Lo scorso 2 giugno, tre uomini scrutavano all’aeroporto di Roissy l’arrivo del volo Iberia 3740 proveniente da Madrid. Dopo l’atterraggio, uno dei passeggeri veniva fermato da quelli che si rivelarono essere agenti segreti dell’intelligence interna francese (Dgsi). Di lui si conoscono ora il nome e l’iniziale del cognome (Marc-Antoine G.): era un diplomatico, numero due dell’ambasciata di Francia nel Salvador. Ormai sospeso dal ministero degli Esteri, pochi giorni dopo il rientro a Parigi è stato incriminato per associazione terroristica, accusato di far parte di un gruppo sovversivo di estrema destra, scoperto nel giugno 2018 e fondato da Guy Sibra, poliziotto in pensione: il misterioso Afo. Come ha spiegato lo stesso Marc-Antoine G., l’Azione delle forze operative venne creata dopo gli attentati a Parigi del 13 novembre 2015, per combattere il «pericolo islamico». L’obiettivo era organizzare rappresaglie: nel caso di altri attacchi da parte di integralisti musulmani, si sarebbero colpiti esponenti radicalizzati di quel mondo. Ma le ambizioni si erano poi estese fino alla volontà di avvelenare il cibo halal in vendita nei supermercati, lanciare bombe contro auto guidate da nordafricani e attaccare moschee. I militanti dell’Afo non sono mai passati all’azione. Ma quando i primi sospetti sono stati arrestati, nei loro domicili è stato trovato il materiale per fabbricare bombe artigianali. La rete Si tratta di un gruppo di persone varie e spiazzanti: uomini e donne fra i 33 e i settant’anni, sparsi in tutto il Paese e senza precedenti. Si va da pensionati adepti del survivalismo a giovani pronti a fare attentati. Ma un diplomatico (già viceconsole nel Gabon, prima di diventare numero due dell’ambasciatore nel Salvador) non se l’aspettava nessuno. La notizia è stata rivelata solo ieri dal quotidiano «Le Parisien» e le autorità francesi l’hanno confermata. Marc-Antoine G. non è stato un semplice simpatizzante ma un membro attivo di Afo. Nel giugno 2017 Sibra lo nominò responsabile della regione parigina e dal Salvador scambiava continue mail con gli altri. Si rese anche disponibile a portare armi dal Paese del Centro America con la valigia diplomatica. Poi, nel maggio 2018, un mese prima della cattura degli altri, partecipò a una riunione segreta in Francia. Lui assicura oggi che allora ebbe i primi dubbi, scioccato dall’intenzione dei complici di andare ad avvelenare il cibo halal nei supermercati. L’ex diplomatico si trova adesso agli arresti domiciliari, con il divieto di lasciare il territorio nazionale. E sotto stretta sorveglianza.