Non litigano. Fanno mostra di fair play. Anche per l’esplicito invito del premier Giuseppe Conte, preoccupato che il governo si spacchi sulla giustizia. Ma M5S e Pd, il Guardasigilli Alfonso Bonafede e l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, s’incontrano a palazzo Chigi e quasi non sono d’accordo su nulla. Né sulla prescrizione né sul sorteggio per il Csm. Né tantomeno sulle intercettazioni. Ma nelle dichiarazioni finali sfumano, e pare quasi che tutto sia filato liscio. Ci crede pure Matteo Renzi, che per la prima volta protesta ufficialmente per non essere stato invitato a un summit di governo, e avverte: «Non ci ha chiamato nessuno, vedo che si sono messi d’accordo Bonafede e Orlando, quando verranno in aula daremo i nostri suggerimenti». Minaccia seria perché al Senato i renziani sono numericamente determinanti. Non è da meno il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che alla Farnesina tiene il primo tavolo dei ministri grillini, una sorta di cabina di regia parallela, e a tutti raccomanda di «non abdicare in alcun modo alle idee forti di M5S». Tra queste sicuramente ci sono il blocco della prescrizione e la manica larga sulle intercettazioni. Tutto il contrario di quello che vuole il Pd. Che accade sulla giustizia? Sul tavolo ieri alle 11 c’era il ddl di Bonafede per ridurre i tempi dei processi penali e civili e cambiare il Csm, a cominciare dal sorteggio per i togati. È proprio quello su cui Bonafede ha litigato con Salvini e Bongiorno, che lo hanno costretto al rinvio della prescrizione se non garantiva processi più brevi. Adesso il Pd, con Orlando e il sottosegretario alla Giustizia Andrea De Giorgis, blocca il ddl, «sarà solo una base di discussione» dicono, e chiedono a Bonafede di dividerlo in due. Da una parte processo penale e Csm, dall’altro il civile. Il Guardasigilli presenterà un nuovo testo entro il 31 ottobre. Nel quale dovrà esserci la garanzia che i tempi dei processi si accorciano a 4 anni. Sennò addio prescrizione. L’altolà del Pd è chiaro: «Solo quando sarà approvata la nuova legge potremo decidere il destino della prescrizione». All’opposto Bonafede dice: «Non ci sarà alcuna modifica alla prescrizione che prevede lo stop a partire dalla sentenza di primo grado». Una divergenza simile a quella sulle intercettazioni. Perché il Pd è convinto e vuole che entri subito in vigore la legge Orlando (non si sbobinano le conversazioni processualmente non necessarie e si chiudono nell’armadio blindato) che Bonafede invece ha bloccato già due volte, e che non condivide affatto. Sia sulla prescrizione che sulle intercettazioni Renzi è più vicino al Pd, mentre è in rotta con Bonafede. A questo punto il Guardasigilli sfida il Pd con un «vedrete che il testo che presenterò garantirà processi penali chiusi in 4 anni, quindi la prescrizione potrà entrare in vigore». Orlando è freddo: «Abbiamo condiviso l’impianto e approfondito gli strumenti per un netto miglioramento dei tempi dei processi». Giorgis ammette che il Pd ha «una posizione diversa sul tema della prescrizione in assenza di una certezza dei tempi del processo». Bonafede prende atto solo della bocciatura sul sorteggio, glissa sul resto e lascia palazzo Chigi dicendo «stiamo rivoluzionando la giustizia italiana». Ma il Pd gli darà filo da torcere. E Renzi lo darà sia al Pd che a M5S.