Non c’è un solo Altan nella mostra che domani apre al Maxxi di Roma e il cui catalogo, Pimpa, Cipputi e altri pensatori sarà in edicola (sempre da domani) con Repubblica. Ce ne sono almeno tre: uno e trino, proprio come il suo primo fumetto pubblicato in Italia nel 1974 sulla rivista Linus, tra le cui pagine ha trovato ospitalità per un paio d’anni. Con gli occhi di poi, già lì c’era molto di quello che sarebbe venuto dopo perché Trino è un dio sì, ma piuttosto timido e impacciato e, soprattutto, con un grosso problema: il fatto di non riuscire bene a capire in primis proprio questa cosa della “trinità”. E come dargli torto? Non solo: ha un “committente” suo superiore che gli chiede di fare delle cose che lui non sa fare. Tipo: «Ha creato qualcosa oggi?». Risposta: «No. No. Sono confuso da quando son uno e trino». Ecco. Molto di Altan sta proprio qui, in questa confusione che non è per niente divina ma è anzi, umanissima. Per questo ci piace così tanto e i suoi personaggi sono diventati l’emblema della storia d’Italia: Cipputi, La Luisa, il maiale in giacca e cravatta, il “corpo molle” ovvero colui che subisce i colpi della vita, fino al Cavalier Banana. Per non parlare della serie degli ombrelli. Questo dunque, è il primo Altan, quello, appunto della satira: straordinario proprio perché normale. Comprensibile a chiunque perché i suoi personaggi siamo noi. Poi c’è un secondo Altan, forse meno conosciuto ma altrettanto folgorante, quello dei fumetti, adesso finalmente ripubblicati in una nuova, bella edizione dal titolo Uomini, ma straordinari dall’editore Coconino. Raccoglie Colombo, Franz (che è una storia rivisitata di San Francesco) e Casanova, fumetti in origine pubblicati su Linus e da molto tempo introvabili. Questi personaggi “straordinari”, non lo sono affatto: il Colombo di Altan è una sorta di cialtrone il cui maggiore interesse sembra essere quello di ottenere denaro per i suoi scopi e il suo San Francesco è uno straordinario equilibrista tra i vari poteri che governano l’Italia di quel periodo. Il tutto in un tripudio di sporcizia, di parassiti che infestano potenti che all’occorrenza sfoderano particolari orridi come una lunga unghia del mignolo usata per scopi innominabili. «Quando io ero ragazzo capitava molto di frequente di vedere personaggi così» , commenta lui serafico se gli chiedete il motivo di questa rappresentazione decisamente desacralizzante, «volevo fare qualcosa di diverso da quelle agiografie che ti raccontano da bambino, volevo mostrare l’aspetto più umano degli uomini e della storia». Forse, in questo l’impostazione del padre, il grande antropologo Carlo Tullio Altan, autore di importanti opere come La coscienza civile degli italiani gli ha lasciato un’eredità più o meno conscia: «Non saprei dirlo, ma di sicuro il lavoro sugli italiani di mio padre è stato molto importante», spiega. C’è infine il terzo Altan, quello della Pimpa, che è l’opposto di tutto questo: «È nata grazie a mia figlia e nel suo mondo non ci sono adulti tranne l’Armando. La caratteristica principale della Pimpa è che è molto curiosa e così parla con gli oggetti, con i fiori, con la luna, è aperta a tutto e non ha paura dell’altro, poi la sera torna a casa e racconta le sue esperienze all’Armando che è una presenza importante, su cui si può sempre contare perché non dà ordini ma sa ascoltare». Nella mostra curata da Anne Palopoli e Luca Raffaelli saranno dunque finalmente rappresentati tutti e tre gli Altan. E chissà che non se ne scoprano altri ancora, per esempio nella sezione intitolata Altan prima di Altan: grandi fogli mai visti prima su cui l’autore si esercitava prima di pubblicare, seguita poi da una sezione dedicata a Trino mentre ovviamente, cuore della mostra, ci sono più di 200 vignette che di fatto sono davvero la storia del nostro Paese. L’imponente spazio centrale è invece dedicato proprio alle storie a fumetti, tra cui 90 tavole originali di Macao, pubblicato sulle pagine della rivista Corto Maltese nel 1984. E infine, ecco Kamillo Kromo e la Pimpa, con disegni originali, giochi per bambini e non solo in uno spazio interattivo che permetterà a tutti i visitatori di entrare fisicamente nel suo mondo. Che, forse, è ciò di cui abbiamo più bisogno.