I reati sono stati commessi, ma non si tratta di episodi gravi. Per questo le inchieste che hanno visto indagati cinque poliziotti al seguito dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, possono essere archiviate. Lo dice la procura che ha chiesto al Gip di Ravenna di chiudere il caso nel quale il videomaker di Repubblica Valerio Lo Muzio, era parte lesa. Archiviazione per “tenuità del fatto”. Una formula della quale prendono atto sia il giornalista che il suo legale Paolo Mazzà: «Nei fatti si tratta di una vittoria, visto che la procura ha stabilito l’esistenza del reato». Lo Muzio ricorda: «In discussione c’era il diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, e la richiesta dei Pm riconosce che hanno tentato di limitare il mio lavoro». I fatti risalgono al 30 luglio scorso quando l’ex vicepremier si trovava con il figlio sulla spiaggia del “Papeete” a Milano Marittima (in Romagna). Quel giorno c’era anche Lo Muzio in cerca di una dichiarazione di Salvini su temi politici. Ad un certo punto una moto d’acqua della Polizia, che aveva il compito di pattugliare la costa, si avvicina e i due operatori salutano il ministro. Il figlio di Salvini indossa l’attrezzatura e sale sulla moto guidata da uno dei due poliziotti per fare un giro. Il giornalista riprende per documentare il fatto. Mentre è al lavoro si avvicinano gli uomini della scorta di Salvini che gli impediscono di continuare, invitandolo con fare perentorio ad abbassare la telecamera: «Non puoi riprendere», «O l’abbassi o te la levamo». L’episodio viene reso pubblico da Repubblica e scoppia il caso, che innesca una serie di reazioni. Salvini minimizza assumendosi la responsabilità del giro in moto d’acqua: «Un errore da papà..». Il giorno dopo non risponde alle domande di Lo Muzio che in conferenza stampa chiede conto dell’accaduto: «Con lei non parlo, vada a riprendere i bambini visto che le piace» dice al cronista. La Procura di Ravenna intanto decide di vederci chiaro ed apre un fascicolo ipotizzando due reati. I tre poliziotti della scorta vengono indagati per tentata violenza privata. I due a bordo dell’acquascooter devono rispondere di peculato d’uso per l’impiego improprio di un mezzo della polizia. Ieri la notizia degli atti a firma del pm Antonio Vincenzo Bartolozzi e del procuratore Alessandro Mancini con cui chiedono di archiviare per “tenuità del fatto”. Lo Muzio si dice soddisfatto: «Sono comunque contento perché la richiesta sancisce un principio. Il reato c’è stato». Circostanza di «non poco conto, a prescindere dal fatto che il giudice decida di archiviare o meno il fascicolo». Per quanto riguarda poi un’eventuale opposizione all’archiviazione dice: «Sarà il mio legale a decidere se fare qualcosa. Intanto sappiamo che quella mattina sulla spiaggia del Papeete c’è stata una limitazione al diritto di cronaca e al mio lavoro».