I ncalzato in tv da Lucia Annunziata, il nuovo responsabile dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha fornito qualche traccia sui lavori in corso per definire il testo della legge di Stabilità. Il suo è stato un intervento da ministro pienamente «politico», visto che già dalla scelta del lessico ha voluto segnare una discontinuità rispetto alla tradizione di un Mef guidato in tante occasioni da (validi) ministri tecnici. Ma proprio perché si capisce subito che Gualtieri è un animale politico e ha un peso rilevante nel governo di cui fa parte, ne deriva la necessità di porre la massima attenzione all’indirizzo complessivo della sua azione e ai messaggi che fa arrivare. Procediamo per gradi. Sappiamo che quanto ad entità la manovra è di taglia large, 30 miliardi come ha annunciato lo stesso Gualtieri, di cui 23 destinati a neutralizzare gli aumenti dell’Iva. Il resto (7 miliardi) dovrebbe andare a finanziare una serie di interventi che spaziano dalla riduzione del cuneo fiscale ai provvedimenti green. È vero che in virtù di quella che i tecnici del ministero chiamano «rimodulazione selettiva» della stessa Iva Gualtieri spera di riuscire a recuperare — acrobaticamente — qualche miliardo, però risulta chiaro che le misure pro-crescita non potranno avere quell’impatto che meriterebbero per tentare di tirar fuori il Paese dalla stagnazione. In più, come ha ammesso ieri il responsabile del Mef, il governo nella sua collegialità ha scelto di farsi carico della continuità di ben tre provvedimenti-bandiera del precedente esecutivo gialloverde (quota 100, reddito di cittadinanza e mini flat tax), misure che Gualtieri considera sbagliate e non azzera solo per senso di responsabilità. Tradotto: per evitare disagi reali e contraccolpi di consenso nelle platee interessate (pensionandi, poveri e partite Iva). Già solo sommando questi vincoli è facile capire come il percorso della prima Stabilità della stagione giallorossa si presenti tortuoso. Nel linguaggio degli sport invernali verrebbe definito uno slalom. Il Paese però non chiede ministri capaci solo di aggirare gli ostacoli, non cerca virtuosismi contabili, ma vuole capire il senso di marcia, che cosa la politica ha in mente per i prossimi due-tre anni. Domanda più che pertinente visto che il Conte 2 si fa vanto di voler arrivare a fine legislatura. Per rispondere a quest’esigenza il politico Gualtieri farà bene, dunque, a inserire nella manovra la prima tranche di una serie di misure per la crescita ma è chiamato anche a indicare le scelte di medio termine. Nei prossimi tre anni quale riduzione del cuneo fiscale si punta ad ottenere, come si intende governare la spesa previdenziale, quali scelte di politica industriale si vogliono implementare per recuperare il ritardo italiano nella trasformazione digitale, come intende il governo affrontare la questione dell’Iva nei successivi bilanci. Sono domande che si pongono non solo gli elettori ma anche gli investitori stranieri, e una comunicazione chiara e trasparente in questi casi è la risposta migliore che si possa dare.