L’idea lanciata venerdì da Nicola Zingaretti di rendere l’intesa di governo con il M5S un’alleanza stabile in chiave anti-Salvini crea sconcerto nella base del Pd. Il segretario ieri ci è tornato: «È ovvio che gli alleati con cui governi sono i primi principali interlocutori di un processo politico. Negarlo è inutile». Ma, ai no via social, si uniscono quelli di parte degli eletti. Matteo Orfini, deputato ed ex presidente del partito, ricorda che la proposta «non è nel mandato con il quale il segretario ha vinto il congresso. Quindi, ne servirebbe uno nuovo». Concorda la senatrice Valeria Valente. E Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione, sottolinea che il Pd non dovrebbe «ridursi a fare alleanze, anche contro natura, con l’alibi di Salvini. Lavoriamo per allargare, non per annacquare». Poi aggiunge: «Raggi? No, grazie!». Già, perché l’appoggio dato venerdì da Zingaretti al sindaco della Capitale è un altro boccone indigeribile per molti dem, soprattuttoalivello locale. Tanto che ieri il segretario ha precisato: «Noi siamo i principali oppositori alla Raggi. Alla città serve una svolta. Su questo non ci devono essere dubbi». Tornando invece all’alleanza con i grillini, c’è anche chi condivide. Come il deputato Enrico Borghi, che approva la campagna dell’«anti» una volta usata contro Berlusconi: «Darebbe stabilità al Paese e eviterebbe l’affermazione di una destra che rifiuta i valori condivisi». O come Alessia Morani, sottosegretaria al Mise, che tuttavia invita a «vedere prima come va l’esperienza di governo e il risultato delle elezioni in Umbria».