C’è da tremare. I soldi cheabbiamo messo in banca rischiano di non essere più nostri.Troppe sirene, troppeminacce di disincentivi o tassazioni contro i contanti. Da quando è cambiata la maggioranza di governo, sono spuntati comefunghi i soloni dell’economia che vogliono dichiarare guerra al contante, frutto – a loro dire – di ogni nefandezza possibile. Ormai è passata questa equazione: se usi banconote o monete sei un evasore,mentre se utilizzi le carte di credito passi per illuminato, un po’ come quelli che salvano gli oceani e lottano contro i cambiamenti climatici. (…)

(…) Ahinoi toccare con mano i quattrini sta diventando un gesto da denigrare. Come se maneggiare una carta da 50 euro o, meglio, da 200 fosse un peccato mortale. Eppure la Bce continua a stampare banconote. E non poche. Noi poi, da bravi europei, siamo il popolo che più utilizza il contante. Circa l’80% delle transazioni non avvengono con metodi elettronici. D’altronde è lo stesso Stato che non vuoleil bancomat dal tabaccaio, o per i gratta e vinci, le slot… tutte attività che fruttano decine di miliardi all’Erario… Per non parlare di alcune imposte immobiliari. Solo cash, ti dicono. Così tu, sprovveduto, vai al bancomat e lo prosciughi, perchè se vuoi stare in regole devi avere il “rotolo” in tasca. Ignaro di essere considerato un potenziale evasore e nemico del bene comune, della solidarietà. Ecco che la gente inizia a passare agli sportelli bancari e a chiedere se è vero che non si può più prelevare sopra i 1500 euro mensili al bancomat.Già poichéal telegiornale, sui quotidiani,in rete ha tenuto banco la proposta del Centro Studi di Confindustria, il quale suggerisce di imporre un balzello del 2% sui prelievi di contanti oltre i 1500 euro al mese, controbilanciandola stangata con un credito fiscale del 2% per chi paga con la carta elettronica. Un’idea talmente bislacca, dato che il gettito atteso sarebbe di pochissimi miliardi l’anno, che però ha messo in allarme gli italiani.

Il popolo dello Stivale, sfiduciato dai politici, da quando è passatoMarioMonti da Palazzo Chigi ha iniziato a spendere meno e a risparmiare di più. Così ora sui conti corrente troviamo – dato di luglio – 1.400 miliardi, dicui 289,5miliardi sono delle imprese, 1.018,1 miliardi delle famiglie, 65,1 miliardi delle aziende familiari e 29,3 miliardi delle onlus. Soldi più che regolari, sui quali i contribuenti hanno già versato tasse. Siamo onesti: chi vive e lavora in nero difficilmente porta il gruzzolo in banca, onde evitare domande scomode oaddiritturaaccertamenti sulla situazione patrimoniale. Per cui se un cittadino vuole prelevare e pagarein contanti, perabitudine o necessità (vedi le manchevolezze della pubblica amministrazione nell’accettare carte elettroniche), non dovrebbe temere nulla, giusto? Invece no. I governanti hanno messo gli occhi su questo tesorone fermo nellebanche.Dicono:macome? Noi non riusciamo a rispettare le regole europee in quanto non sappiamo dove recuperare i denari e gli elettori invece tengono i soldi fermi? Ecco allora che i politici giallorossi mandano avanti professoroni, presunti tecnici o sedicenti consulenti per tastare il terreno. Confindustria ha proposto la patrimoniale sui contanti, Davide Serra (il renziano patron del fondo Algebris) ha ipotizzato su Twitter: «In Brasile e Corea l’evasione è crollata quando chi utilizza carta/bancomat può dedurre tutte le spese dal reddito e chi invece usa banconote no. Propongo un’idea semplice. Con bonifico o bancomat/carta paghi Iva al 15%. Usi contante? Paghi Iva al 30%. Così l’evasione crolla del 90%». L’obiettivo è nobile, certo: eliminareil nero. Peròlo Stato sa già, da anni, dove albergail sommerso. Basti pensare che ogni italiano effettua 67,6 operazioni con carta elettronica all’anno. Però in Basilicata la media scende a 22,4, in Calabria è a 29,4, in Campania si ferma a 32,1. Mentre in Lombardia è a 87, in Lazio 95,9 e nel Trentino si salea 101,9 pagamentielettronici annui pro capite. Cioè quasi uno ogni tre giorni. Se sovrapponiamo questi dati coni numeri sull’evasionefiscale e contributiva, scopriremmo immediatamente dove c’è maggiore nero. Ma costa troppo, in termini economici (troppi uomini e mezzi) e politici (perdita di consensi nelle zone più controllate). E allora, com’è tipico in Italia, si inizia a criminalizzare tutti gli utilizzatori di contanti, nella speranza di spennare chi non può esimersi dall’utilizzareil bancomat.

Ci rendiamo conto che stanno minacciando i nostri beni? Dopo aver massacrato le seconde case,il cuimercato è crollato del 30-40% e non si è mai più ripreso, ora è la volta della banconota. Sporca, pericolosa e cattiva. Girano strani piani al Mef. Del tipo: detrazioni e deduzioni saranno accordate ai contribuenti se le spese da scaricare sono digitali e non in contanti. Capite? Una persona va in farmacia, acquista tre medicinali detraibili e tira fuori una banconota da 50 euro. Ilfarmacista passail codice fiscale sotto il chip e, in teoria, le nostre spese mediche sono già pronte per essere scaricate in sede di dichiarazione dei redditi… No, in base alle proposte del team di Roberto Gualtieri – anticipate ieri dal Sole24Ore – o saldi col bancomat o la carta di credito oppure quella spesa medica non potrà essere detratta. Ma questa sarebbe una rapina… Tutti hanno ben presente il blitz di Giuliano Amato sui conti correnti (luglio 1992) e in parecchi non hanno scordato l’eurotassa prodiana,mai restituita completamente. Qua ci stanno spiegando, Conte in testa, che bisogna trasformarel’Italiain un paradiso verde, digitalizzato, sostenibile. Non vorremmo che si usassero i nostri soldi in banca per finanziare questi sogni… Occhio.