Caro direttore, nel loro intervento Saraceno e Tamburlini sottolineano come non sia sufficiente sostenere la genitorialità attraverso la disponibilità economica ma sia anche necessario promuovere l’educazione dei figli attraverso un programma di sviluppo dei nidi. Il valore pedagogico della scelta educativa va ben oltre la questione più basilare dell’aiuto alla gestione dei figli e voglio ringraziarli per avere avviato la discussione. La legge proposta da noi pone in luce questioni concrete e può rappresentare una occasione per riflettere sulla vita delle nostre comunità, a partire dal valore dei nostri figli. Il valore dell’educazione nei primi anni dell’infanzia è indiscutibile e non può essere considerato una mera forma di conciliazione tra vita privata e occupazione dei genitori. L’esigenza di costruire comunità fin dalla prima infanzia rende fondamentale il governo pubblico del sistema educativo anche per favorire relazioni non segregate per classi sociali tra gruppi di cittadini. Questa esigenza non significa affatto che solo le scuole delle amministrazioni pubbliche rispondano a criteri di qualità educativa ma che è necessario, tramite sistemi di accreditamento, la garanzia pubblica di questa qualità. L’ obiettivo della legge delega è dare al nostro Paese una misura universale di welfare finalmente non solo per l’Italia che invecchia ma anche per l’Italia che nasce. Le misure previste sono essenzialmente di due tipi: l’assegno unico che ha l’obiettivo di sostenere i genitori nelle loro difficoltà economiche di vario tipo e la dote servizi che ha lo scopo di sostenere i genitori nell’accesso ai servizi. L’obiettivo è quello di migliorare e potenziare le misure esistenti per queste finalità, rendendole più semplici, più continue nel tempo e capaci di includere anche fasce fragili della popolazione attualmente escluse. In numerose realtà non esistono proprio i servizi educativi per la mancanza di strutture o perché la gestione risulta troppo onerosa per i Comuni. L’integrazione della dote servizi non può e non deve essere dunque interpretata come una alternativa ai servizi educativi per incentivare nel nostro Paese un sistema diffuso di badantato dei figli, ma, al contrario, come un contributo per garantire a tutti dignità e pari opportunità di accesso ai servizi educativi. Servizi e dote si autosostengono reciprocamente e non si elidono a vicenda. Occorre continuare a realizzare un grande programma per l’apertura dei nidi e delle scuole dell’infanzia in tutto il nostro Paese, a cui certamente la dote servizi potrà contribuire.