Vogliamo crescere ancora, entro fine anno contiamo di superare i 4,5 miliardi di raccolta netta». Le acquisizioni? «Guardiamo alle opportunità che si presentano, ma senza fretta». Quanto ai tassi negativi, «la decisione di potenzialmente girarli ai clienti sui conti oltre una certa cifra, nel caso, dovrebbe essere presa collegialmente, dalle istituzioni». Gian Maria Mossa, ad di Banca Generali, ha appena ricevuto sulla sua scrivania l’ultimo report di Magstad, che segna il balzo dell’istituto dal decimo di cinque anni fa al terzo posto nella classifica del private banking italiano, dietro Intesa Sanpaolo e Unicredit. 40 miliardi di masse nel private, su un totale di 63 miliardi. «Quando sono arrivato, sei anni fa – ricorda Mossa – eravamo a 25 miliardi di cui 11-12 nel private, ora l’obiettivo di arrivare a 75-80 entro il 2021 è realistico come presentato al nostro investor day». A che cosa è dovuto questo salto in avanti, alle acquisizioni? «Èil fruttopiuttosto diunacostantecrescitanel settore della consulenza evoluta soprattutto negli ultimi cinque anni, dove ci siamo proposti con due punti di forza. Il primo è quello di affrontare il mercato attraverso i migliori consulenti finanziari, il secondo è la nostra unicità del business». Che sarebbe? «Forniamo direttamente solo servizi di wealth management e protezione patrimoniale, per il resto affianchiamo il cliente per risolvere insieme con lui eventuali problematichelegatealla suaimpresa o di natura immobiliare,successoria,fiscale,appoggiandoci alle migliori competenze che si trovano sul mercato, con un modello di architetturaaperta». Cosa ne pensa dell’idea, partita da Unicredit, di trasferire i tassi negativi ai clienti con depositi ingenti, ben oltre i 100 mila euro? «Tuttelebanchestannogiàaffrontando il tema, anche se in maniera indiretta, lavorando sulle commissioni. Unicredit ha avuto il coraggio di aprire un dibattito, che all’estero, ad esempio in Svizzera, era già cominciato quest’estate, conUbs». Si va in questa direzione? «Non credo che alla fine si arriverà all’applicazione di tassi negativi da parte di singole banche. In Germania, per fareunesempio,questoèdiventato un tema politico. Ritengo che scelte di questo tipo debbano essere fatte collegialmente, dalle istituzioni. L’applicazionedapartedisingole realtà potrebbe avere effettidistorsivi». I tassi negativi come incidono sul vostro lavoro di private banker? «Complicanoloscenarioe aumentano il valore aggiunto delnostrolavoro. Nonci sono solo 15 mila miliardi di obbligazioni a tasso negativo, c’è anche una quantità crescente di titoli che rendono pressoché zero. Per investire, dunque, bisogna muoversi su direttrici nuove: accrescere la diversificazione geografica e puntare anche su attività illiquide. Sul mercato azionario, invece, nella valutazione la capacità di generare dividendi oggi prevale sui tradizionalimultipli». Come si evolverà l’industria del risparmio? «Nel comparto dell’asset management, dove la pressione sui margini è evidente, oggi occorrono masse critiche, e dunque aggregazioni, oppure grandi specializzazioni. Nella distribuzione conta molto il modello, per fare un buon servizio di consulenza allargato serve un’organizzazionemolto forte». Qual è oggi la vostra strategia? «È quella di rafforzare i nostri capisaldi, a cominciare dalla qualità dei banker, alla architettura aperta del nostro wealth management e offerta di soluzioni gestite, su cui raccogliamo in frutti dei nostri investimenti avviati nel 2013, oltre alla tecnologia che contraddistingue i nostri servizi». Andrete avanti con le aggregazioni? «Nell’ultimo anno abbiamo colto diverse opportunità, da Nextam a Valeur fino a Saxo conla partnershipnel trading ed hedging dinamico, dimostrando di saper integrare le competenzecheriteniamointeressanti sul mercato. Il consolidamento continuerà perché è necessario, ma deve essere fatto al giusto prezzo. Non abbiamo bisogno di acquisire asset, anche quest’anno organicamente contiamo di superare i 4,5 miliardi di masse in termini di crescita. Nextam,per fare un esempio, haaggiunto alle attività ingestione 1,3 miliardi, ma conta molto di più l’aver acquisito un portafoglio di manager molto competenti nell’analisi fondamentale». Dunque come vi muoverete nei prossimi mesi? «Ci guardiamo intorno, non abbiamo fretta, eppure siamo tra i pochi capaci di cogliere eventuali opportunità. Siamo più rivolti ad operazioni di piccolo o medio cabotaggio che, come in passato, possiamo gestire autofinanziandole. Ma in caso di opportunità più importanti, decideremo insieme con l’azionista se ne vale la pena. Deve generare valore per tutti».