Il timore di essere tagliati fuori dalle decisioni che contano. Ma ancora di più la paura di fare «un regalo grande così a Salvini». Questo muove Matteo Renzi nella prima vera incomprensione con il governo giallo-rosso. «Non voglio fare il Pierino», è la premessa dell’ex premier. Nessun renziano deve comportarsi come un guastafeste. Il problema però esiste. «L’esecutivo è nato per scongiurare l’aumento dell’Iva. Dobbiamo mantenere la promessa a tutti i costi altrimenti diventa un piacere alla Lega», spiega Renzi ai suoi fedelissimi nei colloqui di una domenica in cui parla per la prima volta in tv il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Si parte da un dato di fondo: Gualtieri e Renzi vanno d’accordo. Quando il titolare del Tesoro stava a Bruxelles ha favorito la massima flessibilità per l’Italia durante i governi del Pd. «I viceministri Misiani e Castelli — spiega tuttavia Renzi — stanno già facendo delle riunioni e noi siamo stati tagliati fuori». Di cosa si discute in questi vertici? Il sospetto è che si parli di una rimodulazione della tassa sui consumi o di aumenti selettivi. «Entrambe le idee non mi trovano d’accordo». Ma se servono al taglio del cuneo fiscale? «Io lo dico per il bene del governo — insiste Renzi — . Non possiamo partire con aumenti dell’Iva comunque li si chiamino. Se serve rinviamo anche il taglio del cuneo. Noi abbiamo qualche idea per trovare i soldi e la tireremo fuori. Se ci chiamano alle riunioni…». L’ordine di scuderia è non fare polemiche, non aprire quella che Nicola Zingaretti preventivamente ha chiamato «guerriglia» tra alleati di fronte alla fase più delicata per qualsiasi esecutivo: la scrittura della legge di bilancio, oggetto di appetiti, recriminazioni e voli pindarici. Per questo anche un’altra riunione in cui Italia Viva è stata tagliata fuori non diventa un motivo di polemica. «Per fortuna con Andrea Orlando sulla giustizia la pensiamo allo stesso modo su molte cose. E sul Csm eletto per sorteggio sono d’accordo con i grillini. Facciamo finta — dice Renzi — che fosse un vertice tra 5 stelle e Pd. Legittimo per carità». Il riferimento è alla riunione della scorsa settimana con Orlando, il premier Conte e il Guardasigilli Bonafede. Il messaggio è: passi una volta ma poi alle riunioni di maggioranza dev’esserci la capodelegazione di Italia Viva Teresa Bellanova. Tanto più sulla giustizia, una materia su cui i renziani vogliono smarcarsi dal giustizialismo di grillini e di parte del Pd. È il terreno sui si può arare tra l’elettorato e gli eletti di Forza Italia, che in questo momento è il principale obiettivo degli scissionisti. Ora l’obiettivo principale di Renzi è crescere non fare le pulci a Conte tutti i giorni. «Finora noi la maggioranza l’abbiamo allargata non messa in difficoltà», fa notare Ettore Rosato, uomo macchina del nuovo partito. Presto i 40 parlamentari attuali, spiega, diventeranno 50. Ieri in un giro tra Torino e Asti sono arrivate altre adesioni, racconra Rosato. Militanti, amministratori locali. «Quando ci sarà il simbolo partiremo davvero — osserva — . Il simbolo è pronto e bellissimo, lo presenteremo alla Leopolda». Prossimo giro di Rosato: in Sardegna. Italia Viva batte tutto il Paese, si dà appuntamento a Firenze il 18 ottobre. Ha bisogno di visibilità per allargarsi e questo preoccupa una parte consistente del governo. Possono nascere problemi, con il Pd e anche con il Movimento. C’è ad esempio un caso Scalfarotto. Il sottosegretario agli Esteri renziano è destinato ad avere la delega per il commercio con l’estero. Così è sancito dai patti presi da Franceschini all’atto di nascita dell’esecutivo. Ma Luigi Di Maio, il suo ministro, la pensa diversamente. Ha riunito venerdì la squadra a 5 stelle alla Farnesina e si è discusso delle strategie per favorire l’export italiano. Ivan Scalfarotto non c’era. Manlio Di Stefano, anche lui sottosegretario agli Esteri e fedelissimo del capo politico, rivendica la stessa poltrona, chiaramente con il beneplacito del ministro. È una piccola miccia, ma che potrebbe annunciare altri casi esplosivi. Ancora non si potuta sperimentare la tenuta del governo rispetto alle proposte di una forza alla ricerca di spazioa a tutto campo. Intanto si comincia con un cavallo di battaglia sulle tasse. Per rispettare, come un impegno solenne, il pilastro su cui si è costruito l’esecutivo e perché come dice al Foglio Renzi «noi siamo il partito No Tax».