«Per 35 anni ho scavato nelle discariche abusive. Una delle cose che si trovava più spesso era proprio la plastica. Bruciata, seppellita, una volta addirittura a 24 metri di profondità. La verità è che la plastica inquina: chi può dirsi oggi a favore?». Dopo una lunga carriera nel Corpo forestale, Sergio Costa è diventato ministro dell’Ambiente. Ed è tra i sostenitori della plastic tax, la contestata tassa sulla plastica prevista dal disegno di legge di Bilancio. Ministro, lei ha detto che questa imposta può essere «rimodulata». Come? «Intanto moltoègià stato cambiato. Rispetto all’impostazione iniziale sono state escluse dalla tassazione le plastiche riciclabili e compostabili, che dopo la loro degradazione si trasformano in terriccio. Ed è stato introdotto un credito d’imposta per le aziende che convertono il loro sistema produttivo proprio verso questo tipo di plastiche, che non sono più un rifiuto e anzi rappresentano un ottimo esempio di economia circolare. Per di più si tratta di un brevetto italiano di cui essere orgogliosi nel mondo». D’accordo, ma secondo lei quali altri modifiche sono opportune? «La plastic tax dovrebbe essere trasformata da tassa di gettito in tassa di scopo». E cosa vuol dire? «I soldi che si incassano con questa imposta devono essere utilizzati per rafforzare il credito d’imposta o per altri incentivi a favore delle aziende che si convertono alla plastica riciclabile o compostabile. Per farlo credo che la cosa migliore sia istituire un tavolo al quale far sedere il ministero dell’Economia, quello dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente, oltre ai rappresentanti dei produttori». Quindi volete discutere insieme a loroimeccanismi per reinvestire nel settore il gettito della plastic tax? «Esatto. Anche perché se usiamo il gettito per riconvertire il settore non perderemo posti di lavoroeavremo più investimenti per modernizzare il comparto. L’alternativa è intervenire dopo, quando il settore della plastica tradizionale sarà andato in difficoltà. Ma si tratterebbe di spesa non di investimenti, e salvare i posti sarebbe più difficile». Ministro, nella manovra nulla si crea e nulla si distrugge. Se il gettito della plastic tax viene usato per un pacchetto di incentivi per il settore, dal conto complessivo manca un miliardo. Da dove lo prendiamo? «Vedo che tra i parlamentari già ci sono diverse proposte per spostare in avanti la partenza di alcune misure previste dalla stessa manovra. Basterebbe quello». Sta parlando di Italia viva che vorrebbe rimandare da luglio ad ottobre il taglio del cuneo fiscale. Che effetto le fa essere d’accordo con Matteo Renzi? «Nessuno in particolare. Quando si parla di ambiente non c’è colore politico. Suggerimenti utili possono venire anche dall’opposizione». Edo Ronchi, tra i suoi predecessori, dice che la plastic tax serve solo a far cassa. «Per carità, Edo è un maestro, ho studiato sui suoi libri. Però credo che si debba guardare avanti. La plastica monouso non riciclabile e non compostabile non serve al pianeta». Ministro, ArcelorMittal vuole lasciare l’Ilva di Taranto perché non c’è più l’immunità penale. Cosa farete? «La questione è nelle mani del presidente Conte. Mi limito a dire che lo scudo penale non serve se si rispettano tutte le prescrizioni sul piano ambientale. Ed è quello che ArcelorMittal ha fatto finora: tutti i controlli dimostrano che l’azienda sta rispettando il piano ambientale. Anzi, è in leggero anticipo rispetto ai tempi previsti. Non vorrei che dietro questa scelta ci fosse qualche altra ragione che non saprei indicare». Ma le acciaierie di Taranto vanno salvate ad ogni costo oppure meglio chiuderle come diceva M5S tempo fa? «Se rispettano le regole ambientali e sanitarie non vedo perché dovrebbero chiudere. Sempre che siano in grado di stare sul mercato. Ma su questo davvero non ho elementi per giudicare».