secondo un rapporto redatto dall’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale), è intervenuta per offrire la sua collaborazione. L’accordo che il nostro governo spera di riuscire a trovare sarà un “Predictive temporary allocation programme”,ovveroun’intesa temporanea e su base volontaria, ma automatica, e non valutata volta per volta, cosí come è accaduto in passato. Anche se il vero nodo da sciogliere rimane quello dei termini della ridistribuzione. La Germania sembra orientata ad accettare i migranti economici, oltre ai richiedenti asilo o ai rifugiati. La Francia, invece, fa ancora resistenza e immagina accoglienza solo per coloro chehanno grosse possibilitàdiottenere lo status di rifugiato. La storia degli accordi precedenti sulle relocationciha insegnatochesonostati un fallimento, perché la media degli Stati membri non l’ha rispettata e i rapporti in Europa si sono fatti molto tesi, anche per via di questo accordo, soprattutto con i paesi che hanno aderito al patto di Visegrad. Di buono nella bozza di intesa che verrà discussa c’è che, almomento, si parla solo di migranti economici edirichiedenti asilo enondi rifugiati. E questo potrebbe rappresentare un punto a favore per l’Italia, perché molte delle persone che arrivano sulle nostre coste non si qualifica con questo status. Per Italia e Malta, comunque, se si trovasse un accordo unicamente sui richiedentiasilo sarebbeunnettopasso indietro. L’Italia è tredicesima per domande di richiesta di asilo, rispetto a Cipro che è in cima alla lista, alla stessa Malta e anche alla Francia e alla Germania. E quindi, se il meccanismo di ridistribuzione coinvolgesse anche altri paesi costieri, alla fine potremmo ritrovarci a dover accogliere, invecechearicollocare. GLI ALTRI PUNTI Oltre a questo ci sono in ballo i rimpatri, di cui ha promesso di occuparsi Bruxelles e la rotazione dei porti, sulla quale contano in pochi. Restano tante,quindi, ledivisioni.E c’è chi come Michael Farrugia, ministro dell’Internomaltese, sembra parecchio scettico sui risultati. «L’Europa è divisa in tre gruppi – afferma -: i paesi di frontiera che sopportano il grosso dei flussimigratori, i paesi dell’est che bloccano i cambiamentipositivi a livello europeo e i paesi che vogliono restare neutrali.Tre diversi interessi, tre diverse prospettive, e questo, senza vericambiamenti, continuerà a impedirci di raggiungere un accordo».