Parte con un sorriso: “In questi due giorni ho apure cantato, ho dato davvero tutto”. Rientrato a Roma dal week-end di campagna elettorale in Umbria, Luigi Di Maio ha voglia di scherzare. Ma soprattutto gli preme fissare paletti. In mattinata ha detto: “Sui giornali ho letto troppi annunci: prima di dire, facciamo”. E DA LÌ PARTEla chiacchierata con il Fatto: con chi ce l’aveva, con Matteo Renzi e Roberto Speranza? “Non solo con loro, il mio è un appello rivolto a tutti. Vedo membri di governo che scrivono la manovra sui giornali, ma non bisogna cadere nell’annuncite: è una sindrome leghista”. Detto da chi annunciò la fine della povertà da un balcone stona, viene da obiettare. Di Maio sorride di nuovo: “Non voglio dare lezioni a nessuno, ma proprio perché ci sono passato dobbiamo imparare dagli errori, senza fare la gara a chi dichiara o annuncia di più. Si prenda esempio dai ministri dell’Eco nomia Gualtieri e dell’Interno Lamorgese, che prima di dire fanno. Temo che sia partito tutto dalla lettera di Renzi al C o rriere della Sera (in cui suggeriva come fare la manovra, ndr ). Leggo troppe interviste tra Pd e Italia Viva, gli uni contro gli altri e così si dà la percezione di una lite c on t i nu a nel governo. Ma non bi sog na r in c or r er e uno che ha il 4%, gli fanno solo un favore”. Ne è sicuro? “Se si andasse a elezioni, il suo partito non entrerebbe in Parlamento. Rispondendogli, non si fa che alimentare la promozione della Leopolda, cioè il suo gioco”. Però due giorni fa gli ha replicato anche Giuseppe Conte. Ha sbagliato? “No, se Giuseppe gli ha risposto significa che doveva farlo. Ma penso che sia il momento di fare un punto tra ministri e capigruppo per dare chiaramente le regole di ingaggio, perché i problemi di comunicazione potrebbero diventare politici”. Magari serve un punto anche sull’i ncontro tra il ministro della Giustizia Usa, Barr, e i vertici dei nostri servizi segreti favorito da Conte in agosto. Renzi sostiene che il premier debba chia rire. Di Maio che ne pensa? Il premier doveva evitare? “Le considerazioni di Renzi non meritano risposta. Per il resto, io mi fido ciecamente di Conte, e sono certo che darà tutte le risposte necessarie in audizione al Copasir”. Martedì si vota il taglio dei parlamentari: teme imboscate? “Mi aspetto che venga votato a grande maggioranza e in modo trasversale, anche dai parlamentari di opposizione. Il 90% degli italiani vuole il taglio”. Potrebbe marcare visita qualche grillino: si parla di altri parlamentari in uscita. Ma il capo M5S ha un’al – tra idea: “Non ho segnali di altre uscite, ma voglio dire che certi comportamenti non sono tollerabili. Sabato ho sentito in conference call gli avvocati del M5S, e abbiamo deciso di chiedere a chi è uscito i soldi delle restituzioni non effettuate e quelle per gli anni che passeranno in un’altra forza politica. Per esempio anche a Silvia Vono (la senatrice passata con Renzi, ndr), che non restituiva da ottobre. Questi parlamentari hanno firmato un contratto e devono rispettarlo”. LA POLITICA però non può essere un contratto. Sul sito del Fatto la deputata Dalila Nesci ha annunciato di volersi candidare a governatore della Calabria. Di Maio riprende: “Da – lila è intelligente, e sa che non si può fare. Abbiamo delle regole e vanno rispettate. Non esistono deroghe. Ho visto questa Carta di Firenze (stilata da dissidenti, n dr ): il problema non è l’iniziativa in sé, ma l’utilizzo improprio del simbolo. Non posso tollerarlo, altrimenti si crea un precedente”. Però molti veterani accusano Di Maio di essere un autocrate che cala tutto dall’alto, in un M5S “che non voleva capi”. E qui il ministro ricorda: “Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio mi hanno sempre detto che il Movimento aveva bisogno di un capo politico: quando Gianroberto sentiva il contrario saltava sulla sedia. Qualcuno li cita a sproposito”. Ma vuole restare capo assoluto? “Gli iscritti mi hanno votato e riconfermato, ma se si chiede la redistribuzione dei compiti sono il primo a volerla. A ‘I talia5Stelle’a Napoli il prossimo fine settimana lancerò le modalità di candidatura per i facilitatori nazionali e i referenti territoriali. Tra i 12 nazionali e i territoriali si arriverà a quasi cento persone. E, se si dividono le responsabilità, io sono contento. Ora, se si perde nel più piccolo Comune, è sempre colpa mia. Con i referenti, ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”. Chiude sull’Umbria: “Bian – coni è bravissimo, ci ha cercato lui ed è il perfetto candidato per un patto civico”. Un candidato di destra… “Ha votato per un candidato sindaco di destra, ma questo conferma che è post-ideologico, cioè che va benissimo. Mi aspetto che tutto il governo partecipi alla campagna elettorale e sono lieto che anche Conte abbia dato la sua disponibilità”.