Atlantia chiude un lungo capitolo della sua storia. Giovanni Castellucci non è più l’amministratore delegato del gruppo che, da partecipazione statale in 18 anni ha trasformato in colosso mondiale del settore, tra autostrade e aeroporti. Si è dimesso nel corso di un consiglio di amministrazione di cui egli stesso aveva chiesto la convocazione. Gli sviluppi dell’inchiesta di Genova sul crollo del ponte Morandi in cui hanno perso la vita 43 persone – in cui sono emersi nuovi dubbi sulla manutenzione dei viadotti, con report addomesticati – non gli hanno dato scelta. O si dimetteva o l’avrebbe sfiduciato il consiglio. Ha scelto l’atto personale di responsabilità che i consiglieri, espressione non solo del primo socio, ovvero la Edizione dei Benetton col 30,25%, ma anche degli altri principali soci come il fondo sovrano di Singapore e la Fondazione Crt hanno accolto, definendo una risoluzione consensuale con il manager e approntando una cabina di regia in attesa che l’iter per individuare il nuovo amministratore delegato si compia. Così le deleghe esecutive «in via temporanea», come spiega una nota di Atlantia, sono state trasferite a un comitato di cui fanno parte il presidente Fabio Cerchiai, Carlo Bertazzo, Anna Chiara Invernizzi, Gioia Ghezzi e Carlo Malacarne. Nel frattempo il direttore finanziario Giancarlo Guenzi è stato nominato direttore generale. Al suo posto, come uomo dei numeri, subentrerà da subito, anziché dal primo ottobre, Tiziano Ceccarani. Gli ingranaggi si sono mossi. E i Benetton possono tirare il fiato. Luciano, il patriarca della famiglia ieri era a Milano per le sfilate della settimana della moda. A cda ancora in corso gli hanno chiesto cosa si aspettasse. «È una settimana che siamo sotto choc per quello che appare dai comunicati della giustizia – ha riposto ai giornalisti –. Speriamo che si chiarisca. Sicuramente ci sarà qualche cambiamento. Questo lo aspettiamo dal cda di oggi». Così è stato. Erano giorni che la famiglia di Ponzano Veneto chiedeva discontinuità, lo ha fatto con un comunicato sabato e lo ha fatto, in via più riservata, in un consiglio di Edizione lunedì: il capoazienda, del resto, non poteva non assumersi la responsabilità oggettiva di quanto accaduto. Per uscire di scena, Castellucci non avrà solo le competenze di fine rapporto, che in 13 anni da amministratore delegato e altri 5 da direttore generale vogliono dire svariati milioni di euro. Riceverà anche un importo «a titolo di incentivo all’esodo» pari ad altri 13 milioni e rotti. «Il suddetto importo – spiegano dalla società – è calcolato sulla base del contratto in essere in riferimento ai compensi dovuti all’ingegner Castellucci in caso di recesso», come previsto dalla società. Sarà pagato in quattro rate, la prima subito e poi ogni 2 gennaio fino al 2022. La società, però, ha già fatto sapere che non pagherà e chiederà la restituzione in tutto o in parte di quanto già elargito se «dovessero emergere condotte dolose comprovate e accertate». Castellucci manterrà i diritti già maturati nei piani di incentivazione, per un anno potrà ancora contare sulla copertura assicurativa, l’auto aziendale, la casa. Quanto ai procedimenti giudiziari sull’attività resa in Atlantia, sarà la società a coprire eventuali indennizzi e risarcimenti, oltre che spese legali e perizie. Per lui, nella nota del gruppo, l’onore delle armi per «il decisivo contributo dato nei 18 anni ai vertici del gruppo per trasformarlo in un leader globale nel settore delle infrastrutture, sviluppandone il valore in maniera significativa». Da parte di Castellucci il grazie per l’opportunità di un progetto industriale «estremamente stimolante e ambizioso e a cui resterà sempre legato». Ma per le 43 vittime di Genova, nemmeno una riga.