Giovanni Castellucci lascia la guida di Atlantia. Il consiglio di amministrazione della capogruppo di Autostrade per l’Italia e degli Aeroporti di Roma ha accettato il passo indietro del top manager che lascia dopo 18 anni con una liquidazione di circa 13 milioni di euro. Atlantia si riserva però «di non procedere al pagamento qualora dovessero emergere condotte dolose comprovateeaccertate a danno della società». Una discontinuità invocata dall’azionista di riferimento, la famiglia Benetton tramite la scatola societaria di Edizione, a seguito delle carte e delle intercettazioni a disposizione della procura di Genova che hanno evidenziato una serie direport alterati sulla tenuta di alcuni viadotti gestiti dalla controllata Autostrade per ridurreicosti di manutenzione sulla rete. Motivazione che ha portatoadiversi provvedimenti cautelari nei confronti di alti dirigenti della società e di Spea, altra azienda della galassia Atlantia. Luciano Benetton, il patriarca della famiglia di Ponzano Veneto, ha espresso ieri l’amarezza per una vicenda che fa il paio con quella del 14 agosto 2018, giorno in cui è crollato il viadotto Morandi a Genova. «È una settimana che siamo sotto choc per quello che appare dai comunicati della giustizia», ha dichiarato ammettendo di aver lavorato al cambio di passo. Una decisione collegiale della famiglia, avallata dalla seconda generazione dei Benetton, che porta con sé una serie di conseguenze. Le deleghe di Castellucci verranno ripartite tra alcuni consiglieri — con la nascita di un comitato esecutivo previsto nello statuto — compresi il presidente Fabio Cerchiai e l’amministratore Carlo Bertazzo, che gode di grande stima a Treviso tanto da essere componente del consiglio di Edizione. Il direttore finanziario Giancarlo Guenzi diventa direttore generale assumendo maggiore peso specifico e sarà chiamato a dare il via libera all’investimento da 300 milioni in Alitalia per consentirne il rilancio. Il comitato esecutivo gestirà la transizione in attesa che venga trovato un top manager di standing internazionale, ma potrebbe trattarsi di una fase di diversi mesi. Dovrà soprattutto gestire la delicatissima integrazione con la concessionaria spagnola Abertis che tramuterebbe Atlantia nel più grande gestore autostradale al mondo. Il negoziato con Madrid è la madre di tutte le questioni per Atlantia, che detiene il 50,1% della joint venture con gli spagnoli di Acs guidati dal potentissimo Florentino Perez. C’è il rischio di una divisione degli asset di Abertis tra i due soggetti, che nei fatti favorirebbe gli spagnoli e non Atlantia, conglomerata con concessioni anche in Cile e Polonia e azionista di controllo di società di gestione aeroportuale in Francia. Su questo, massima è l’attenzione degli investitori istituzionali, come il fondo sovrano di Singapore, Lazard e la Cassa dirisparmio di Torino. L’altro grande dossier è la revoca/revisione della concessione di Autostrade. Qualcuno legge questo passo indietro di Castellucci come un atto distensivo da parte dei Benetton nei confronti del nuovo governo. A conti fatti questa inchiesta di Genova getta un’ombra pesante sul concetto di «colpa grave» del gestore che potrebbe portare a una revoca unilaterale della concessione se il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, volesse incardinarla. Non sembra al momento questa la visione dominante nell’esecutivo, dove prevale il concetto di revisione utilizzando il modello concepito dall’authority dei Trasporti che vincola gli investimenti davvero effettuati inserendoli in tariffa. Finora non è stato così.