Finita la bella stagione, Stromboli torna ai suoi pochi abitanti; il vulcano – che quest’anno ha fatto molto le bizze e ha pure ucciso un escursionista – non è più roba per turisti ma torna a essere “Iddu”; sull’isola si ripropongono i problemi di “sopravvivenza”: pochi servizi e il mare come unico orizzonte. Per questo, una piccola biblioteca nata quasi dal nulla otto anni fa per iniziativa di alcuni abitanti e alcuni storici villeggianti, era diventata un punto di riferimento, anzitutto per i bambini dell’isola. Da sei mesi, però, la “Biblioteca in mezzo al mare” è chiusa: i locali dov’era alloggiata, l’ex canonica della chiesa dedicata al patrono dell’isola S. Vincenzo Ferreri, non sono più disponibili perché il parroco e la Curia di Messina li hanno ripresi. Ma questa è comunque una storia a lieto fine perché la biblioteca riaprirà presto, in altri locali, grazie alla spinta di 56.791 persone di tutta Italia che hanno firmato una petizione e a un benefattore che ha anticipato un anno di spese. La biblioteca potrà così tornare a servire i 500 abitanti di Stromboli, meno dell’1% di chi ha aderito alla petizione. «Il nuovo parroco ci ha chiesto di lasciare i locali perché non abbiamo mai avuto un contratto d’affitto e nemmeno un atto di affidamento – racconta Carolina Barnao, mamma di 4 bambini e tra le animatrici dell’associazione “Scuola in mezzo al mare” che gestisce la biblioteca -. Abbiamo chiesto di regolarizzare la posizione e all’inizio sembrava che la cosa si potesse risolvere; abbiamo anche sistemato il bagno a nostre spese. Poi però ci è stato detto di cercare soluzioni alternative, uno sfratto velato insomma». La delusione dei frequentatori della biblioteca – che ha 3 mila volumi donati da singoli e case editrici come Sellerio ed Erickson e un piccolo museo del cinema – e soprattutto dei bambini cui è destinata la maggior parte dei libri, è stata tanta. «Non ci siamo arresi – dice Barnao – abbiamo provato più volte a contattare la Curia e l’arcivescovado. Ci hanno risposto dopo più di sei mesi dicendo che quei locali risultavano gli unici di proprietà della Diocesi in quella situazione e andavano sgomberati». «Quella casa era stata data gratuitamente in uso dai miei predecessori – spiega il parroco, don Giovanni Longo, da due anni alla guida delle parrocchie di Stromboli, Ginostra e Panarea -. Era una situazione illegale, nessuna norma di sicurezza, non c’è l’impianto antincendio, nemmeno gli scaffali sono a norma. E quei locali sono destinati ad abitazione, non a ricevere pubblico. Una profonda illegalità e io sono responsabile di quei locali». Così, lo scorso aprile la biblioteca dei bambini di Stromboli è stata chiusa, con i libri e gli scaffali ancora all’interno, nell’attesa di trovare una soluzione. Ne sono arrivate due: una provvisoria, l’altra tra almeno un anno definitiva. Quella definitiva l’ha offerta il Comune di Lipari, da cui Stromboli dipende dal punto di vista amministrativo: i vecchi locali dell’ex scuola, sotto la piazza principale, per i quali però occorrono lavori di ristrutturazione. «Stromboli non ha luoghi di aggregazione – dice il sindaco Marco Giorgianni – perciò questo è un investimento necessario e dovuto. I soldi per i lavori ci sono ma ci vuole tempo, anche perché lì verrà alloggiata pure una piccola sezione staccata del museo archeologico di Lipari». L’idea è che i volontari di “Scuola in mezzo al mare” tengano aperto il museo assieme alla loro biblioteca e ai loro laboratori didattici. I servizi della biblioteca sono rivolti ai bambini e ai ragazzini dell’isola, una cinquantina in tutto, che frequentano le quattro pluriclassi, due alle elementari e due alle medie, e l’asilo. Così qualche anno fa mamma Carolina, alla testa di un gruppo di donne stromboliane che lottarono perché quelle pluriclassi continuassero ad esistere, ha lanciato la petizione su Change.org: «In realtà era rivolta al vescovo e al parroco – spiega – ma quando anche grazie al vulcanologo dell’Ingv di Catania Boris Behncke la petizione ha cominciato a circolare fino a superare le 56 mila adesioni, c’è stata la svolta». Arrivata con la scuola di scrittura Belleville di Milano che ha offerto il denaro per una sede provvisoria a Scari, in una piccola traversa di via Roma, la strada principale che parte dal porto di Stromboli; e che ha pure messo a disposizione le proprie competenze: «E’ un progetto che stiamo costruendo insieme – dice il direttore di Belleville, Giacomo Papi – forniremo ai bambini servizi didattici a distanza grazie alla scuola online e in estate contiamo di fare iniziative sull’isola». Problema risolto dunque. Restano le distanze tra il parroco e i volontari di “Scuola in mezzo al mare”: «Io li amo lo stesso», dice evangelicamente padre Giovanni. Loro non fanno: «L’essenziale era ridare ai bambini la biblioteca».