Lega nel Ppe? La mossa di Giorgetti: non lo escludo.

Il sasso nello stagno lo ha gettato l’ex sottosegretario del Carroccio alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti: «La Lega nel Partito popolare europeo? Non lo escluderei a priori. Con la Csu bavarese, ad esempio, ci sono molti elementi di consonanza», ha risposto a Lucia Annunziata che lo intervistava a Mezz’ora in più. Un’apertura a quel Ppe che a Bruxelles e a Strasburgo la Lega sta combattendo con forza, ma che comprende anche Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orbán, «alleato» di Matteo Salvini, come lo ha definito il leader magiaro nella lettera di saluti al termine del governo gialloverde. Il Carroccio ha fondato un proprio gruppo al Parlamento europeo — Identità e democrazia — che include i deputati francesi del Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen e i tedeschi di Alternativa per la Germania. Il presidente è il leghista Marco Zanni. In ogni votazione, a partire da quella per l’elezione della presidente Ursula von der Leyen, la Lega ha votato in modo contrario al Ppe e il suo leader Salvini ha sempre dichiarato di volere un’altra Europa, non quella incarnata da popolari, socialisti e liberali. Ma in politica le cose cambiano, come dimostra la recente alleanza giallorossa. E dunque non chiude la porta alla Lega ma pone delle condizioni Antonio Tajani di Forza Italia, l’italiano più autorevole tra i popolari, ex presidente del Parlamento Ue: «Non basta dirsi cristiani per fare parte del Ppe — spiega —. Ma se la Lega condividerà le nostre posizioni europeiste e a favore dell’euro, abbandonando il sovranismo che è in contrasto con la nostra idea di Europa, allora potrà essere aperto un percorso. Oggi non ci sono le condizioni». Per la presidente dei senatori di FI, Anna Maria Bernini, «è una buona notizia e un significativo passo avanti per la costruzione di un centrodestra più credibile e competitivo» perché «se il sovranismo diventa isolazionismo finisce per remare contro l’interesse nazionale».