A rompere il muro del silenzio, un po’ imbarazzato (per l’assurdità delle accuse) e un po’ tremebondo (mai criticare una Procura), con cui la sinistra ha accolto l’ultimo fuoco d’artificio giudiziario contro Berlusconi è Matteo Renzi. L’ex premier, oggi leader di Italia Viva, ieri mattina si è letto con attenzione le cronache giudiziarie che raccontavano le generose «indiscrezioni» sull’inchiesta fiorentina che vede il Cavaliere indagato perché sospettato di aver non solo ordito ogni strage mafiosa dell’ultimo secolo, ma anche di aver riempito di tritolo la macchina che sarebbe esplosa al passaggio di Maurizio Costanzo (che lavorava per lui a Mediaset), in Via Fauro a Roma. L’autobomba esplose in ritardo, Costanzo rimase illeso e restò beatamente a lavorare a Canale 5, per il medesimo Berlusconi che per i pm fiorentini desiderava eliminarlo al punto da attentare alla sua vita (anziché, più agevolmente, licenziarlo). E dopo averle lette, Renzi ha vergato un commento tranchant: «Ho sempre detto che rispetto i magistrati e aspetto le sentenze definitive – scrive su Facebook –. Ma leggere che qualche magistrato della procura della mia città da anni indaga sull’ipotesi che Berlusconi sia responsabile persino delle stragi mafiose o dell’attentato a Maurizio Costanzo mi lascia attonito». La difesa del leader di Forza Italia è senza esitazioni: «A differenza di quanto scrivono taluni giornali non ho mai governato con Berlusconi e mai Forza Italia ha votato la fiducia al mio governo (a tutti gli altri sì, a me no): dunque posso parlare libero, da avversario politico. Berlusconi va criticato e contrastato sul piano della politica. Ma sostenere 25 anni dopo, senza uno straccio di prova, che egli sia il mandante dell’attentato mafioso contro Maurizio Costanzo significa fare un pessimo servizio alla credibilità delle Istituzioni italiane. Di tutte le istituzioni». Le parole di Renzi fanno ovviamente rumore, e sollevano un vespaio di polemiche: c’è chi lo accusa di voler corteggiare gli elettori di Fi e chi insinua che sia un modo indiretto per attaccare la stessa, iperattiva procura che lo tiene sotto tiro (dall’arresto dei genitori alla nuova inchiesta sulla fondazione Open). Ma aprono anche un varco a sinistra per i garantisti, che iniziano a farsi sentire. «La tesi investigativa mi sembra francamente ardita: Berlusconi che ordina attentati contro Costanzo? Neanche nelle serie Netflix», ironizza il sottosegretario dem Salvatore Margiotta. «Bisognerebbe distinguere la serietà del diritto dalle fantasie estrose – incalza il costituzionalista Stefano Ceccanti – attenzione, perché le inchieste-monstre, se poi finiscono in nulla, minano la residua credibilità del sistema giudiziario». Gennaro Migliore, già sottosegretario alla Giustizia, definisce «singolare» l’ipotesi accusatoria che vede Berlusconi mandante contro «la principale star del suo network». E invoca «la verità giudiziaria, quella fatta di prove e di sentenze». Lella Paita, ex assessore ligure e deputata renziana, invita a non usare «la giustizia come arma di lotta politica, anche se ben pochi hanno applicato questo principio per me», assolta ben due volte da accuse pesantissime in seguito all’alluvione di Genova. E ricorda: «Chiunque sia indagato è innocente, fino al terzo grado». Incredula anche Enza Bruno Bossio, parlamentare Pd: «Nelle vicende giudiziarie che coinvolgono Berlusconi, ormai non si capisce dove sia il confine tra realtà e fiction».