«Non sono incorso in qualsiasi tipo di conflitto di interessi», mi sono sempre «cautelato astenendomi da ogni attività di governo» che riguardava la società per cui «avevo redatto un parere pro veritate». Il capo del governo Giuseppe Conte, su richiesta delle opposizioni, riferisce alla Camera, ricostruendo la vicenda della società Retelit e la sua attività di consulenza professionale, prima ancora che fosse nominato premier. Ecco le sue parole, per smentire ricostruzioni «molto lontane dalla verità dei fatti. Al fine di redigere il parere non ho mai incontrato gli amministratori o gli azionisti della società. Non ero dunque a conoscenza — né ero tenuto a conoscere — che tra gli investitori vi fosse il signor Raffaele Mincione o che parte degli investimenti risalissero, come è stato ipotizzato da alcuni organi di stampa, alle finanze vaticane». Finanze che sarebbero servite, attraverso Mincione, si è appreso nelle ultime settimane, per acquistare due immobili nel centro di Londra. L’investitore principale in Fiber 4.0 è il fondo Athena Global Opportunities, finanziato interamente per 200 milioni di dollari dal Segretariato Vaticano, gestito da Raffaele Mincione. Mentre Fiber è azionista di minoranza di Retelit. Conte però nega di essersi occupato di attività societarie, ma solo del profilo possibile, dell’applicabilità, della normativa sulle regole del golden power, il potere del governo di imporre ad alcune aziende certe restrizioni in caso di attività strategiche per l’interesse nazionale: «Ho accettato l’incarico di redigere il parere per la società Fiber 4.0 quando non ancora ero stato designato presidente del Consiglio, in un momento in cui io stesso non potevo immaginare che di lì a poco sarebbe nato un esecutivo da me presieduto, che poi sarebbe stato chiamato a decidere sull’esercizio o meno della cosiddetta golden power». Il parere pro veritate verteva sul possibile esercizio, da parte del governo, dei poteri di golden power nei confronti di Retelit una società di tlc che gestisce più di 12 mila chilometri di fibra ottica. Il parere redatto da Conte riteneva opportuno l’esercizio del golden power e poche settimane dopo il governo, «presieduto in quel caso da Matteo Salvini», ricostruisce Conte, effettivamente deliberò di esercitare questi poteri. Replica di Salvini: «Questi sono paranoici e ossessionati, anche i conflitti di interesse di Conte sono colpa di Salvini. Ma come vivono male questi?». «Per diradare ogni residuo dubbio — ha continuato Conte — preciso che il parere stesso non ha avuto a oggetto la decisione di esercitare la golden power, ma ha riguardato esclusivamente l’applicabilità o meno della disciplina». E per evitare ogni conflitto di interessi scrissi al Segretario generale informandolo della mia determinazione ad astenermi dalla partecipazione in qualsiasi forma a questo procedimento». Inoltre «la piena correttezza del mio operato è stata certificata anche dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, istituzionalmente deputata, nel nostro ordinamento, a vigilare sulle ipotesi di conflitto di interesse dei membri del governo». Bagarre, nell’aula della Camera, al termine dell’informativa: a scatenare la tensione Anna Macina (M5S), che ha accusato Matteo Salvini di essere «scappato dal confronto parlamentare», quando era ministro dell’Interno, «dal caso Arata fino all’inchiesta su Savoini». Immediata la reazione dai banchi della Lega, con cori «elezioni, elezioni»