«Solo se saremo in grado di spiegare agli italiani che noi non vogliamo regalare la cittadinanza a nessuno, ma lavorare per integrare i bambini che hanno già concluso un ciclo di studi in Italia, conoscono la lingua, frequentano le nostre scuole e i nostri figli, riusciremo a raggiungere quello che io considero un traguardo di civiltà». Lucia Azzolina, 37 anni, due lauree e una carriera da dirigente scolastica, è una Cinquestelle che non ha paura di dire quello che pensa, anzi. Da sottosegretaria all’Istruzione ritiene che la sua sia una postazione strategica per far funzionare, quando sarà, la legge sullo ius culturae. La discussione sulla cittadinanza agli stranieri, bloccata dai veti leghisti durante il Conte1, ripartirà giovedì alla Camera. Ci sono speranze che stavolta si arrivi a un testo condiviso? «Sì, ma solo a delle condizioni. Intanto bisognerebbe ripartire da un dibattito serio e onesto nel Paese, senza forzare i tempi in Parlamento. Un dibattito fin qui letteralmente inquinato da Salvini. Serve spiegare agli italiani che stiamo parlando di bambini che hanno meno di 12 anni e aver paura dei bambini non ha senso. E poi occorre far capire che un bimbo integrato oggi, sarà domani un adulto consapevole, che sente d’appartenere alla nostra comunità. È anche una questione di sicurezza: uno straniero escluso è un cittadino frustrato, deluso, e all’Italia non fa bene avere cittadini frustati e delusi». Però nel Movimento, e in parte pure nel Pd, c’è preoccupazione: tanti pensano che la propaganda di Salvini abbia fatto breccia nel Paese e affrontare lo ius culturae ora rischia di ridar fiato ai leghisti e destabilizzare il governo. «Per questo non bisogna avere fretta. Bisogna armarsi di pazienza e sviscerare con calma le ragioni di un provvedimento tanto delicato. Iniziando a parlare proprio a quella parte del Paese che ha creduto o crede ancora alla propaganda di Salvini per evitare che abbia paura. Ripeto: stiamo parlando di bambini». Quindi metterete dei paletti? «Occorre rispondere a un’esigenza di giustizia. Immaginiamo una squadra: se io ho un ragazzino che fa gli allenamenti, è bravo, ma poi quando c’è da giocare lo lascio sempre fuori dal campo, questo bambino non si sentirà mai parte della squadra. Lo stesso vale per la scuola. Se io ho un ragazzino che frequenta le lezioni, fa i compiti e partecipa al lavoro in classe perché a un certo punto gli si deve dire: sì, in classe sei uguale agli altri ma fuori dalla classe sei diverso?». Per questo il M5S proporrà un suo testo sul quale far convergere le altre forze di maggioranza? «Alla proposta di legge sta lavorando Giuseppe Brescia. Ma adesso non è importante sapere se andrà in porto o quanto tempo ci vorrà, l’importante è condividere dei principi». ]Il premier Conte ha aperto, Di Maio invece frena. Per decidere il da farsi chiederete a Rousseau? «Lo stesso dibattito ampio e senza pregiudizio che si farà nel Paese, serve promuoverlo nel M5S, dentro il quale esistono sensibilità diverse. Solo parlandone fra di noi si potrà arrivare alla sintesi migliore». Ma poi deciderà Rousseau? «Io non sono contraria, però prima è bene informare tutti i cittadini, non solo quelli iscritti alla piattaforma». Insisto, Di Maio appare restìo… «Luigi è una persona intelligente, sa che su questo tema le opposizioni faranno di tutto per delegittimarlo. Ma il M5S ha sempre vinto quando ha avuto coraggio delle proprie idee e lo ius culturae è un’idea giusta. Il coraggio, la correttezza, l’onestà prima o poi pagano. E io sono certa che se sapremo spiegare bene questa proposta, gli italiani capiranno che l’Italia avrà solo da guadagnarne».