Sarà un elicottero, giovedì prossimo, a portare i resti di Francisco Franco lontano dal mausoleo che ne esaltava la figura. È passato quasi un anno e mezzo da quando il governo socialista annunciò la propria intenzione di rimuovere la salma del dittatore dalla basilica della Valle del los Caídos, un mega complesso costruito tra il 1940 e il 1958, anche grazie al lavoro dei prigionieri politici del regime. Superati i molti ostacoli, giuridici più che politici, l’esecutivo di Pedro Sánchez ieri ha spiegato i dettagli di un’operazione simbolica, che arriva a poco più di due settimane dalle elezioni. Il viaggio in elicottero Alla riesumazione saranno presenti 22 familiari del Caudillo, la ministra della Giustizia Dolores Delgado, sei operai e un perito il cui nome non è stato svelato, perché «sono già arrivate minacce di morte da estremisti di destra», ha spiegato una fonte del governo. Una volta alzata la lastra di granito, dal peso di 1.500 chili, si valuterà lo stato di conservazione della cassa e a quel punto i parenti potranno portare in spalla il feretro, senza bandiere né gli onori militari che erano stati richiesti dalla famiglia. La salma di Franco sarà caricata poi su un elicottero, per evitare eventuali contestatori nel tragitto. Il viaggio, tempo permettendo, durerà un quarto d’ora. Destinazione, il cimitero di Mingorrubio, nella località del Pardo, poco distante dalla residenza del dittatore, dove riposa sua moglie, Carmen Polo. Lì sarà officiata una messa da Ramón Tejero, figlio del tenente colonnello della Guardia Civil che il 23 febbraio 1981 entrò sparando all’interno del Parlamento in un tentativo, poi fallito, di colpo di Stato. I fischi all’ospedale di Barcellona L’operazione della rimozione della salma di Franco giunge nel cuore di una campagna elettorale complicata. Il premier Sánchez spera di cambiare l’agenda del Paese, tutta incentrata sulla crisi catalana. I sondaggi registrano un’inflessione dei socialisti a favore della destra tradizionale, il Partito popolare, e di quella estrema, Vox. Ieri il premier è volato a Barcellona, per una visita tenuta nascosta fino all’ultimo per timore della massa, perennemente in piazza da quando è stata pubblicata la sentenza di condanna ai leader indipendentisti. La riservatezza non è bastata: Sánchez è stato contestato da medici e personale dell’ospedale Sant Pau, dove aveva incontrato gli agenti di polizia feriti negli scontri della scorsa settimana. Fuori dall’istituto si è poi radunata una piccola folla al grido di «Libertà per i prigionieri politici».