La realtà supera la fantasia di uno spy-thriller di John Le Carré. Perché stavolta a mettere nei guai una spia americana è il suo stesso presidente. Per ingenuità? Spavalderia ed esibizionismo? O qualcosa di molto peggio? È uno scoop della Cnn la fonte di questa storia. Secondo il network televisivo, che non simpatizza per Donald Trump, quest’ultimo raccontando segreti di Stato ai russi avrebbe inguaiato una delle sue fonti indirette: uno dei più importanti ed efficaci agenti Usa infiltrati a Mosca. Per rimediare al disastro, la Cia e altre agenzie d’intelligence Usa dovettero montare una complessa e rischiosa operazione. Nome in codice: estrazione. Come quella di un molare, ma in questo caso si tratta di estrarre dal Paese nemico un proprio agente che è sul punto di essere scoperto, quindi rischia il carcere, le torture, e forse la vita. Oltre al danno collaterale di “smontare” una rete d’intelligence, rivelando alla Russia gli ingranaggi dell’infiltrazione.
La Cnn cita ben cinque fonti separate, ex collaboratori di Trump, funzionari d’intelligence, membri del Congresso. Grazie a queste gole profonde il network televisivo è in grado di ricostruire gli eventi. Il momento-chiave è un incontro nello Studio Ovale della Casa Bianca, quando Trump vi accoglie il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il suo ambasciatore a Washington Sergey Kislyak. La tempistica è importante: maggio 2017. Sta per iniziare l’indagine di Robert Mueller sul Russiagate, l’attenzione è ancora vivissima sulle ingerenze di Vladimir Putin nella campagna elettorale del 2016, i sospetti che Trump sia alla Casa Bianca anche perché Mosca ha spiato e sabotato la campagna di Hillary Clinton. Ma Trump nonostante sia al centro di tali accuse fa le prove di una luna di miele diplomatica con Putin.
Durante l’incontro nello Studio Ovale dà sfoggio del suo accesso ai segreti dell’intelligence Usa, rivela ai suoi ospiti russi delle informazioni “classified” (top secret) sull’Isis in Siria. La fonte che lui espone esplicitamente è Israele. Ma la Siria è un protettorato russo, nulla di ciò che accade sotto il regime di Assad sfugge ai servizi di Mosca. Con ogni probabilità il primo autore di quel furto di informazioni sull’Isis in Sira è proprio la super-spia americana a Mosca, e i russi sono in grado di scoprire rapidamente che la “triangolazione israeliana” è solo uno schermo protettivo. A quel punto scatta il massimo allarme.
C’era già stato un susseguirsi di preoccupazioni sulla sicurezza degli agenti americani in Russia, fin dagli ultimi anni dell’Amministrazione Obama: in parallelo con il peggioramento delle relazioni tra le due superpotenze, era cresciuta l’aggressività degli hacker russi, le loro incursioni nei siti governativi e militari di Washington.
Il chiacchierone Trump, desideroso d’ingraziarsi i russi, ha accelerato l’emergenza. Alcuni episodi successivi sono stati riportati da tutte le cronache degli inviati, anche su Repubblica. È il luglio 2017 quando al G20 di Amburgo Trump decide di confiscare gli appunti del suo interprete sull’incontro con Putin. È il summit bilaterale tra i due a Helsinki, luglio 2018, quando Trump decide di allontanare i suoi collaboratori e rimane a tu per tu con Putin (con interprete ovviamente). Ma a quel punto la sorte della super-spia era già stata decisa. L’agente segreto andava estratto, salvato dal disastro. Il cerchio dei sospetti russi si stava stringendo attorno a lui – o lei?
La Cnn giustamente cerca di non commettere gli stessi errori di Trump, quindi è avara di dettagli sulla figura dello 007 in pericolo. Né può dilungarsi sull’avventura dell’estrazione-salvataggio, sicuramente un thriller che farebbe record ai botteghini delle sale cinematografiche. Ora che lo scoop della televisione è pubblico, l’agente segreto è in salvo. O per lo meno si trova fuori dal territorio russo, dopo l’estrazione è in un luogo che si presume sicuro. Mai dire mai… le esecuzioni dei nemici di Putin all’estero sono avvenute anche dopo anni, la vendetta è un piatto da consumare freddo. Le rivelazioni di Cnn vengono accolte da smentite ufficiali: sia la Cia che la Casa Bianca le bollano come “speculazioni, inaccurate, scorrette”. Taceva, almeno ieri, quel Mike Pompeo che ora è segretario di Stato ma all’epoca della “estrazione” era il capo della Cia.