Carlo De Benedetti vuole riprendersi La Repubblica e gli altri giornali del gruppo Gedi dalla Cir, la holding che fa capo ai tre figli Rodolfo (presidente), Marco ed Edoardo. Il gruppo Gedi, quotato in Borsa pubblica, oltre a La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, 13 testate locali, il settimanale L’Espresso, altri periodici e possiede Radio Deejay, Radio Capital, m2o,reti tv musicali e la concessionaria di pubblicità Manzoni. L’offerta vale circa 36-38 milioni.Nel 2016 i gruppi Espresso e Itedi (e le rispettive famiglie Agnelli, De Benedetti e Perrone) avevano siglato la fusione che ha portato all’attuale Gedi: Cir al 43,78%, Exor al 6%, Mercurio al 5%. «Questa mia iniziativa — ha scritto De Benedetti nella lettera che accompagna l’offerta di acquisto da Cir del 29,9% di Gedi —èvolta a rilanciare il gruppo al quale sono stato associato per lunga parte della mia vita e che ho presieduto per dieci anni, promuovendone le straordinarie potenzialità». Cir, che ha ricevuto la proposta venerdì, ha risposto con una nota (dopo che ieri l’Ingegnere ha reso pubblica la sua mossa tramite l’Ansa), definendo l’offerta «manifestamente irricevibile in quanto del tutto inadeguata a riconoscere a Cir e a tutti gli azionisti il reale valore della partecipazione e ad assicurare prospettive sostenibili di lungo termine a Gedi». Il figlio Rodolfo ha fatto sapere di essere «profondamente amareggiato e sconcertato dall’iniziativa non sollecitata né concordata presa da mio padre». Quest’ultimo ha replicato definendo le dichiarazioni «bizzarre» e accusando il figlio di «aver distrutto valore», non avendo «né competenze, né passione». L’Ingegnere ha presentato a Cir, attraverso la controllata al 99% Romed, un’offerta di acquisto per cassa del 29,9% delle azioni Gedi al prezzo di chiusura di giovedì: 0,25 euro ad azione. L’offerta, su cui vigila la Consob, non prevede un esame dei conti e pone due condizioni: dimissioni «entro due giorni» dei consiglieri indicati da Cir (inclusi i figli e la ceo di Cir, Monica Mondardini) eccetto John Elkann e Carlo Perrone; distribuzione delle azioni residue ai soci Cir.